Zenit San Pietroburgo-Real Madrid 71-75

Di Marco Arcari. Dopo l’incredibile k.o. contro il Khimki, il Real Madrid rialza la testa e lo fa espugnando con autorità la Sibur Arena di San Pietroburgo. Battuto uno Zenit comunque mai domo, che vende cara la pelle nei momenti di maggiore difficoltà e china la testa solo nel finale, davanti allo strapotere fisico di Walter Tavares e all’organizzazione di una squadra tutt’altro che in crisi. Gabriel Deck è assoluto protagonista nella partenza sprint dei Blancos, segnando ben 6 dei primi 8 punti della sua squadra. Carlos Alocen dimostra finalmente di essersi meritato i galloni di play titolare in un club così importante e, insieme al solito Tavares, propizia il break con cui gli ospiti volano sul +11 (11-22). Il centro capoverdiano arriva a 10 punti e 6 rimbalzi nel solo 1° quarto, e rappresenta la spiegazione principale della differenza a livello di percentuali al tiro da 2 (1/5 Zenit, 10/16 Real) e lotta a rimbalzo (5-12).
Eurolega
Assenze ed equilibri saltati: i limiti dell'Olimpia da 100 punti subiti
04/03/2021 A 11:05
Kevin Pangos si conferma giocatore letale su qualsiasi pick&roll, piazzando un 5-0 personale che impedisce la fuga del Real (20-29 al 13’). La difesa della squadra allenata da Pablo Laso è, per larghi tratti, ermetica, e solo giocate estemporanee, spesso propiziate da Pangos, consentono allo Zenit di trovare punti. Il rientro sul parquet di Tavares spezza ulteriormente gli equilibri a totale vantaggio del club madrileno, ma è Pangos a prendersi nuovamente la scienza con la bomba che brucia la sirena per il 29-38 di metà gara. Lo Zenit approccia la ripresa con un’intensità totalmente diversa, sfruttando le penetrazioni di Alex Poythress e piazzando un break di 9-0 (con annesso esaurimento del bonus falli di squadra del Real in meno di 2’). Il parziale casalingo si amplia fino al 14-3, col club allenato da Xavi Pascual che trova il primo vantaggio di serata (43-41) al 25’.
Dopo lo show personale di Will Thomas, è Billy Baron a realizzare tre giocatone spacca-match consecutive (compreso un gioco da 4) e 8 punti in fila per la fuga della squadra di S. Pietroburgo (58-52) in chiusura di 3° quarto. Jaycee Caroll suona la carica per la rimonta dei Blancos, inventandosi canestri irreali sull’ottima difesa dello Zenit, ma è la coppia Deck-Laprovittola a firmare nuovamente la parità (66-66) a 3’ dalla sirena. Il playmaker argentino sale in cattedra con ottime penetrazioni, favorite da una difesa troppo lassa dei padroni di casa, riporta in vantaggio il Real, ma è Tavares a suggellare il successo con due giocate spettacolari, entrambe contro Poythress. Prima la stoppatona, poi la bimane che vale il poster sull’avversario e che chiude la contesa. MVP ovviamente Tavares (16 e 9 rimbalzi), 15 per Deck. Allo Zenit non bastano Pangos (14 e 7 assist) e le bombe di Baron.
  • Zenit: Zakharov, Pangos 14, Fridzon, Hollins 9, Thomas 9, Baron 12, Khvostov, Trushkin, Zubkov 2, Poythress 11, Ponitka 10, Black 4. All. Pascual.
  • Real: Causeur , Abalde , Tyus , Laprovittola , Reyes , Alocen , Deck , Garuba , Carroll , Tavares , Thompkins , Taylor . All. Laso.
