Sandro Donati si avvia verso i 74 anni, ma la sua voglia di combattere è ancora intatta. Maestro dello sport, noto soprattutto per le sue battaglie contro il doping nell'atletica leggera, nel calcio e nel ciclismo, l'allenatore italiano è legato a doppio filo alle ultime vicende che hanno riguardato Alex Schwazer. Donati con lui il giorno della condanna a 8 anni di squalifica per testosterone, ma poche settimane fa il gip di Bolzano ha archiviato il procedimento penale a carico dell'atleta per "non aver commesso il fatto". Proprio in relazione a questa sentenza, Daniele Lo Monaco de Il Romanista ha intervistato l'allenatore italiano.

Prof, chi sono i suoi nemici?

"Cominciamo subito così dritti?".
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Lei i nomi li conosce tutti

"Io sì, ma devo contenere i miei pensieri. Per il momento conviene far così, e, mi creda, anche a lei".

Partiamo dalla manipolazione: quando ci sarebbe stata?

"Il percorso fatto dal campione d'urina era stato raccontato in maniera diversa in una prima versione. Nel verbale della catena di custodia era stato asserito dall'ispettore che era stato consegnato all'incaricato della GQS, la piccola azienda privata a cui la federazione internazionale aveva affidato il controllo antidoping, solo la mattina del 2 gennaio alle ore 6. Ma otto mesi dopo, di fronte al Tas di Losanna, ad agosto, l'ispettore cambiò versione e venne fuori che in realtà non lo custodì lui fino alle 6 di mattina del 2, ma che lo lasciò nell'ufficio della GQS alle ore 15 del 1° gennaio. Ammise implicitamente di aver falsificato il verbale della catena di custodia. A Stoccarda ci fu tutto il tempo per compiere la prima manipolazione, ma ovviamente non possiamo averne la certezza".

E la seconda?

"Questa è stata ricostruita dallo scrupoloso lavoro del magistrato di Bolzano. Quando nel gennaio del 2017 hanno aperto l'incidente probatorio, hanno convocato Wada, l'agenzia mondiale antidoping, e la federazione internazionale di Atletica, la Iaaf, con una chiara motivazione: "Cari signori, l'interessato, cioè Schwazer, ha sporto denuncia contro ignoti, quindi ora noi vogliamo l'urina che potrebbe confermare l'accusa oppure scagionarlo". A questo punto si sono rifiutati adducendo scuse di vario genere, fornendo nel corso dell'indagine numerose false informazioni, e hanno risposto che avrebbero potuto fornire parte del campione A, ma non quello del campione B perché ce n'era talmente poco, altra menzogna, che non avrebbe avuto senso analizzarlo".

Chi ha organizzato tutto?

"Al momento mi permetta di non rispondere. Ma io so".

Perché il doping on è mai stato sconfitto?

"Per la complicità delle istituzioni. Hanno messo in piedi baracconi che costano centinaia di milioni di euro per trovare lo 0,4% di positivi. Delle due l'una: o è così e allora il doping non esiste, e quindi andrebbero smantellate queste organizzazioni mastodontiche e costosissime, o non sanno o non vogliono fare bene il loro lavoro. Ma a lei pare normale che la Wada, l'agenzia mondiale antidoping finanziata anche da tutti i governi, possa permettersi di aggredire un magistrato della repubblica italiana? Ma io non posso scontrarmi sempre da solo contro istituzioni potenti e che agiscono al di fuori delle leggi nazionali. L'unico paragone che mi viene in mente è quello delle stragi di stato: come si possono combattere?".

Pensa che riabiliteranno Alex per le Olimpiadi?

"Se devo dirle la verità, temo di no... Che smacco sarebbe per loro? Meglio negare ogni manipolazione. Dopo questa clamorosa sentenza non si è mosso niente. Alex per questa cosiddetta giustizia sportiva resta un dopato, la squalifica di otto anni al momento c'è e non vedo come qualcuno possa smuovere qualcosa in un sistema così interconnesso. Per condannarlo gli fecero un processo di tre ore a Rio de Janeiro in cui non ci fu dato neanche il tempo per difenderci, ci incalzavano in continuazione che dovevamo essere brevi. Un altro giudice dopo un'indagine di cinque anni è arrivato a ben altre conclusioni... Ma per il sistema sportiva fa testo il procedimento sommario di tre ore".

Potrebbe dire la sua a Tokyo?

"Alex è un atleta eccezionale, un talento magnifico. Ben allenato, a Tokyo potrebbe vincere. Ma sarebbe la sconfitta dei signori dell'antidoping di facciata. Non glielo consentiranno. Faranno muro".

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