Da oggi a domenica 14 febbraio, il Mediolanum Forum di Assago (Milano) ospiterà le Frecciarossa Final Eight 2021 di Coppa Italia. 45ª edizione della competizione, introdotta nel 1968 e per anni simile, come formula, alla FA Cup, ossia alla principale coppa nazionale di calcio inglese, nonché la più antica competizione calcistica ufficiale al mondo (istituita nel 1871). Abbiamo già analizzato, squadra per squadra, le 8 partecipanti che si contenderanno il trofeo in questi giorni, ma ora vediamo insieme nel dettaglio qualche edizione "storica" e qualche record che resiste ormai da tantissimi anni.

Gli esordi

Istituita nel 1968 e inizialmente denominata “Trofeo Federale”, la prima edizione della Coppa Italia fu aperta soltanto ai club di Serie A e B, con turni in gare uniche a eliminazione diretta e finale indetta per il 7 luglio al PalaDozza di Bologna. In un calendario caratterizzato da molte vittorie a tavolino (per 2-0), Eldorado Bologna e Ignis Sud Napoli rubarono la scena a tutte le altre contendenti, andando a disputare una finale a tratti pirotecnica e spettacolare. Napoli allora presentava quella che, guardata con gli occhi dell’oggi, potrebbe sembrare una particolarità: Giovanni Gavagnin e Remo Maggetti (miglior realizzatore della finale con 26 punti) erano infatti sia giocatori che allenatori del club partenopeo. Arbitri della finale? I due fratelli Burcovich, Bruno e Gino. Entrambi veneziani trasferitisi in terraferma, entrambi ottimi arbitri a livello nazionale e non solo. Appeso il fischietto al chiodo, Bruno diverrà un dirigente di altissimo profilo, prima braccio destro di Pierluigi Celada al Basket Mestre e poi direttore sportivo della Stefanel Trieste nell’era Tanjevic. Gino rimarrà invece quasi totalmente nel mondo arbitrale e federale, salvo un triennio da dirigente nella Reyer Venezia, squadra in cui aveva peraltro giocato come playmaker prima di diventare arbitro. Il successo di Napoli (93-68) sui padroni di casa bolognesi, rappresentò forse il punto più alto di un club diventato importante per volontà di Giovanni Borghi – sì, proprio il patron dell’Ignis Varese – e in totale risalto a cavallo tra anni ’60 e ’70. Il 1968 fu peraltro annata storica per la Ignis Sud Napoli, non solo per la presenza del fenomenale Jim Williams, ma anche per il fatto che la squadra, da neopromossa, centrò il successo in Coppa Italia e vide sfumare assurdamente lo scudetto, finito comunque con tantissimo merito nelle mani dell’Oransoda Cantù.
Coppa Italia
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15/02/2021 A 11:34
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La FA Cup d’Italia

Quando Dan Peterson, circa un anno fa, propose di ampliare la partecipazione alla Coppa Italia anche delle squadre di serie diverse dalla A, indubbiamente aveva in mente il successo riscosso dalle edizioni 1969, 1970 e 1971. In quelle tre annate, la Coppa era infatti aperta anche a squadre di Serie B, C e D, con più turni in gara secca a eliminazione diretta, ottavi e quarti di finale in andata e ritorno e Final Four in sede unica. Furono gli anni di quello che in USA avrebbero definito il “three-peat” varesino. Era l’Ignis del “messicano volante”, Manuel Raga, e della colonna italiana forse più forte nella storia del nostro basket: Ottorino Flaborea, il “lupetto” Claudio Malagoli, Dino Meneghin, Aldo Ossola, Dodo Rusconi, Paolo Vittori, allenati dal grande Nico Messina, non solo allenatore ma anche preparatore atletico, perfino del Varese Calcio (e dal 1971 da Aza Nikolic). In due delle tre finali, la sfida fu peraltro fratricida, perché di fronte si trovarono entrambe le creature di Giovanni Borghi: Varese e Napoli, 73-72 nel 1969, 83-60 nel 1971, con Raga e Williams a dare spettacolo sui parquet del Palazzo dello Sport di Roma e del PalaBarsacchi di Viareggio (sedi scelte per le Final Four). La Pallacanestro Varese fu il primo club a mettere in fila tre successi nella Coppa Italia. Ci sarebbero poi riuscite Treviso, per ben due volte (dal 1993 al 1995 e dal 2003 al 2005) e Siena (2009-2011).

