Anche sul +30, con le squadre settate in modalità automatica nell'attesa della sirena per la doccia, la voce di Ettore Messina ha continuato a martellare, risuonando, alta e forte, nello scheletro del Forum semi-vuoto. Grida, incitamenti, consigli, indicazioni, reprimende. Non ha trascurato una singola azione in quaranta minuti, spendendo quasi più energie dei suoi giocatori in campo. Ma il risultato è stato evidente. Quello voluto, anzi, preteso, per raddrizzare quella leggerissima flessione sofferta, anche per via puramente fisiologica, dopo due mesi di pallacanestro di qualità elevatissima.
Questa volta Milano non si è fatta sorprendere, facendo tesoro di quanto successo due domeniche fa con Trieste e, in misura minore, nel finale della trasferta di Eurolega a Lione. Eccezion fatta per un brevissimo momento di equilibrio iniziale, dove Reggio ha sparato le uniche e ultime cartucce rimaste sul fondo di una bisacca lacerata da settimane di crisi, infortuni e diverbi in spogliatoio (vedi l'eclatante caso Sutton), l'Olimpia ha approcciato la partita con assetto e mind-set da Eurolega, un aspetto non sempre praticabile in campionato per necessità di turnover e rotazioni, ma che, in realtà, non è mai mancato negli appuntamenti nazionali più importanti della stagione, dalle FinalFour di Supercoppa a settembre, ai successi nei big-match contro Virtus Bologna e Dinamo Sassari.

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Non stiamo parlando di una particolare superiorità tecnica (80 punti segnati con il 31% scarso dall'arco sono ampiamente sotto media per la stagione), ma di una forza difensiva collettiva che drena l'avversario, prosciugandone energia e fiducia sin dai primi minuti, un aspetto che sarà chiave anche nella partita di sabato contro Venezia, vincente allo stesso modo (difesa, compattezza, coordinazione) sulla Virtus. Per tre quarti interi, prima del garbage-time conclusivo, Reggio non ha mai dato la più piccola parvenza di riuscire a rendersi pericolosa, in qualsiasi modo, in attacco, viaggiando alla scomodissima media di un punto al minuto e segnando una sola tripla su 19 tentativi, 0 nell'intero primo tempo. La siccità dall'arco su un numero così alto di tentativi non è normale a questo livello, ma nemmeno così casuale se calata nel contesto della partita: Reggio ha sofferto l'aggressione dell'Olimpia da un punto di vista mentale prima che fisico e, quando la testa non è lucida, è molto facile far risuonare i ferri, anche su tiri costruiti con ottime spaziature.
In una partita che Messina ha potuto gestire in modo quasi matematico (tutti in campo in doppia cifra di minuti e tutti a referto) in vista del big-match di sabato contro Venezia (e sarà la vera Venezia, non i resti raccogliticci del covid già affrontati in campionato) emergono comunque un paio di considerazioni interessanti. La prima, e probabilmente la più importante, è il recupero di Sergio Rodriguez, l'uomo che avrebbe potuto svoltare quel drammatico finale nella trasferta di Lione. Il Chacho è riapparso con la stessa mentalità e la stessa efficacia delle ultime partite, in totale tranquillità e controllo psicologico di se stesso e della gara, aspetti non certo scontati dopo qualche giorno di assenza per problemi familiari. Ma i 9 assist smazzati in 17' dalla panchina con gestione perfetta anche contro la zona hanno fugato ogni dubbio. Anche Zach LeDay è tornato efficace e produttivo, accompagnando qualità e precisione alla sua consueta dose di quantità e iperattivismo (anche vocale). Certo, era la sua partita, contro una front-line leggera e indebolita dalle tante assenze, ma non ha avuto bisogno di stimoli extra per dettare la propria legge in area assieme a Kyle Hines.

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L'occhio dei più curiosi si è invece concentrato su Jakub Wojciechowski, il curioso neo-acquisto biancorosso dopo un anno e mezzo di lontananza dal grande palcoscenico della Serie A. È stato un debutto con spazio, produttività ed efficacia ben superiori alle aspettative, e che ha esposto un lato caratteriale importante del giocatore: Kuba è arrivato facendosi trovare già pronto. E, in quegli 11 minuti dalla panchina con 10 punti e 5 rimbalzi, ha sviscerato il suo intero repertorio. Stazza fisica importante, capacità di rendersi un ottimo bersaglio per giocare la palla interna vicino a canestro unita a una tecnica e a un raggio di tiro che gli permette di essere pericoloso anche dal perimetro, caratteristica che manca, in linea generale, all'interno reparto centri di Milano (Hines, Biligha, Tarczewski). Certo, come per LeDay, vale un discorso analogo: contro quella front-line della Reggiana, doveva essere la sua partita. Ma farlo all'esordio, con la pressione, la maglia più pesante da indossare in Italia e soltanto una manciata di allenamenti con i nuovi compagni, non è materia scontata. Anzi.

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