Il giallo di Alex Schwazer è vicino ad una svolta clamorosa. Secondo un’anticipazione esclusiva del Tutto Sport, in un articolo firmato dal direttore Xavier Jacobelli, l’ex marciatore italiano ha in mano una prova schiacciante che dimostrerebbe la propria innocenza. Il campione di urina prelevato durante il controllo antidoping del 1° gennaio 2016 sarebbe stato manomesso. Ad accertarlo è stata una nuova perizia che sarà presentata giovedì prossimo (12 settembre) al Tribunale di Bolzano.

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Alex Schwazer non molla: "Voglio dimostrare che nel 2016 ero pulito. La provetta è stata manipolata"
19/02/2019 A 16:30

In tutti questi anni, Schwazer ha sempre sostenuto con fermezza la propria innocenza e, insieme al suo allenatore Sandro Donati, ha sempre confidato che attraverso la magistratura avrebbe dimostrato le falle di una vicenda torbida, di uno scandalo che alla vigilia di Rio 2016 gli impedì di gareggiare alle Olimpiadi nella sua gara, la 50 km di marcia, in cui sarebbe stato uno dei grandi favoriti, e pose fine alla sua carriera con una squalifica di 8 anni che cancellò anche tutti i risultati registrati nel 2016.

Il riassunto di una vicenda controversa

La positività rilevata dal laboratorio di Colonia su un campione di urina prelevato a Schwazer il 1° gennaio 2016 era stata motivata dall’accusa con la presenza di testosterone sintentico nella provetta. Il pool di legali di Schwazer, guidato dall’avvocato Gerhard Brandstaetter, ha sempre sostenuto che la catena di custodia si sia irrimediabilmente interrotta a Stoccarda perché l’azzurro risultasse positivo e che nel laboratorio di Colonia la provetta sia stata manomessa, inizialmente facendo sparire le tracce di Dna estraneo e poi rimettendo il Dna di Schwazer prima di consegnare il campione al Ris di Parma.

Sandro Donati, allenatore di Alex Schwazer, in questi anni è sempre stato al fianco del marciatore azzurro difendendolo dalle accuse di doping

Credit Foto LaPresse

In mezzo a questa vicenda ci sono diverse anomalie e domande senza una vera risposta: perché almeno sei persone diverse possedevano la chiave dell’ufficio della società incaricata di eseguire il prelievo, l'ha custodito? Come mai in due distinti report, il laboratorio di Colonia inizialmente scrive “provenienza non nota” mentre sul verbale di accompagnamento della provetta c’era scritto che il campione proveniva da Racines (Calice di Racines, il paese in provincia di Bolzano in cui Schwazer è nato)? Domande che forse ora troveranno una risposta e potranno cambiare il destino dell’ex campione olimpico altoatesino.

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