Una delle componenti di quando ci sono tanti infortunati, è che chi gioca sa che non viene fuori dal campo e che l'allenatore incazzoso lo lascia in campo. Perché non è che in panchina c'è uno che teoricamente può fare meglio. È una cosa che può funzionare, come successo oggi, ma altre volte può non funzionare - coach Ettore Messina.

#insieme: vincere di gruppo

L'hashtag che accompagna l'Olimpia Milano è #insieme. Che potrebbe anche essere inteso come retorico, ma non è questo il caso. Perché se c'è una cosa su cui sta lavorando Ettore Messina da un anno e mezzo a questa parte, è la costruzione di un gruppo, con una base e un'anima comune. Nel 13-7 che ha lanciato Milano al quarto posto in classifica, abbiamo quasi sempre raccontato di vittorie di gruppo, di squadra, corali. Perché l'Olimpia è stata costruita in questo modo. Per estrarre la propria forza non dal rendimento di una superstar, à la Mike James, Shane Larkin, Scottie Wilbekin e Alexey Shved, per intenderci, capaci di incidere con le proprie lune sull'andamento dell'intero team, nel bene o nel male (i casi Larkin e Shved sono abbastanza eloquenti in questa stagione per le rispettive squadre), ma dal fatto di essere capace di fare quadrato su se stessa. Perché non c'è gruppo migliore, anche extra contesto sportivo, di uno in cui si lavora in modo paritario, affiatato, sulla stessa lunghezza d'onda e con precisa assegnazione di ruoli. Attenzione, in particolare, a quest'ultimo aspetto, che potremmo chiamare anche responsabilizzazione individuale, o auto-responsabilizzazione. Perché è esattamente il concetto su cui Milano ha costruito la sua vittoria sul Bayern.
Eurolega
Trinchieri ritarda in conferenza, Messina s'infuria
22/01/2021 A 08:27
Sulla carta era una partita difficilissima. Anche qui, senza falsa retorica. All'andata fu durissima, una vittoria "di c..o" con quel tiro di Shields nel finale, per riprendere il commento ironico e piccato di Messina in conferenza stampa. E, da quel giorno, il Bayern si è infilato, in maniera impronosticabile alla vigilia, nell'élite del basket europeo. Guarda caso, proprio come la stessa Olimpia, estraendo la propria forza dalla compattezza del gruppo e dalla filosofia di un coach maestro in questa prospettiva, come Andrea Trinchieri. Milano si giocava una fetta importante nella corsa playoff, senza quattro uomini in rotazione, un reparto esterni sottilissimo e un mix nel settore-lunghi tutto da riscoprire. Perché far convivere tre centri di ruolo nella pallacanestro moderna dello spacing è materia piuttosto complicata.

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Il fattore mentale: concentrati, ma leggeri

Eppure, quella rotazione sostanzialmente ad otto, quell'essere contati e con il serbatoio della benzina non certo traboccante considerata la sfilza di doppi turni giocata nell'ultimo mese e mezzo, si è tramutato, alla fine, in un vantaggio. In partite come queste, con una posta in palio così grande, un avversario così tosto, temuto e rispettato e un livello alto di pallacanestro, la testa fa la differenza prima di ogni questione tecnico-tattica. E la testa di Milano c'è riuscita. Concentratissima, sì, ma allo stesso tempo anche molto più leggera e sgombra di quella avversaria. Perché, in un certo senso, ha prevalso l'idea che, in ogni caso, più di così non si sarebbe potuto fare con gli uomini a disposizione. Non è un caso che i due giocatori forse maggiormente sotto esame, Riccardo Moraschini e Kaleb Tarczewski, abbiano risposto in maniera molto positiva. Season-high da 11 punti e un'intensità difensiva straordinaria per il primo, altro season-high da 7 rimbalzi ed enorme concentrazione per il secondo, sempre attento a chiudere il verniciato senza incappare in falli sciocchi contro una squadra che tende ad attaccare il canestro a ripetizione con i post-up dei lunghi.
Avere la testa sulla stessa linea d'onda e un vantaggio mentale di partenza sull'avversario hanno generato la miglior prestazione collettiva difensiva della stagione. Anche qui, non un caso. Perché è vero che la difesa è fatta anche di fondamentali e trucchi del mestiere che si imparano soltanto con anni e anni di esperienza, ma, per la maggior parte, è testa, voglia, desiderio, compattezza. È dalla qualità di una difesa che, in linea generale, si può misurare la compattezza di una squadra. E, in questo senso, il primo tempo, ma anche i primi tre quarti, sono la fotografia di una situazione ottimale. Ha funzionato tutto, in qualsiasi situazione, uomo, zona 3-2, press-allungata sui 28 metri, post-up. Milano si è mossa all'unisono con tutti i suoi effettivi, come un unico corpo comune, e ha trovato sempre maggior fiducia e compattezza azione dopo azione, in un crescendo continuo che l'ha tenuta, anche sul +29, a mantenere quel muro inattaccabile in area. La cosa più bella per qualsiasi allenatore.

Sergio Rodriguez brucia la sirena del primo tempo con una tripla

Ognuno nel suo ruolo, ma tutti protagonisti

La rotazione, alla fine, è stata a dieci, undici se consideriamo lo sprazzo conclusivo concesso a Davide Moretti per i suoi primi punti della carriera in Eurolega. Ma anche le seconde linee si sono calate nel ruolo alla perfezione. Andrea Cinciarini, in questo, è una sicurezza. Sguinzagliato a freddo nel terzo periodo, ha contribuito, se possibile, ad alzare ancor di più quel livello di grinta difensiva di squadra. Ma l'immagine più significativa è probabilmente quella di Paul Biligha. Dopo lo shampoo ricevuto al rientro in panchina in un secondo periodo dall'impatto difficile, ha risposto con quella doppia stoppata sulla sirena del terzo dai connotati mutombiani. Una giocata che è valsa un lungo abbraccio con Ettore Messina a gioco fermo, tra un quarto e l'altro. Il gruppo si fa anche così. Soprattutto così.

Paul Biligha arriva ovunque: doppia stoppata sulla sirena del terzo quarto

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