A 70 giorni esatti dallo start dei Giochi Olimpici di Tokyo, il sogno olimpico di Alex Schwazer si spegne nel modo più triste. Nonostante per il gip di Bolzano e la magistratura italiana, il marciatore altoatesino (medaglia d’oro olimpica ai Giochi di Pechino 2008) sia stato assolto per non aver commesso il fatto” e lo stesso giudice Pelino abbia accertato con "alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer il primo gennaio 2016 siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e di screditare l’atleta”, il Tribunale federale svizzero ha detto alla sospensiva della squalifica di 8 anni. Una decisione che non sorprende troppo l’allenatore di Schwazer, Sandro Donati che ai microfoni di Lapresse non appare affatto sorpreso dal provvidimento, consapevole che contro la giustizia sportiva era durissima ottenere scelte differenti.
"Ho descritto più volte questa cittadella di Losanna che governa tutta la giustizia sportiva internazionale. C’è il Cio, la Wada, il Tas e il Tribunale di ultimo appello. Cosa manca, solo un addetto alla ghigliottina. Sconfitto o deluso? Abbiamo corrisposto al desiderio di Alex di provare e provare per salvare questa Olimpiade, sia io che l’avvocato in tutti i modi gli abbiamo detto che non avremmo fatto questo passo, avrei terminato con la vittoria al tribunale di Bolzano dopo una vera indagine di 4 anni e mezzo e non con queste cose che sono delle simulazioni di indagine. Avevamo anche sconsigliato ad Alex di andare al Tas nell’agosto del 2016. Perché il sistema della giustizia sportiva è chiaro. Abbiamo cercato di aiutarlo e di corrispondere questo suo desiderio. Ma, come si dice, contro la forza ragion non vale".

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Schwazer, addio Tokyo: il Tribunale federale svizzero dice no
14/05/2021 A 14:15

"Schwazer umiliato definitivamente da questa decisione"

"E' stato un gioco infernale organizzato, il fatto stesso che il Tribunale federale svizzero non avevano rispettato la data del 6 maggio e' stato un disprezzo estremo. Il lato positivo – prosegue Donati - sarebbe quello che attraverso questa vicenda si capisca che questo potere della giustizia sportiva è incontrollato e incontrollabile. E’ autorefenziale e questa non è giustizia. Se hai come avversari loro stessi sei spacciato. Si è cercato di ridicolizzare il giudice di Bolzano. Abbiamo saputo tutto questo sui siti, sapere di questa decisione del Tribunale federale svizzero in questo modo la considero una umiliazione definitiva. Questa è una storia da incubo”.

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