"Mi stavo allenando, e quando sono tornato a casa ho trovato una marea di messaggi sul telefono. Allora ho capito che il decreto di archiviazione era stato depositato... Avrò bisogno di alcuni giorni per metabolizzare il tutto ma ero molto contento perché aspettavo questo momento da quattro anni e mezzo. Mia moglie (Kathrin Freund, ndr) mi ha fatto una bellissima torta al cioccolato con i cinque cerchi olimpici sopra. È stato come la nascita di un figlio”.
Alex Schwazer può finalmente sorridere dopo 4 anni e mezzo di aule di tribunale, fango, discredito e soprattutto con quell’onta di dover dimostrare la propria innocenza nei confronti di un mondo che lo aveva bollato alla stregua di una mela marcia, anzi peggio: un atleta dopato e recidivo. Per questo in un’intervista al Corriere della Seradefinisce il decreto di archiviazione del Tribunale di Bolzano, la sua vittoria più bella a livello sportivo, una gioia addirittura superiore a quella che provò ai Giochi di Pechino 2008 quando vinse l’oro olimpico.
"A livello sportivo direi che sia il mio giorno più bello in assoluto. Senza ombra di dubbio. Questo decreto di archiviazione è più importante anche della medaglia d’oro vinta all’Olimpiade di Pechino, nel 2008. Questa è una vittoria di gran lunga più faticosa. Molto più faticosa. La cosa difficile è che mi sono ritrovato scaraventato in un campo non mio: io sono solo un atleta. In un’aula di tribunale non sei a tuo agio, non è come fare un gara. C’è molta più insicurezza, senza contare che questa vicenda è durata quattro anni e mezzo, un tempo lunghissimo da sopportare”.
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"Ho sempre avuto fiducia nella Giustizia ordinaria"

La relazione di 87 pagine del gip Walter Pelino con la quale motiva la propria richiesta di archiviazione di Schwazer è veramente dura, quasi spietata nel fotografare il comportamento delle istituzioni sportive coinvolte (Wada e Iaaf, ndr), Schwazer però non pare sorpreso né dai toni e ammette di aver sempre avuto fiducia nella giustizia ordinaria.
"Ho sempre avuto fiducia nella giustizia ordinaria. Non era concepibile accettare questa porcheria e non ho mai temuto di perdere tutto. Ho pensato solo a farcela, a lottare con tutte le mie forze. Credo che il giudice da subito abbia fatto capire che non si sarebbe fatto intimorire da nessuno, sin dalla questione delle provette che il laboratorio di Colonia non voleva consegnare. Io sono riuscito a leggere solo i punti salienti dell’ordinanza ma sono felice che il giudice abbia messo davvero tutto quello che è accaduto in tre anni e mezzo di indagini”.

Conferenza stampa Alex Schwazer a Vipiteno

Credit Foto LaPresse

Se mi attendo le scuse da chi mi ha attaccato? Sinceramente non m’interessa. Per me contava solo arrivare alla verità

"Con questa sentenza ho raggiunto il 90%, il ritorno all’attività agonistica sarebbe il restante 10%"

Ora il prossimo passo non può che essere il ritorno all’attività agonistica e tornare a gareggiare coi colori dell’Italia all’Olimpiade. Alex ovviamente ci pensa ma al Corriere della Sera ammette di essere sereno perché la cosa che contava di più era far emergere la verità e dimostrare la propria innocenza.
"Oggi ho raggiunto il novanta per cento del mio obiettivo. L’eventuale ritorno all’attività agonistica rappresenterebbe soltanto il restante dieci. La cosa fondamentale per me era che il tribunale stabilisse, nero su bianco, che sono pulito e innocente. Non devo mica per forza andare alle Olimpiadi. Se succederà, bene. Altrimenti pazienza. Io non mi sono fatto nessuna idea riguardo ai passi da compiere sul fronte sportivo. Vedremo in seguito, accadrà quel che accadrà. Il futuro sportivo non è nelle mie mani. Dunque, inutile arrovellarsi”.

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