Una premessa è d'obbligo. In questo momento della stagione, con 11 successi raccolti nelle ultime 12 gare, il Fenerbahçe non è molto distante dalla corazzata temibile dei bei tempi di Zeljko Obradovic. Non tanto per la qualità generale degli interpreti, perché il talento diffuso è minore rispetto agli anni d'oro, ma per la quadratura e la solidità che coach Kokoskov è riuscito a infondere alla propria squadra dopo le tante sofferenze della prima metà di campionato. Che la striscia vincente, e la ripresa, siano poi iniziate esattamente con il reintegro di Marko Guduric, grandissimo cavallo di ritorno ed equilibratore per eccellenza del gruppo storico di Obradovic, varrebbe un discorso a parte, ma gli effetti sono chiari ed evidenti a tutti.
L'equilibrio che il Fenerbahçe è riuscito a trovare negli ultimi due mesi e mezzo di stagione, dopo quella disastrosa partenza da 5-10 che l'aveva fatto sprofondare nei bassifondi della classifica esponendo i limiti del ridimensionamento estivo e di quella che sembrava essere una partenza stentata di un nuovo ciclo, si sono invece rotti in casa Olimpia. Milano ha sofferto problemi di infortuni per tutta la stagione, ma, in qualche modo, è sempre riuscita a salvaguardare il proprio nucleo, quello zoccolo duro che funge da pilastro per sostenere l'intera squadra. Ma ora i forfait contemporanei di Malcolm Delaney e Zach LeDay sono stati un colpo troppo pesante da assorbire, soprattutto contro un avversario di quella qualità. Non solo, dalle loro assenze è emerso, in maniera chiara e netta, quanto i loro ruoli siano importanti per gli equilibri di squadra, anche nei lati più oscuri del gioco che esulano dalla semplice produzione di punti in attacco.
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03/03/2021 A 21:37

Malcolm Delaney, specialista sul pallone

Delaney non è mai stato un grande produttore di gioco per gli altri, questo è vero, la classica point-guard più tendente al ruolo di guard o del semplice playmaker d'ordine quando gli viene chiesto di tirare il freno a mano. Ma il lavoro svolto nella metacampo difensiva è stato la vera sorpresa di questa stagione. Vuoi anche a causa di quel problema al ginocchio che l'ha alla fine costretto a cedere all'operazione limitandone i movimenti offensivi, Delaney si è trasformato e riciclato nel miglior difensore della squadra in single-coverage sui playmaker avversari, un plus strano e inaspettato ma che si è perfettamente calato nel sistema di Messina, volto a portare grande pressione sulla palla con gli esterni.
In una partita come quella di ieri, con Nando De Colo e/o Marko Guduric da limitare sul perimetro, il lavoro di Delaney sarebbe stato decisivo. Messina ha provato a mantenere una strutturazione simile al consueto schierando Michael Roll nella sua posizione, ma, per quanto eccellente, l'opposizione dell'ex-Maccabi non è bastata. E, non potendo bilanciare al meglio i quintetti con trazione difensiva e offensiva, anche l'utilizzo di Sergio Rodriguez ne ha risentito. Un conto è quando il Chacho si alza dalla panchina per spaccare gli equilibri di una partita già precedentemente incrinata da Milano nella metacampo difensiva, un conto è quando la situazione resta livellata, se non tendente al negativo. E qui, torniamo al Rodriguez dello scorso anno, quando, pur essendo un giocatore fuori dal comune, non poteva esprimere al massimo la propria efficacia per un sovra-utilizzo generale.

Zach LeDay, grande spalla di Hines come perno del sistema

Senza Zach LeDay, invece, il record dell'Olimpia dice 2-2. Milano ha piegato Khimki Mosca e Maccabi Tel Aviv, squadre poco pesanti e/o pericolose nel verniciato, ma ha pagato dazio con Zenit San Pietroburgo e Fenerbahçe, formazioni che fanno invece della fisicità e del peso sotto canestro armi importanti del proprio arsenale. Contro il Fener, Milano è stata quasi doppiata a rimbalzo (40-21, con 15 offensivi concessi), numeri che hanno portato a una serie di extra-possessi nei momenti più critici della partita, frustrando anche buone difese con canestri evitabili da seconda opportunità. Per strutturazione fisica del roster e sistema difensivo generale, volto a rischiare molto sulle rotazioni e i rimbalzi dal lato debole con il lavoro in forte contenimento sul pallone dei lunghi, Milano è sempre stata esposta a serate negative a rimbalzo in questa stagione (non è certo un caso che sia penultima proprio davanti al Fenerbahçe, che risente però in queste cifre dell'avvio stagionale pessimo), ma, extra-possessi a parte, è mancato quel solito "scudo difensivo" che Hines e LeDay hanno ormai affinato dopo tanti mesi di convivenza (e di scuola del primo, Grande Maestro della propria metacampo, nei confronti del giovanotto in rampa di lancio).
Quell'atletismo, quelle rotazioni, quella capacità di scivolare contenendo il pallone sugli aiuti e sui cambi difensivi, sono mancati, com'era anche logico che fosse, con gli utilizzi prolungati di Micov e Datome da 4, giocatori con caratteristiche fisiche e tattiche completamente differenti: il Fenerbahçe ha saputo sfruttare le difficoltà con un primo tempo troneggiante in area (20/27 da due nei primi 20') e, quando poi l'Olimpia ha cercato di proteggere meglio il verniciato, è arrivata quella scarica di triple che ha fatto saltare definitivamente il banco nella ripresa (10 canestri da tre nel solo secondo tempo). Rivisti con quest'ottica, quei 100 punti che pesano come peggior prestazione difensiva stagionale in Europa, non sono poi così strani.
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