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Anadolu Efes Istanbul-CSKA Mosca 100-70

Di Daniele Fantini. L'Efes scatena la tempesta quasi perfetta. Perché per qualche istante, sul +33 a 1'41" dalla sirena, la squadra di coach Ergin Ataman assapora anche il sogno di ribaltare la differenza canestri vendicando il clamoroso -35 sofferto nella sconfitta a Mosca nella gara d'andata. L'ebbrezza rimane tale, ma il +30 conclusivo, unito al devastante +32 della scorsa settimana nel derby contro il Fenerbahçe, lancia un segnale chiarissimo alla concorrenza: la cavalcata dell'Efes prosegue con la sesta vittoria consecutiva (margine medio +19.5 punti), e il quarto posto ora tenuto in compagnia dell'Olimpia Milano (17-10) ha un chiaro retrogusto di biglietto già quasi prenotato per le Final Four di Colonia. Alla faccia di chi, dopo la prima metà di stagione molto balbettante, lo vedeva già destinato a chiudere un grande ciclo rimasto incompiuto.
La partita di Istanbul non ha storia, a partire dall'atteggiamento, dall'intensità e dalla chimica espressa da due squadre che stanno vivendo momenti diametralmente opposti. Mentre l'Efes vola tornando a sprigionare quell'attacco spaziale che lo aveva caratterizzato per l'intera scorsa stagione prima della sospensione per la pandemia di coronavirus, il CSKA continua a mostrare evidenti segni di scricchiolii interni, ben espressi dal quinto ko nelle ultime otto gare: agonismo e consistenza difensiva sono scarsi se non nulli, e l'Efes può prendere rapidamente il controllo dell'inerzia volando sul +18 alla fine del primo periodo (31-13) e toccare il +27 (55-28) in un primo tempo dominato su entrambe le metacampo. Al rientro dagli spogliatoi si gioca soltanto per la differenza canestri, con un CSKA tremebondo, frustrato e nervoso, come spiegato anche dall'espulsione di Daniel Hackett per doppio tecnico a inizio ripresa.
Vasilije Micic è l'MVP di una serata dominata con una lunga serie di giocate fruttuose dal palleggio (21 punti, 8 assist, 6 rimbalzi), ben supportato da Sertac Sanli, ormai "protetto" da coach Ataman per la sua capacità unica di aprire il campo con grande pericolosità nel tiro da fuori, caratteristiche che si sposano alla perfezione con il sistema offensivo dell'Efes. In generale, sfavilla l'intera batteria esterni della squadra turca, coadiuvata anche da un'opposizione difensiva con tenacia e qualità stranamente scadenti. Kruno Simon (11+4 assist) Rodrigue Beaubois (11) e Shane Larkin (11 dalla panchina ma poi largamente utilizzato nel corso della gara) spaccano la prima linea a piacimento, regalando brani di pallacanestro offensiva di grande spettacolo ed efficacia. Solida anche la prestazione dei big-man, con un Chris Singleton concentrato (12) e un Bryant Dunston capace di dare profondità e peso in vernice quando chiamato in causa (9 in 12' dalla panca).
Il CSKA mantiene il secondo posto in classifica (18-9) ma si ritrova ormai tallonato da una lunga serie di inseguitrici all'interno di una volata playoff serratissima. Le 19 palle perse complessive, il misero 29% dall'arco e il 74% concesso da due punti agli avversari sono ottimi indicatori della difficoltà di una serata da dimenticare. Non servono i 14 punti di un Toko Shengelia comunque oscuro, così come tutti gli altri big della squadra di coach Itoudis: detto dell'espulsione di Hackett in avvio di ripresa, Will Clyburn (4 punti in 21') appassisce dopo l'ottima prestazione contro il Maccabi mostrando tanta ruggine per il lungo stop, mentre Mike James (5 punti, 1/9 al tiro) si auto-esclude dalla partita con un atteggiamento che rasenta l'indisponenza, punito con una lunga permanenza in panchina nel finale.
  • Efes: Beaubois 11, Micic 21, Simon 11, Moerman 8, Sanli 14; Larkin 11, Singleton 12, Balbay, Anderson 3, Dunston 9. N.e.: Tuncer, Pleiss. All.: Ataman.
