Nella pallacanestro e nell'Eurolega moderna di grandi attacchi e di giocatori con qualità tecniche individuali sopraffine, il Barcellona ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che le super-potenze continentali basano in realtà il grosso della propria forza sulla metacampo difensiva. In questi mesi, abbiamo parlato tantissimo della difesa di Milano, in termini di qualità, compattezza, solidità e coordinazione generale tra uomini e reparti. Il sistema difensivo ha permesso all'Olimpia di pavimentare il cammino verso il ritorno ai playoff dopo sette anni di assenza (con tutti gli scongiuri del caso, considerando il fatto che, al momento, la matematica non è ancora in grado di dar nulla per certo). Ma, se possibile, il Barcellona sublima gli stessi concetti di Milano a un livello ancora più elevato, sfiorando, se non superando, la perfezione.
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I 56 punti concessi all'Olimpia nel grande trionfo del Forum valgono la seconda miglior prestazione difensiva stagionale dopo i 55 subiti in una larghissima vittoria di inizio stagione sui resti sbiaditi del Fenerbahçe, squadra al tempo molto differente da quella odierna. È stato un colpo di martello, un segnale chiaro, un'affermazione potente e violenta della forza di squadra in una delle partite più significative della stagione, arrivata, non a caso, all'alba dei playoff e sul campo di una diretta concorrente. È come se il Barça avesse voluto ribadire, di fronte a tutte le rivali per il titolo: "Ehi! Milano sarà anche tostissima, ma la miglior difesa d'Europa restiamo sempre noi". D'altronde, i numeri non mentono. Il Barcellona ha sempre occupato la posizione di vertice in quella speciale classifica: prima, con soli 72.7 punti concessi di media a gara, e con una forbice molto grande su Zenit (75.4) ed Efes (75.5), dirette inseguitrici (per completezza di dati, Milano è ottava, con 77.7).
Eurolega
Il Barcellona è un muro: Milano cade 72-56 e torna al terzo posto
19/03/2021 A 21:32

Shavon Shields, #31 of AX Armani Exchange Milan in action during the 2020/2021 Turkish Airlines EuroLeague match between AX Armani Exchange Milan and FC Barcelona at Mediolanum Forum on March 19, 2021 in Milan, Italy

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Nel successo di Assago, il sistema difensivo del Barcellona ha funzionato alla perfezione. In area non si entra, è un muro, quasi invalicabile. E sul perimetro non si passa. Né dal palleggio, né cercando di costruire tiri ad alta percentuale con il movimento di palla. Tenacia, durezza, concentrazione, fisicità e coordinazione sono perfetti. Non esistono, o almeno contro Milano non sono esistiti, anelli deboli da attaccare. Nessuno. Un sistema del genere è il sogno di qualsiasi allenatore, e Sarunas Jasikevicius è riuscito a costruirlo subito, nel suo anno zero sulla panchina blaugrana. Un caso? Nossignore.
Sin dai suoi esordi con le primissime versioni dello Zalgiris Kaunas, Jasikevicius è sempre stato un allenatore capace di replicare se stesso sul campo da gioco. Le sue squadre sono lo specchio della sua personalità, da giocatore prima che da coach. Tenaci, rabbiose, agonistiche, sempre pronte a giocare alla morte su ogni singolo possesso. Jasikevicius è stato capace di portare squadre assolutamente normali a livelli di eccellenza straordinaria (pensiamo al terzo posto dello Zalgiris nel 2018, o ai quarti di finale disputati l'anno successivo) e ora sta dimostrando di poter gestire con la stessa fame anche gruppi con caratteristiche qualititative generali molto più importanti. Un successo totale, su tutta la linea.

Sarunas Jasikevicius, Head Coach of FC Barcelona talk to Adam Hanga, #8; Brandon Davies, #0; Nick Calathes, #99; Roland Smits, #10; and Alex Abrines, #21 of FC Barcelona during the 2020/2021 Turkish Airlines EuroLeague Regular Season Round 9 match between

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Giocare per Jasikevicius, così come per qualsiasi grande allenatore, non è mestiere per tutti. Servono carattere, personalità, mentalità, caratteristiche in cui lui possa trovare qualcosa che rispecchia il suo io più profondo, su cui poggiare le basi per un grande lavoro di trasformazione. Perché Jasikevicius non sceglie i giocatori più adatti al suo sistema. Lui li forma, partendo da una base comune. Gli esempi, ormai, sono tantissimi. Da Brandon Davies, esploso allo Zalgiris e ora di nuovo con lui a Barcellona, a Zach LeDay, protagonista di una stagione di efficacia sorprendente a Milano. Saras ha dominato in campo per due decenni. Ora prepariamoci. Perché farà altrettanto anche in panchina. Se non per un periodo ancora più lungo.
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