La vittoria di Marcell Jacobs nei 60 metri ai Mondiali di Belgrado è ancora nella mente di tutti gli italiani. Ciò che ha fatto il velocista azzurro è stato un qualcosa di straordinario che ha emozionato un popolo intero e che ha confermato la classe di un’atleta unico.
Dopo il successo di sabato, lo sprinter n.1 al mondo è volato a Dubai e rientrerà domani per prendere parte al raduno della staffetta 4×100 che per la prima volta riunirà il quartetto di Tokyo. Intervistato da ‘Tuttosport’, l’allenatore Paolo Camossi spiega che questa piccola vacanza sarà l’unica fino a quasi fine estate: “Questi cinque giorni al caldo saranno l’unica pausa che concederò a Marcell da qui a fine agosto. Purtroppo questa stagione non ci permette di fermarci: tra Diamond League, Mondiali a Eugene ed Europei a Monaco, gli impegni saranno tanti e di alto livello. Ci rimetteremo al lavoro da lunedì a Roma per il raduno con la staffetta azzurra”.

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Camossi continua commentando il progetto di ricreare la finale di Tokyo a Roma, con vista sul Colosseo: “Sono convinto che possa diventare uno show di risonanza mondiale. La sfida tra Marcell e Coleman a Belgrado è stata l’evento più atteso a Belgrado e la finale dei 60 è stata vista in 116 Paesi. Ovunque la gente ora sa chi è Jacobs”.
L’allenatore di Jacobs ci spiega fin dove potrà spingersi nei 100 metri il suo allievo: “Partendo dal 9”80 di Tokyo, non è azzardato immaginare che possa correre poco sopra i 9”70″. Di certo però gli avversari non mancheranno: “Coleman di sicuro si presenterà sui 100 come un cagnaccio arrabbiato, però non sarà solo lui l’avversario da battere. Penso a De Grasse, Bromell e Omanyala, per citarne alcuni”.
Camossi descrive le differenze di Jacobs con il resto degli sprinter: “A differenza della maggior parte degli sprinter, Marcell non si indurisce. La sua faccia e i suoi muscoli rimangono decontratti anche nelle fasi più impegnative della gara. Come quando a Belgrado si è trovato a inseguire Coleman”.
Dietro una vittoria così importante c’è sempre una fase di studio: “Avevamo calcolato che nella prima metà di gara Marcell potesse perdere 30-40 centimetri e, invece, ha dovuto rimontare mezzo metro.Però ci è riuscito tuffandosi sul traguardo in maniera perfetta, per la prima volta nella sua carriera da velocista.

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Gli attimi dopo il successo sono stati molto delicati, poi è scoppiata la gioia: “La mia posizione in tribuna non era ideale per valutare un arrivo così ravvicinato ma, dopo qualche istante, il mio telefono si è riempito di messaggi di amici e colleghi che stavano seguendo la gara in tv. E tutti dicevano la stessa cosa: “Ha vinto Marcell!”.
Per restare ad alti livelli serve essere sempre all’avanguardia: “Poco prima di Belgrado abbiamo iniziato a usare una nuova macchina. Si chiama 1080 motion ed è una sorta di verricello: attraverso una cintura collegata a un cavo, permette di tarare in maniera graduale la resistenza”.
Alla domanda finale: “Lei si candida a diventare il nuovo Vittori dell’atletica italiana?”, Camossi risponde così: “Sono paragoni che lusingano, ma viviamo tempo molto diversi.Quello che accomuna i grandi campioni è la capacità di emozionare le persone. Questa per me è la cosa più bella: entrare nei ricorde delle persone con imprese create da noi, dal nostro lavoro. È un po’ come tatuare l’anima e il cuore della gente”.

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