  • CSKA: James 5, Hilliard 7, Kurbanov 3, Shengelia 14, Bolomboy 8; Lundberg 7, Hackett 7, Antonov, Strelnieks 5, Voigtmann 10, Clyburn 4, Eric. All.: Itoudis.
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Maccabi Playtika Tel Aviv-Valencia Basket 84-72

Di Davide Fumagalli. Brutto scivolone, il secondo in una settimana, per Valencia che perde 84-72 a Tel Aviv contro il Maccabi nel Round 28 e rischia seriamente di compromettere l'aggancio alla zona playoff. La squadra di Ponsarnau infatti ha ora un bilancio pari, 14-14, a tre vittorie dell'ottavo posto dello Zenit: in Israele gli iberici si sciolgono nella ripresa, subiscono la fisicità a rimbalzo degli avversari e non riescono ad incidere aldilà delle 11 triple segnate (44% da due e appena 7 su 8 ai liberi); i migliori sono Labeyrie, 18 punti, e Van Rossom, 14, mentre Dubljevic sfiora la doppia doppia, 9 punti e 9 rimbalzi. Spezza il momento negativo invece il Maccabi che, dopo quattro ko di fila, l'ultimo col CSKA, risorgono e piazzano un successo che però difficilmente li rilancia nel discorso playoff, visto il record di 11-15. La squadra di Sfairopoulos però vendica il cocente ko dell'andata e vince con merito con un gran secondo tempo, tenuto conto che Wilbekin gioca appena 12' minuti senza segnare alcun punto. Brilla Dorsey, 17 punti, decisivi Jones e Casspi, 14 a testa, e Ante Zizic, 13 punti e 6 rimbalzi. La differenza la fanno il 60% da due, il 21 su 24 ai liberi (il triplo di quelli tentati da Valencia) e la lotta a rimbalzo, 11 a 4 nella ripresa, 5 a 1 in attacco (16-20, 3-8 offensivi prima dell'intervallo).
A Tel Aviv l'inizio di partita è tutto di Valencia che domina a rimbalzo, tira meglio da fuori, va a +5 con Sastre e alla prima pausa conduce 18-14. Nel secondo quarto il Maccabi ricuce lo strappo e sorpassa con Bender, poi è un continuo botta e risposta, Prepelic replica a Dorsey dall'arco, Casspi segna in schiacciata il 31-30 dopo un banale errore di Dubljevic, e all'intervallo rimane l'equilibrio, pur se sono gli spagnoli a condurre 35-33.
Nella ripresa il ritmo si alza, il Maccabi parte con un break di 6-0 firmato Caloiaro e Zizic, va avanti 39-35 e di fatto ci resterà fino al termine. Valencia tiene botta con Van Rossom e Kalinic, il serbo mette la tripla del sorpasso sul 53-51, ma la replica dei padroni di casa è immediata, Bender segna in tap-in, e poi Hunter realizza a rimbalzo offensivo sulla sirena del terzo quarto per il 62-56. Nel quarto periodo l'inerzia resta al Maccabi, la squadra di Sfairopoulos prosegue il suo show a rimbalzo, e arriva il +10 sul 71-61 coi soliti Bender e Zizic. L'ultimo sussulto di Valencia lo firma Labeyrie con la tripla del -6, 74-68, ma i padroni di casa non perdono la bussola, Dorsey mette i liberi del nuovo +11 e poi è Casspi a chiudere il discorso con la bomba dell'82-68 a poco più di un minuto dal termine.
La prossima settimana, Round 29 (11 e 12 marzo), il Maccabi sarà di scena ad OAKA contro il Panathinaikos mentre Valencia giocherà in casa a La Fonteta contro il Fenerbahce, altro match delicatissimo nella corsa ai playoff.
  • Maccabi: Bryant 6, Wilbekin, Jones 14, Caloiaro 6, Hunter 2, Cohen, Casspi 14, Dorsey 17, DiBartolomeo 4, Blayzer, Bender 8, Ziziz 13. All. Sfairopoulos.