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Final Four e MVP

Dal 1990 il format si stabilizzò maggiormente, con l’introduzione delle Final Four e, dall’edizione successiva, di un tabellone tennistico a eliminazione diretta, con gare di andata e ritorno, prima della fase finale in sede unica (quasi sempre il PalaGalassi di Forlì o il PalaMalaguti di Casalecchio di Reno). L’eccezione fu rappresentata delle Final Four 1996, disputatesi al FilaForum di Assago e vinte dall’Olimpia Milano, allora targata Stefanel, sulla Mash Verona (90-72), complice l’8/12 da 3 punti di un inarrestabile Rolando Blackman (premiato come MVP). Erano le Scarpette Rosse 4.0, col terzetto Blackman-Bodiroga-Gentile a guidare un gruppo in cui spiccava anche “l’airone” Gregor Fucka. Quello di Blackman fu il terzo MVP nella storia della competizione, dopo quelli assegnati a Davide Bonora e Orlando Woolridge nelle due precedenti edizioni. Quanto a palma di miglior giocatore, nessuno è ancora riuscito a eguagliare il back-to-back di Shaun Stonerook (2009 e 2010) e da 6 anni il riconoscimento è a totale appannaggio di giocatori statunitensi; l’ultimo italiano a vincerlo è stato infatti Travis Diener nel 2014, col play che aveva trascinato al successo la sua Dinamo Sassari, interrompendo il dominio biancoverde della Mens Sana sulla competizione.

Final Eight 2021 di Coppa Italia su Eurosport 1 ed Eurosport Player

Final Eight e record

Nel 2000 sono state introdotte le Final Eight, format ancora oggi attuale. Nei due anni successivi, a giocarsi la Coppa Italia, furono le 7 migliori classificate al termine del girone d’andata della Serie A1, più la prima della Serie A2, mentre dal 2002 hanno accesso alla fase finale solo le 8 migliori classificate di Serie A. Kinder Bologna e Benetton Treviso furono le squadre con cui Ettore Messina riprese il proprio feeling con la Coppa. Dal 2001 al 2005 l’attuale head coach dell’AX Armani Exchange Milano alzò al cielo il trofeo, diventando così l’allenatore più vincente nella storia della competizione con 7 affermazioni (nel 1990 e nel 1999 gli altri due successi, sempre alla guida della Virtus). Le edizioni 2006 e 2008 videro invece il grande ritorno di club campani. A Forlì, la Carpisa Napoli di coach Piero Bucchi scrisse una delle pagine cestistiche più belle dell’intero libro a spicchi, superando di misura la Lottomatica Roma dell’MVP David Hawkins. Per la prima nella storia della Coppa Italia, l’MVP andò a un giocatore della squadra perdente: il “falco” chiuse quella finale con 23 punti, 7 rimbalzi e 6 recuperi. A Casalecchio di Reno, 2 anni dopo, l’Air Avellino di coach Matteo Boniciolli celebrò l’unico trofeo della sua ultra-settantennale storia, trascinata da un Devin Smith che, di lì a poco, avrebbe spiccato il volo verso l’alta Eurolega.
A livello statistico, il record di punti realizzati in una finale (a gara secca) resiste ormai da 32 anni. Nell’edizione 1989, “Mao Santa”, al secolo Oscar Schmidt, segnò 41 dei 93 punti messi a referto dalla Snaidero Caserta; a vincere fu però la Knorr Bologna (96-93), trascinata dalle invenzioni di “Sugar” Micheal Ray Richardson. Nel 2002 Roberto Chiacig è stato il giocatore capace di avvicinare maggiormente tale record, segnando 35 punti (conditi da 14 rimbalzi per un 52 di valutazione personale) nel k.o. della sua Montepaschi Siena contro la Kinder Bologna (77-79 dopo un overtime).
Virtus Bologna che detiene ovviamente il record di affermazioni (8), insieme a Treviso, ma che manca l’appuntamento con la vittoria da ben 19 anni. Cantù è la squadra che ha giocato più finali (4) senza mai vincere la Coppa Italia, mentre le ultime tre edizioni ci hanno offerto una prima volta: Auxilium Torino, Vanoli Cremona e Umana Reyer Venezia non erano mai arrivate prima alla finale e hanno così centrato il bersaglio grosso col primo colpo utile. Eventualità che non potrà però ripetersi quest’anno, perché tutte e 8 le squadre impegnate hanno già giocato almeno una finale, comprese Reggio Emilia (2005, sconfitta contro Treviso) e Trieste (1995, k.o. sempre contro la Benetton).

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