MEDIOLANUM FORUM DI ASSAGO (MI) - L'anno scorso, fu la partita che riaccese il ciclo della Reyer. Quest'anno, i campioni in carica alzano bandiera bianca, aprendo a Milano la chance di bissare la Supercoppa già vinta a settembre e arricchire con un secondo trofeo la bacheca dell'era Messina. Il +31 finale racconta di un rapporto di forza mutato rispetto alla kermesse di Pesaro, dove Venezia asfissiò l'Oimpia concedendo soltanto 63 punti, certificando la crescita di Milano come grande potenza difensiva: perché, una volta assorbito l'ottimo approccio della Reyer, è nella propria metacampo che la squadra di Messina puntella le basi del successo, con una fisicità, una concentrazione e un'armonia tra i reparti degna di una delle migliori serate di Eurolega.

Tremenda stoppata di Biligha che cancella Watt

Il parziale del terzo quarto, lì dove l'inerzia si spacca in maniera definitiva, è tremendo, un 30-11 in cui l'Olimpia toglie ogni molecola di ossigeno all'attacco avversario e, a sua volta, colpisce in maniera altrettanto violenta con le giocate tra i lunghi e la partita stratosferica di Sergio Rodriguez dalla panchina. Nella staffetta consolidata che lo pone nel ruolo di guastatore subentrante a un Malcolm Delaney ormai specialista difensivo sul pallone, il Chacho apre il campo risolvendo i problemi sofferti nella prima metà di gara nell'azzannare una Reyer dura, tosta e tonica, e lancia lo show in un terzo periodo di qualità cestistica purissima, sparando triple dal palleggio e pescando i rollanti con precisione chirurgica: i suoi 22 punti con 9 assist lo innalzano a MVP della partita, prima che un problema da valutare alla coscia costringa Messina a risparmiarlo per l'amministrazione controllata del finale.
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Magia di Delaney, tuffo e canestro di puro tocco

Già, perché nel frattempo Milano vola, toccando anche il +34 (87-53) all'inizio del quarto periodo, ballando sulle giocate atletiche di Shavon Shields (12) e sulla concretezza indomabile della coppia di lunghi: Zach LeDay (16) si rimette presto in carreggiata dopo un inizio complesso per la strutturazione particolare del quintetto orogranata (Stone da 4 di fianco a Watt) e Kyle Hines (14 punti, 10 rimbalzi) risulta nettamente vincitore, sul lungo periodo, del duello in vernice con lo stesso Watt. Decisivo, nel primo tempo, l'ingresso di Gigi Datome (13 punti in 19'), capace di aprire il campo con le sue spaziature da 4 tattico tiratore e stanare una Reyer ottima nel proteggere il verniciato per buona parte dei primi venti minuti.

Watt ancora sopra il ferro, Biligha posterizzato

La Reyer si consola con l'equilibrio mantenuto nei primi due quarti, dove emerge la solidità, la concretezza e la chimica perfetta di una squadra con la miglior conoscenza reciproca tra interpreti del nostro campionato, ma sbatte in maniera violenta contro la realtà di un gap ancora lontano dall'essere colmato con la prima della classe in un secondo tempo terribilmente complesso su entrambe le metacampo. Perché, oltre ai punti segnati con il contagocce, saltano anche i consueti meccanismi difensivi, vero punto di forza della squadra, sbaragliati dai pick'n'roll del Chacho e dalle triangolazioni perfette costruite da una Milano ottima nelle spaziature. Mitchell Watt si spegne dopo un primo tempo da All-Star (18 punti, 6 rimbalzi), mentre Stefano Tonut (14) è l'ultimo ad alzare bandiera bianca, confermando quella prontezza fisica, tecnica e mentale già mostrata nei quarti contro la Virtus. Mancano Michael Bramos, fermo a soli 7 punti con qualche fiammata iniziale, e Austin Daye (2), perfettamente contenuti da una difesa che lascia pochissimo, se non nulla, ai grandi bomber avversari.

Highlights: Olimpia Milano-Reyer Venezia 96-65

AX Armani Exchange Milano-Umana Reyer Venezia 96-65

  • Milano: Delaney 4, Punter 2, Shields 12, LeDay 16, Hines 14; Moretti, Datome 13, Rodriguez 22, Wojciechowski 2, Cinciarini 2, Biligha 6, Moraschini 3. All.: Messina.
  • Venezia: De Nicolao 7, Tonut 14, Bramos 7, Stone 3, Watt 18; Mazzola, Campogrande 2, Cerella, Casarin 4, Chappell 5, Daye 2, Clark 3. All.: De Raffaele.
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