Finalmente è tornata, l’aspettavano tutti ma non riusciva a fare quel salto di qualità, non riusciva a emergere ai massimi livelli, stentava a spiccare quel volo tanto atteso fin da quando dominava nelle categorie giovanili. Alessia Trost è riuscita a ruggire, proprio nella serata meno pronosticata, partendo in sordina e senza pressioni: in una delle gare più importanti dell’anno, la friulana ha risposto presente e ha conquistato una meravigliosa medaglia di bronzo ai Mondiali Indoor 2018 di atletica leggera.
Sono consapevole che quella di oggi non è una grande misura, ma anche se è un momento di passaggio, me lo prendo tutto ed è una grossa motivazione per cercare di fare ancora meglio e sono contenta come un bambino alla prima gara, che ha portato a casa la medaglia!
Mariya Lasitskene si è rivelata imbattibile (38esimo successo consecutivo per la due volte Campionessa del Mondo all’aperto, autentica dominatrice del salto in alto), tutte le altre hanno sbagliato in maniera inattesa e lei ne ha approfittato con grande classe, non si è fatta prendere dalla foga, si è fatta bastare 1.93 (misura tutt’altro che sbalorditiva, ma oggi contava ben altro).
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Un sorriso dopo tanta sfortuna

Una vera e propria scossa per un talento indiscusso che però si era spento dopo una memorabile carriera giovanile in cui batteva a ripetizione proprio la russa vincitrice oggi (a tempi portava ancora il cognome da nubile, Kuchina). Quando la friulana riuscì a superare i 2 metri, terza italiana di tutti i tempi capace di scavalcare la grande barriera dell’altro femminile dopo Sara Simeoni e Antonietta Di Martino, eravamo convinti che fosse nata una stella. Sono passati cinque anni dal numero di Banska Bystrica, nel mezzo tanti momenti difficili e il timore di aver perso una fuoriclasse, poi è arrivata la luce. Il traguardo ottenuto oggi deve essere solo il trampolino di lancio per il futuro che deve regalarle le soddisfazioni che merita. Allo stesso tempo è un punto di arrivo, la chiusura di un percorso iniziato un anno e mezzo fa: il trasferimento da Pordenone e l’approdo nelle Marche dove si allena alla corte di Marco Tamberi, ha perso cinque chili, ha cambiato la tecnica, sta rivedendo il suo salto.
Sicuramente questa medaglia è una motivazione per fare meglio, mi ha dato l’idea che si può essere lì a combattere, e che molto semplicemente l’atletica è bella

Una molla per il futuro

Questo bronzo deve fungere da molla, è la scossa che ci voleva, è il giusto premio dopo i tanti lutti personali che l’hanno colpita (da quello dell’amata mamma a quella dell’ex tecnico Gianfranco Chessa). Non era una medaglia attesa, è arrivata come un fulmine a ciel sereno, per questo motivo ancora più splendida nella notte di Birmingham: l’Italia smuove il medagliere in maniera inaspettata e inizia al meglio la rassegna iridata.
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