Partiamo dai fatti: nel 2016 Alex Schwazer non si è dopato. E questo non è più il diretto interessato a dirlo, ma il gip del Tribunale di Bolzano. Walter Pelino ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico del marciatore altoatesino per “non aver commesso il fatto”. Dopo quasi 5 anni di lotta, di carte, di attese e di sofferenza, Alex Schwazer ha ottenuto da un tribunale civile ciò che aveva sempre dichiarato e ciò che gli organi di giudizio sportivi gli avevano più volte e in più sedi negato: la sua innocenza.
Oltre al provvedimento però ci sono poi le motivazioni indicate dal giudice. E queste aprono una pagina di riflessione altrettanto doverosa: il gip infatti, accogliendo la richiesta del pm, ha ritenuto “accertato con alto grado di credibilità” che i campioni di urina nel 2016 furono alterati. E adesso, qualcuno, di questo, dovrà rispondere. Perché la questione non può finire così.
Schwazer è stato prima incastrato e poi, sportivamente, così come umanamente, distrutto. Privato di un’Olimpiade che con i tempi del 2016 avrebbe stra-dominato. Dipinto come il recidivo, lo scorretto. E IAAF e WADA, rispettivamente la Federazione Internazionale dell’Atletica Leggera e l’Agenzia Mondiale Antidoping, hanno avuto un ruolo cruciale in tutta questa vicenda.
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La bandiera della IAAF, Federazione Internazionale di Atletica Leggera, oggi diventata 'Wolrd Athletics'

Credit Foto SID

E non è l’opinione di chi vi scrive queste righe o del diretto interessato Schwazer, ma di nuovo del dottor Pelino, che nelle carte ufficiali ha sottolineato come i due enti “Hanno operato in maniera totalmente autoreferenziale non tollerando controlli dall’esterno fino al punto di produrre dichiarazioni false”. Ma c’è di più. Nelle sue motivazioni, il gip Walter Pelino fa riferimento anche al chiaro ostruzionismo legato al vero momento decisivo di questo processo: la riconsegna delle famose provette incriminate contenenti i campioni di urina di Schwazer per l’analisi da parte del RIS di Parma. Il Tribunale di Bolzano ha avuto bisogno di più di un anno per ottenere dal laboratorio di Colonia il campione incriminato: dal 2017 al febbraio 2018. E si è sfiorato più volte l’incidente diplomatico con la Germania perché ciò avvenisse. Lungaggini e comportamenti che hanno portato il giudice Pelino a esprimersi così: “Esistono forti evidenze del fatto che nel tentativo di impedire l’accertamento del predetto reato siano stati commessi una serie di reati”.
Insomma, parole che pesano come macigni quelle del gip, che si concludono con grande chiarezza: “Lo scrivente ritiene accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer il primo gennaio 2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e dunque di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta, come pure del suo allenatore Sandro Donati“.

Alex Schwazer e Sandro Donati

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Ecco, questa era stata la tesi di Schwazer fin dal primo minuto: quella di un piano costruito a regola d’arte per impedirgli la partecipazione a quelle Olimpiadi che evidentemente, qualcuno, aveva deciso che l’altoatesino non dovesse disputare. Già, perché a questo punto, davvero, non resta altra spiegazione se non quella del complotto. Perché i livelli di testosterone in quella provetta semplicemente non erano umani. Perché in tutti modi si è cercato di impedire che qualcuno di realmente indipendente ci mettesse sopra le mani. Ma soprattutto perché qualcuno evidentemente ha agito; e perché dunque, altrettanto evidentemente, qualcuno ha ordinato. Insomma, ora bisognerà andare un po’ più là. Perché se l’immagine di Schwazer è stata finalmente ripulita, tocca capire come tutto ciò sia stato possibile.

Alex Schwazer

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Nel mentre, a Schwazer, non resta che tornare a riprendersi sul piano sportivo l’ultimo tassello. Non la strada, almeno non subito. Ma di nuovo l’aula di un tribunale. Quella dell’Alta Corte Federale del Tribunale Svizzero: l’unico ente in cui si può impugnare un arbitrato come quello del TAS di Losanna, che da questa mattina, di fatto, continua a squalificare Schwazer (lo farà fino al 2024) per un fatto che non ha commesso. Solo da lì passa la speranza di vederlo qualificato a Tokyo. A 36 anni, Alex Schwazer, non sarebbe certo annoverato tra i favoriti. E la partecipazione non potrebbe sicuramente compensare 5 anni di sofferenze né tantomeno l'ingiustizia subita. Però, vederlo marciare in Giappone, sarebbe in qualche modo la chiusura di un cerchio. E non tifare per lui, a quel punto, sarebbe veramente impossibile.
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