La conquista dei playoff è un traguardo storico, più importante dei due trofei già messi bacheca in questa stagione. Il linguaggio del corpo di coach Messina parla chiaro. Quei sorrisi, quella voglia di soffermarsi a parlare e scherzare con i giocatori in panchina, disinteressandosi delle fasi conclusive della partita, sono espressioni che, finora, non avevamo mai visto. Avremo tempo per parlarne la prossima settimana, quando seeding e accoppiamenti saranno finalmente definiti all'interno di uno scacchiere che, a due sole giornate dal termine della regular-season, resta ancora aperto a una miriade di combinazioni possibili, tanto è grande il livello di equilibrio in questa stagione iper-competitiva. Per il momento, concentriamoci sul classico "qui e ora", perché la partita di Belgrado ha regalato tanti suggerimenti e indicazioni sul modo in cui l'Olimpia potrà terminare la volata playoff.

Difesa e attacco: la stessa Milano dei momenti migliori

Una premessa è d'obbligo. Milano ha incontrato l'avversario giusto nel momento giusto. Quando serviva una risposta forte alle difficoltà delle ultime settimane, la Stella Rossa, indebolita da qualche assenza importante e ormai priva di qualsiasi ambizione, si è prestata come partner perfetto per una vittoria potenzialmente scaccia-crisi. L'inferiorità dell'avversario aiuta, certo, ma poi le partite vanno anche vinte. E, in questo, Milano è stata perfetta. Riproponendo le stesse fattezze, o comunque molto simili, a quelle della lunga serie di trionfi tra gennaio e febbraio, lì dove sono state gettate le vere fondamenta per la qualificazione ai playoff.
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La qualità difensiva non è mai stata un problema, nemmeno nelle sconfitte. Milano ha sempre lottato e combattuto, restando aggrappata alla forza espressa nella propria metacampo. I segnali più allarmanti venivano da altrove. Da un attacco frenato nel ritmo, nella fluidità e nell'inventiva, e da un calo generale della resa degli interpreti principali, vuoi dovuto anche alla consunzione di una stagione dura e infinita. In soldoni, un crollo diffuso della fiducia, arma psicologica che sta alla base di ogni gruppo e progetto vincente. A Belgrado la spirale negativa sembra aver invertito il proprio circolo. È un'indicazione importante, perché affrontare la fase clou della stagione con un gruppo in crisi rischia, ovviamente, di gettare un'ombra di dubbio sminuendo la qualità di un percorso comunque straordinario.
L'attacco ha prodotto 93 punti, tanti anche a prescindere dalla resistenza dell'avversario. Anche i numeri esprimono qualità generale: 14 triple segnate con il 52% di squadra dall'arco, 26 assist su 32 canestri realizzati, soltanto 6 palle perse, la maggior parte delle quali a partita ormai finita e con il risultato in ghiaccio. La squadra ha giocato bene, esprimendo lunghi brani di ottima pallacanestro esplosi con quei 28 punti infilati nel terzo quarto. Quello decisivo. Quello in cui era arrivato invece il grosso tracollo nelle due sconfitte con Barcellona e Baskonia.

Il recupero degli uomini-chiave

In questi mesi abbiamo spesso sottolineato l'importanza dello zoccolo duro dei grandi veterani, partendo dal trittico dei "New Old Boys" Rodriguez-Datome-Hines a quello della gioventù raspante Punter-Shields-LeDay. Con Delaney sempre ai box, il momento di appannamento è stato contagioso, perché li ha colpiti tutti, quasi in contemporanea, snaturando l'anima dell'Olimpia nelle ultime due settimane. Ma ora, dopo Belgrado, la fiducia sembra essere ritornata, perché tutti, nessuno escluso, hanno fornito risposte intriganti.
A Punter, abbiamo visto, è bastato infilare un canestro dopo un inizio spuntato per accendersi come il più letale dei tiratori di striscia. Shields ha fatto lo stesso, tornando quel giocatore semi-incontenibile nel mid-range. LeDay, il più involuto dopo l'infortunio sofferto in Coppa Italia, è tornato sul pezzo andando quasi oltre le aspettative, infilando quelle quattro triple a dimostrazione di un focus e una fiducia nei propri mezzi pienamente ritrovati. I grandi vecchi hanno fatto il loro, portando esperienza e qualità. Dalle spaziature perfette di Datome, agli assist regalati da Rodriguez per coinvolgere l'intera squadra, alle difese marmoree di Hines nel verniciato, a un Micov finalmente più pimpante dopo i tanti problemi di infortuni. Insomma, tutto quello che, il mese scorso, aveva portato Milano a far girare tante teste in Europa.
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