Sì, ma è buono per l'Eurolega? La domanda era sorta legittima, quando, lo scorso giugno, Kevin Punter firmò per l'Olimpia Milano. Sostituiva Nemanja Nedovic, giocatore rimasto oscuro per molti versi in un biennio frastagliato dagli infortuni, ma che, in quei rari guizzi di buona salute, aveva dimostrato di poter far canestro senza sforzo anche dal parcheggio. Cosa che sta facendo, anche se calato in un contesto completamente diverso, quest'anno con il Panathinaikos. Certo, il curriculum di partenza non era male. Punter aveva vinto la Champions League per due anni consecutivi brillando nelle finali, aveva mostrato un talento offensivo notevole nella sua annata a Bologna, ma c'erano altri dettagli stonati: la frattura con Djordjevic e la chiusura non felice del rapporto con la stessa Virtus gettavano ombre sul suo lato caratteriale, e le difficoltà incontrate nelle sue prime gare da rookie in Eurolega con l'Olympiacos sembravano tracciare una chiara linea di confine per il suo livello.
Poi, ci fu quella seconda parte di stagione con la Stella Rossa dove, da panchinaro spacca-partite, iniziò a macinare canestri a raffica, balzando da 6.8 a 15.9 punti di media a gara. Il contesto era particolare, considerata la scarsa potenza di fuoco collettiva di quella squadra, ma, improvvisamente, Kevin Punter cominciò a far drizzare antenne un po' ovunque. Il campione di partite disputate (soltanto 12) era molto piccolo, e la sospensione per la pandemia tolse la possibilità di verificarne continuità e finale, ma la sensazione era abbastanza chiara: questo ragazzo ha una fame atavica di emergere, e se valesse una scommessa? Il rischio, d'altronde, era calcolato. Se avesse sbagliato, sarebbe stato comprensibile. Le attese, comunque, erano relative. Ma se avesse imbroccato...
19,17,14,11,17,15,14. Sono i tabellini di Punter nelle gare di Supercoppa, cui si aggiungono i 26 sparati nella finale del We're back Tour di Kaunas contro lo Zalgiris. Ecco, l'inizio era di quelli che non solo facevano presagire buone cose, ma che spiazzavano anche le aspettative migliori. E le conferme non hanno tardato ad arrivare quando la stagione è cominciata per davvero. In questo momento, Punter è il top-scorer dell'Olimpia in Eurolega con 14.9 punti di media, ammassati in poco più di 25 minuti a gara. I 27 punti rifilati all'Olympiacos nella più classica delle partite da ex valgono il suo massimo in stagione e in carriera. Tredici sono arrivati nel solo quarto periodo. Una raffica per risollevare una Milano riagganciata nonostante quel +18 costruito con forza nel secondo quarto.
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Punti e percentuali al tiro (41.3% da tre) sono gli indicatori più semplici e immediati per valutare le qualità e l'impatto di un attaccante, ma per Punter bisognerebbe andare oltre. Perché quel che più sorprende è il modo con cui quei punti arrivano, e il timing all'interno della partita. Quando serve un tiro importante in un momento importante, Milano si affida spesso a KP. E lui ha un bagaglio di soluzioni enciclopedico da cui attingere. Il tiro da fuori è quasi banale se confrontato con il resto del repertorio unito alle capacità di lettura della difesa. Punter sa ammazzarti in ogni modo. Con il palleggio-arresto e tiro, in penetrazione, e con quel lavoro dal sapore molto vintage di ricciolo sui blocchi che spiazza la difesa a ripetizione.
Ma considerare KP alla stregua di un canestraro sarebbe altrettanto errato. Perché il lavoro svolto sull'altra metacampo è ugualmente brillante, soprattutto per chi lo ricorda nella sua versione più pigra in maglia Virtus. Con quella strutturazione fisica molto particolare, dotato di braccia lunghissime e gambe scattanti per scivolare, Punter è un difensore di qualità sia sul pallone che off the ball, e non è un caso che venga utilizzato anche nelle staffette per limitare i grandi esterni avversari. D'altronde, con quelle basi fisiche, la difesa è una questione di applicazione e mentalità. E qui arriviamo all'ultimo punto, già accennato in apertura. Quella fame atavica di emergere.
Il linguaggio del corpo di Punter è l'indicatore migliore. KP stupisce per focus, concentrazione, aggressività e agonismo, in ogni possesso. È un giocatore emotivo e molto comunicativo. In difesa parla tantissimo. In panchina anche. La sua voglia di vincere si capta da ogni suo piccolo movimento. Unita alla voglia di migliorare. Punter non ascolta Messina. Pende letteralmente dalle sue labbra ogni volta in cui lo chiama a sé per dargli un suggerimento, un'indicazione, una motivazione. La fiducia è reciproca, e totale. E il campo, in questi casi, non mente.
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