Cala il sipario sullo stadio internazionale Khalifa, teatro dei campionati mondiali di atletica 2019. I primi senza l’aura luminosissima di Usain Bolt, ma non per questo avari di prestazioni da ricordare. Tra record del mondo migliorati, fenomeni noti e nuovi, gli alti e bassi dell’Italia e i problemi di una location “esotica”, andiamo a vedere cosa ci lascia in memoria Doha.

Fraser e Felix intramontabili

Mondiali di Atletica
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06/10/2019 A 18:10

Bolt avrà anche lasciato un cratere incolmabile nell’atletica, ma c’è chi non vuole smettere di stupire dopo aver segnato l’ultima decade abbondante di questo sport. Shelly-Ann Fraser Pryce, 33 anni a dicembre, ha brutalizzato i 100 metri con i suoi capelli arcobaleno. Un 10.71 folle, a un centesimo dal personale, che le è valso l’ottavo oro iridato a 10 anni dal primo. Sei giorni dopo è arrivato anche il successo nella 4x100. Appuntamento a Eugene 2021 per la doppia cifra? Una classifica, quella delle vittorie mondiali all time, dove svetta Allyson Felix. Dopo la maternità e il contenzioso con la Nike, la classe ’85 è tornata: oro nella 4x400 mista e nella 4x400, fate 13 quando ci si gioca l’iride. Come lei nessuno mai.

Shelly-Ann Fraser-Pryce vince i 100 metri

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Record del mondo

Sono due, quelli segnati in quel di Doha. La giovanissima 4x400 mista, introdotta due anni fa dalla IAAF e al debutto mondiale, ha visto il trionfo dell’armata statunitense: 3’09’’34 il nuovo tempo da battere. A Tokyo 2020, dove questa specialità ci sarà, si potrà fare ancora meglio. A livello individuale, il brivido di vedere il proprio nome vicino alla voce “world record” l’ha provato Dalilah Muhammad nei 400 ostacoli. Un primato che era già suo dopo il 52’’20 segnato a Des Moines a luglio e che la 29enne americana è stata in grado di limare fino al 52’’16 con cui ha vinto l’oro. Partner in crime la connazionale Sydeny McLaughlin, che le ha messo fiato sul collo chiudendo solo 7 centesimi dietro.

New generation

Stati Uniti padroni della velocità al maschile, complice una Giamaica lontana dal suo meglio e non solo per la perdita del suo alfiere. Chris Coleman (1996), dopo i “problemi” estivi con i controlli antidoping, ha banchettato nei 100 in 9’’76 davanti al campione uscente Gatlin. Noah Lyles (1997) si è preso i 200 come da programma, pur rimanendo lontano da quel personale da paura di luglio. Dina Asher-Smith (1998) è la nuova stella della corona inglese, candidatasi a principale rivale della Fraser a Tokyo. Argento nei 100, oro nei 200. Il suo futuro è roseo. Come quello della bahreinita Salwa Eid Naser (1998), che con un clamoroso 48’14’’ nei 400 (ovviamente d’oro) ha corso a tempi che non si vedevano dagli anni ’80 di Germania dell’Est e Cecoslovacchia. E poi l’argento della 18enne ucraina Mahuchick nell’alto (a 2.04) e il 10 e lode del tedesco Kaul (1998) nel decathlon.

Salwa Eid Naser incredula dopo aver realizzato un tempo clamoroso nei 400

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Da ricordare

A livello individuale, la trionfatrice di Doha 2019 è stata l’olandese di origine etiope Sifan Hassan. Oro nei 1500 con record dei campionati, bis nei 10.000 con record mondiale stagionale. Pazzesca. L’unico grande momento di empatia tra uno stadio spesso semi-deserto e un atleta c’è stato nel salto in alto. Era facile, vero, perchè gareggiava l’idolo di casa Mutaz Barshim. Ma lui ci ha messo del suo. Oro da padrone con 2.37, bissato il successo di due anni fa. Ora a Tokyo per “vendicare” l’argento di Rio. A livello di emozioni, il peso maschile ha regalato qualcosa di speciale. Quattro anni dopo, è ancora l’oro per l’americano Joe Kovacs con uno strabiliante 22,91. Un centimetro uno (!) meglio di Crouser e Walsh. Nel lungo maschile il giamaicano Gayle si è meritato i complimenti di Bolt su Twitter volando a 8,69. Warholm è rimasto padrone dei 400 ostacoli, Pawel Fajdek ha esteso il suo regno nel martello. Padrone della specialità ai Mondiali dal 2013.

