Qualche ora prima di Milano-Valencia, quasi per una strana coincidenza, Eurolega pubblica uno studio sulla produttività offensiva, quarto per quarto, delle migliori squadre. Ne risulta che l'Olimpia, finora, è stata nettamente il top di gamma nel secondo periodo, con una media di punti per possesso pari a 1.18 e il 48% dall'arco nel frangente. E, contro Valencia, arriva un secondo quarto da 33-16 (con parziale poi decisivo di 16-2 in quattro minuti) e una partenza con 9/11 da tre. "Guarda caso...", si potrebbe dire. Invece no, la casualità c'entra veramente poco.
Pur con tutte le difficoltà di gestione del caso, la profondità del roster sta facendo la differenza. Anche in una serata senza Shavon Shields e Vlado Micov (guarito sì, ma ancora inutilizzabile). Il lusso di poter far alzare dalla panchina campioni del calibro di Gigi Datome, Kyle Hines e Sergio Rodriguez dà un netto vantaggio rispetto alle seconde linee avversarie. Ed è esattamente quanto successo nella vittoria con Valencia, su entrambi i lati del campo. Con due protagonisti assoluti: Datome da una parte, Hines dall'altra.

Datome-Hines, incarnazione perfetta dell'Olimpia in attacco e in difesa

Eurolega
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12/01/2021 A 21:31
Gigi non ha più sbagliato una partita dalla doppia notte di Istanbul. A dispetto della carta d'identità e di quell'infortunio muscolare che lo ha azzoppato alla metà del girone d'andata, costringendolo letteralmente a trascinarsi per un paio di settimane. 27 punti sono tanti, una cifra mai raggiunta da nessun compagno in questa stagione di Eurolega (e pensare che sarebbero potuti anche essere 29, nuovo career-high, se non avesse sbagliato il tiro forse più facile della serata nel finale...), ma arrivati in maniera totalmente naturale, perfetto sbocco di un attacco che ha girato con una fluidità e un timing tra i migliori mai visti quest'anno.
Ma mentre Datome, Delaney (un altro in crescita vistosa) e compagni martoriavano il canestro di Valencia, sul lato opposto agiva, silenzioso, l'ammiraglio della difesa. Anche senza brillare sul box-score (come al solito, diremmo...), Kyle Hines ha fermato tutti. Nel 16-2 del secondo periodo così come nel 17-4 che ha poi rispaccato la partita nel finale. Certo, ha avuto la sua buona dose di aiuto (Jeff Brooks e Michael Roll sono stati altrettanto efficaci quanto silenti nel primo break, ma il Baffo è diventato ormai uno specialista dei migliori momenti difensivi biancorossi), ma ha coperto gli spazi in maniera tale da far sembrare di poter fare anche tutto da solo. Con una personalità, un'esperienza e un carisma che, ancora una volta, spiegano quelle quattro coppe alzate in carriera. Potremmo anche aggiungere i momenti in cui ha funto da portatore di palla aggiunto per battere a ripetizione il pressing allungato del Valencia, ma ci addentreremmo in un altro argomento che avrebbe bisogno di tante pagine per essere sviscerato.

Lavagna tattica: vantaggi e svantaggi nel front-court

C'è anche un motivo tecnico alla base di tutto questo? Certo. Valencia è una squadra con cui Milano si accoppia bene, come, del resto, tutte le squadre con un front-court relativamente leggero, situazione resa ancor più favorevole dall'assenza di Bojan Dubljevic, unico big-man con stazza e movimenti sotto canestro. Senza un'opposizione credibile in area, l'Olimpia ha potuto giocare la sua motion offense con ottima efficacia, sfruttando i vantaggi presi dal palleggio e dal movimento di palla sul perimetro per costruire tiri puliti sui ribaltamenti imbeccando le bocche da fuoco più calde e migliori: le 16 triple a bersaglio valgono il season-high di squadra, con una percentuale inferiore soltanto alla sparatoria da 13/19 contro il Khimki, avversario che, per usare parole gentili, tende a non preoccuparsi in maniera eccessiva della metacampo difensiva.
Quegli stessi vantaggi si sono ripresentati sulla parte opposta del campo, dove Milano ha potuto giocare la sua classica pallacanestro difensiva di aggressività sul pallone e contenimento delle penetrazioni con i lunghi, potendo abbondare con aiuti e recuperi senza correre eccessivi rischi nello scoprire il verniciato, poco occupato da avversari diretti che raccolgono la maggior parte del loro fatturato in situazioni di pop (Mike Tobey) o in isolamento dal palleggio (Derrick Williams). Insomma, il terreno di caccia ideale per Kyle Hines, che ha potuto difendere a modo suo su tutto e tutti. Ah, eh senza il polo opposto dell'asse in Shavon Shields. Mica male...
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