Il caso che riguarda Alex Schazer sta diventando più intricato che mai. L’atleta, squalificato per doping a ridosso dei Giochi Olimpici di Rio 2016 e recentemente assolto dal Tribunale di Bolzano per non aver commesso il fatto, accogliendo la tesi dei campioni di urine manomessi, vorrebbe partecipare ai Giochi di Tokyo, ma la WADA (l’ente internazionale antidoping) non ha revocato la squalifica, sono anzi volate parole durissime nei confronti della giustizia italiana. Ora si è aperto un nuovo capitolo a tinte fosche.

Il rifiuto dell’AIU

Secondo quanto riporta AGI, infatti, l’Unità per l’Integrità dell’Atletica (AIU) avrebbe deciso di non entrare nel merito del caso riguardante il marciatore italiano. L’organismo, fondato dalla federazione mondiale di Atletica Leggera (un tempo IAAF, ora World Athletics), ha infatti reso noto che "il caso di Alex Schwazer è precedente all'Athletics Integrity Unit e quindi trattato da World Athletics".
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Purtroppo, però, qualcosa non combacia, perché l’AIU è sì operativa dal 4 aprile 2017, ossia data successiva alla squalifica di Schwazer, ma attualmente si sta occupando dei casi di doping che riguardano la Russia, pratica istruita addirittura nel 2015.

Altra magagna AIU: il conflitto d’interessi

Ciò che inoltre salta all’occhio è un nome in particolare all’interno dell’organizzazione etica. L’AIU è indipendente dalla World Athletics; prima invece la IAAF aveva un comitato antidoping, al capo del quale nel 2016 c’era un certo Thomas Capdevielle, che fu proprio la persona che notificò la positività di Schwazer. Dal 2017, però, Capdevielle è il responsabile dei controlli dell’antidoping proprio all’interno dell’AIU, di cui è anche vicedirettore. In sostanza, l’AIU si starebbe chiamando fuori per non dover giudicare l’operato di una delle sue persone più importanti.

L’avvocato di Alex: "Faremo ricorso alla Corte Federale"

Chiaramente, viste queste premesse, è normale che Schwazer e il suo legale vogliano andare avanti, perché se è vero che World Athletics delega ormai la valutazione di tutti i casi di doping all’AIU, è altrettanto vero che qualcosa stride e che non sembra molto normale che l’organo preposto a esami e indagini tanto delicati se ne voglia lavare le mani. Per questo Gerhard Bradstaetter ha dichiarato:
A metà della prossima settimana presenteremo il ricorso alla Corte federale svizzera.
Sarà valutato in questo caso il ricorso respinto tempo fa dal TAS di Losanna, utilizzando come argomentazione a favore proprio l’assoluzione da parte del Tribunale di Bolzano. Si chiederà però soltanto una sospensione della squalifica di otto anni perché il verdetto definitivo spetterà nuovamente al TAS.
E a proposito della presa di posizione dell’AIU, commenta (come riporta liberoquitidiano.it): “Ognuno si assume la responsabilità di ciò che fa, ma penso che questa presa di posizione sia piena di contraddizioni, anche temporali. Tuttavia, è una loro decisione interna e noi non abbiamo titolo o diritto per parlare, siamo terzi. Possiamo fare al massimo un'istanza, ma non abbiamo l'autorità per contestare. Magari potrebbe farlo la prossima assemblea World Athletics o Fidal, loro potrebbero chiedere lumi. Sembra che loro non vogliano aprire il varco a critiche, e tenere un'immagine che tanti hanno capito sbagliata: in sostanza tengono il punto. Però non finisce qui. Un conto è la giustizia sportiva, un altro quella ordinaria. E noi andiamo avanti comunque”.
Così giustizia ordinaria e giustizia sportiva proseguono su due binari paralleli, ma la speranza che Schwazer venga totalmente scagionato resta in piedi, con la possibilità quindi di vederlo davvero a Tokyo.

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