Il medagliere

1. Stati Uniti14 ori, 11 argenti, 4 bronzi29 medaglie totali
2. Kenya5 ori, 2 argenti, 4 bronzi11
3. Giamaica3 ori, 5 argenti, 4 bronzi12
4. Cina3 ori, 3 argenti, 3 bronzi9
5. Etiopia2 ori, 5 argenti, 1 bronzo8
6. Gran Bretagna2 ori, 3 argenti5
7. Germania2 ori, 4 bronzi6
8. Giappone2 ori, 1 bronzo3
9. Olanda2 ori2
31. Italia1 bronzo1

Gli italiani

Alti e bassi, sorprese e delusioni, exploit e cadute. Il Mondiale dell’Italia non è facile da valutare, ma ci sentiamo di assegnare un 6 alla spedizione azzurra. Nell’ottica delle nostre possibilità attuali, ovviamente, perchè nessuno si aspettava di fare la voce grossa in questo contesto. Il medagliere piange ed è lo stesso di due anni fa a Londra. Allora fu Antonella Palmisano nella 20 km di marcia, stavolta tocca a Eleonora Anna Giorgi, nella 50 km (disciplina non olimpica), sempre con un bronzo nel territorio di conquista cinese. La nostra punta era Gianmarco Tamberi, ma Gimbo non ha avuto l’exploit: ottavo senza essere mai davvero in corsa nell’alto e giudizio rinviato a Tokyo dopo una stagione con qualche acciacco. Negli altri salti e nei lanci abbiamo avuto pochi lampi: 8° Stecchi nell'asta, Fabbri primo escluso nella finale del peso, mentre hanno deluso Osakue nel disco e Trost e Vallortigara nell’alto. Detto ciò, le note positive ci sono state. al di là della Giorgi. Il settimo posto di Filippo Tortu nella serata di gala dei 100 metri è tanta roba. Un finalista azzurro nella gara delle gare, a questo livello, non si vedeva dal 1987. Peccato per Jacobs, che dopo una grande qualificazione si è sciolto in semi. Un po' lo stesso discorso valido per Luminosa Bogliolo nei 100 ostacoli. I primati nazionale nelle due 4x100 sono da ricordare, come la prova di Davide Re nei 400 e una finale mancata per 7 centesimi. Competitivo anche Stano nella marcia, anche se affossato dalla penalità. Infine, applausi per Yeman Crippa: ottavo nei 10.000 con record italiano e terzo tempo europeo di sempre. Una luce nel nostro mezzofondo.

Re, Galvan, Aceti, Scotti - World Championship 2019 Doha

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Doha rimandata, per essere generosi

Il primo Mondiale di atletica d'autunno non ha certo convinto. Al di là di ritardare la preparazione degli atleti in vista di una stagione decisiva come quella olimpica, la scelta della location si è dimostrata fallimentare. Le tribune dello stadio semideserte sono uno scenario che questo sport - come nessun altro - merita. Nemmeno per la finale dei 100 metri maschili si è riempito l'impianto e non è bastato ridurre la capienza dai 50.000 ai 35.000 spettatori. Per non parlare di temperatura e umidità a tratti proibitive. Nella maratona femminile, nonostante si sia gareggiato a mezzanotte, si sono ritirate 28 delle 68 atlete al via e due sono finite all'ospedale. All'interno dello stadio è stato installato un enorme condizionatore in grado di abbassare le temperature di qualche grado. Una scelta dal forte impatto ambientale. Non ci siamo.

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