Sono passati oltre cinque anni dal suo ritiro dall'attività agonistica, ma la grandezza di Usain Bolt è tutt'altro che sbiadita. L'ex velocista giamaicano ha fatto tappa a Milano per partecipare ad una campagna pubblicitaria e nell'occasione è stato avvicinato da La Gazzetta dello Sport per un'intervista. L'otto volte campione olimpico ha parlato della sua vita da ex, ha detto la sua sul momento attuale dell'atletica mondiale e si è soffermato su Marcell Jacobs, che ne ha preso il testimone a Tokyo 2020 nella gara delle gare, i 100 metri.

Usain Bolt, il record del mondo sui 100 metri con una scarpa slacciata

Cosa fa ora Usain Bolt?

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"In questo momento cerco di rilassarmi il più possibile, soprattutto nel fine settimana. Passo tanto tempo con la mia famiglia, aiutando in casa, con i bambini. Se ho un impegno di rappresentanza con i miei sponsor o la mia Fondazione benefica mi dedico a quello, altrimenti mi rilasso e gioco a domino con i miei amici. E sono molto bravo, vinco spesso. A parte correre faccio tutto lentamente. Mangio e cammino lentamente. Sono sempre rilassato, sono giamaicano e quindi...no problem".

Su Bob Marley

"Io più famoso di lui? Non è una gara. Ricordo ancora come fosse oggi una delle mie prime trasferte, a Debrecen in Ungheria, ai Mondiali allievi del 2001. Avevo 14 anni e quando entrai nello stadio c'era una canzone di Bob Marley che tutti cantavano in inglese e io mi sentivo felice di essere giamaicano come lui. Sono sempre stato orgoglioso anche solo di essere affiancato a una leggenda come Bob Marley".

Su Marcell Jacobs

"Di lui penso solo il meglio. Non l'ho ancora incontrato, ma ci siamo scambiati alcuni messaggi su Instagram. Gli ho scritto "Occhio, questo è il momento di tenere duro perchè tutti proveranno a sfidarti". Quando sei al top tutti vogliono batterti. Marcell è un velocista molto ben costruito e una bella persona. Il mio 9''58? Non credo ci sia nessuno al momento in grado di battere il mio record. Ma la speranza non si nega a nessuno e può provarci. Se crede in se stesso tutto è possibile. Il mio motto è sempre stato questo: non pensare che esista l'impossibile".

Sui top dell'atletica attuale

Tra i velocisti dico Fred Kerley, l'unico che ha fatto bene sia a Olimpiadi che Mondiali. Quando ci riesci in due eventi con questi tempi diventi un punto di riferimento. Tra le donne, la mia connazionale Shelly-Ann Fraser-Pryce è stata fantastica. Sono davvero impressionato da lei. Gliel'ho detto dopo la vittoria all'ultimo Mondiale: "Sei eccezionale, il modo in cui continui a dominare mi sorprende. Solo i grandi campioni sanno come rimanere a lungo ad alto livello e lei è una fuoriclasse assoluta".

Pensieri sul ritorno alle gare

Due anni dopo il mio ritiro del 2017, in vista delle Olimpiadi di Tokyo, ho detto al mio allenatore: "Che cosa ne pensi? Possiamo tornare in pista?" E lui mi ha risposto con un secco no. Prima del mio ritiro mi aveva parlato chiaramente: "Pensaci bene, ma quando decidi di ritirarti è finita. Non ti allenerò se deciderai di tornare e non permetterò a nessun altro di farlo al mio posto".

Sul calcio

"Ci ho provato in Australia ma non ha funzionato. Non c'erano le condizioni per dare futuro al mio impegno. E forse ho sbagliato, sono andato in Australia per stare lontano dalla pressione, mentre avrei dovuto provare in Europa. Haaland e Mbappé sono i migliori al momento, mentre il mio allenatore preferito resta Alex Ferguson! Sui Mondiali in Qatar spero che vinca l'Argentina di Messi, magari in una finale contro Cristiano Ronaldo..."

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