Non si placa la questione legata ad Alex Schwazer. Dopo la sentenza del tribunale di Bolzano e di un’inchiesta durata più di quattro anni, a parlare ufficialmente in Italia è Oliver Niggli, direttore della WADA, agenzia mondiale antidoping. Dalle carte di Bolzano l’agenzia esce di fatto distrutta nell sua credibilità, ma in un’intervista esclusiva sull’edizione odierna del Corriere della Sera il numero 1 dell’antidoping contrattacca nuovamente, facendosi di fatto beffe del lavoro della procura e di 87 pagine di sentenza. Parole durissime quelle di Niggli che così si esprime sulla sentenza:
"Trovo l’ordinanza chiaramente diffamatoria nei nostri confronti oltre che basata su affermazioni senza evidenza scientifica. Siamo stati invitati a intervenire come parte civile in una vicenda in cui eravamo estranei perché il magistrato capisse se Schwazer andava processato o no. Abbiamo fornito le consulenze richieste, ci aspettavamo una decisione sintetica, in un senso o nell’altro, non 87 pagine che ipotizzano un complotto internazionale con prove di fantasia”.

Olivier Niggli, svizzero, esperto di diritto sportivo, alla Wada fin dalla sua fondazione, è stato consigliere generale, capo dei servizi operativi ed è, dal 2016, direttore generale

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Parole di fuoco, di fatto, che provano a screditare il lavoro di Bolzano, in cui 50 pagine della sentenza portano prove scientifiche. Ma Niggli non ci sta e rincara la dose:
"Una tesi stupefacente e inquietante che prende in giro l’opinione pubblica, non ha portata scientifica, esclude le prove che non confermano il complotto”.
Incalzato dal collega del Corriere Marco Bonarrigo, autore dell’intervista, sulle tante incongruenze, come la reticenza nel permettere ai periti la verifica dell’integrità delle provette, piuttosto che la scelta di un consulente per il processo che in passato fu condannato per falsa perizia (pena poi prescritta), Niggli continua a dare la sua versione:
"Non è vero. Il laboratorio di Colonia, tra i più prestigiosi al mondo, è stato accusato di una manipolazione in stile russo senza nemmeno essere interpellato. L’ordinanza non prevede repliche o appello: non possiamo difenderci da accuse gravissime. Noi abbiamo portato un campione dello stesso Schwazer con concentrazioni ancora più alte di quelle del 1° gennaio, quindi evidentemente fisiologiche. Elementi ignorati a favore della teoria di un complotto”.
Infine un’opinione su quanto sia ancora credibile il sistema antidoping dopo la sentenza di Bolzano:
"Mi preoccupa la falsa immagine del sistema internazionale antidoping in una nazione che ospiterà i Giochi olimpici. Noi vogliamo lavorare bene con l’Italia”.

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