  • Valencia: Marinkovic, Prepelic 8, Pradilla, Puerto, Labeyrie 18, Van Rossom 14, Tobey 4, Kalinic 11, Dubljevic 9, Williams 2, Hermannsson 4, Sastre 2. All. Ponsarnau.
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FC Bayern Monaco-Panathinaikos Opap Atene 76-71

Di Daniele Fantini. Un'alta serata di grande solidità, compattezza e tenacia difensiva regala al Bayern Monaco il sesto successo nelle ultime sette gare con annessa riconquista del terzo posto in classifica (18-10) a scapito della nostra Olimpia Milano, attesa dalla difficile trasferta di Kaunas venerdì sera (ore 19.00, LIVE-Streaming su Eurosport Player). Il lavoro nella propria metacampo fa ancora la differenza all'interno di una serata in cui Wade Baldwin sfiora il suo career-high (29) bissando l'ottima prestazione di due giorni fa nel successo contro la Stella Rossa: 27 punti, 6 assist, 4 rimbalzi, 3 recuperi e la sensazione costante e continua di potersi creare dal palleggio in ogni momento uno di quei suoi classici tiri comodi dalla media distanza, lì dov'è più letale.
Eppure, nonostante l'assenza di Nemanja Nedovic e una situazione di classifica ormai compromessa da settimane, il Panathinaikos lotta, toccando anche il +11 alla metà del secondo periodo prima di ritrovarsi travolto dalla potenza difensiva del Bayern e da una serie di trappole a centrocampo che, martoriando il malcapitato Shelvin Mack (tre palle perse consecutive sui raddoppi), innescano un contro-break improvviso e violento per il +1 dell'intervallo lungo (37-36), griffato da una tripla con fallo di Baldwin sulla sirena. Spinto ancora da Baldwin, dalla concretezza di Vladimir Lucic (grande spalla con 14 punti e tre triple) e da una difesa asfissiante sul pallone e in grado di costruire un fortino invalicabile attorno al verniciato, il Bayern prende possesso dell'inerzia emotiva della gara nel terzo periodo tentando la fuga sul +8 (50-42), anche grazie a un infortunio che costringe Georgios Papagiannis a salutare la contesa con largo anticipo (10 punti in 19' per il centro greco).
Ma, quando sembra ritrovarsi ormai con l'acqua alla gola, il Panathinaikos risorge sfruttando le incertezze di un attacco avversario che fatica a pungere senza le invenzioni del suo playmaker e, sfruttando l'unico momento positivo di Mack in cabina di regia unito a una fiammata di Eleftherios Bochoridis (10 dalla panchina) e all'attività sotto i tabelloni di Zach Auguste (8) e Ben Bentil (8 e 8 rimbalzi), riequilibra la situazione con un fugace controsorpasso in avvio di quarto periodo (57-59). Il baratro, però, è vicino. Minacciato e punto sul vivo, il Bayern ritrova quadratura difensiva e, quando Baldwin si riaccende con le sue esecuzioni ineffabili dal palleggio, il break decisivo è pronto ad arrivare, puntuale e deciso. Al Panathinaikos, che incassa la terza sconfitta in fila scivolando a 9-17, non servono i 14 punti di Mario Hezonja, alla sua seconda uscita stagionale in maglia Green ma ancora lontano dal trovare il suo vero ruolo nel gruppo.
  • Bayern: Baldwin 27, Weiler-Babb 2, Lucic 14, Johnson 4, Reynolds 10; Kraemer, Seeley, Zipser 7, Gist 5, Sisko 3, Radosevic. N.e.: Flaccadori. All.: Trinchieri.
  • Panathinaikos: Sant-Roos 2, Hezonja 14, White 5, Mitoglou 6, Papagiannis 10; Mack 5, Bochoridis 10, Kaselakis 3, Kalaitzakis, Bentil 8. N.e.: Diplaros. All.: Kattash.
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