A Barcellona ha cominciato la sua vera carriera, se n'è subito innamorato, ci è tornato per uno degli ultimi saluti e ora è pronto a riprendersela, questa volta in giacca, cravatta e con la lavagnetta in mano. A sua volta, Barcellona non l'ha mai dimenticato, riallacciando quel legame nato vent'anni fa. Perché se a Saras è mancato tutto di lei, dalla città, alla qualità della vita, alla tradizione e alla passione per la pallacanestro che si respira in ogni angolo, Barcellona, in questo momento, ha bisogno più che mai del carisma e della cultura cestistica di una delle menti più illuminate degli anni 2000.
Gli enormi investimenti sostenuti nell'estate 2019 (Nikola Mirotic, Cory Higgins, Brandon Davies, Alex Abrines, Kyle Kuric) e rintuzzati a luglio con l'arrivo di un altro califfo del basket europeo come Nick Calathes, hanno necessità di essere capitalizzati. Svetislav Pesic, suo predecessore, ha fatto il massimo possibile per le sue corde, riportando il Barcellona in auge dopo un paio di stagioni trascorse faticosamente nelle zone basse della classifica, ma il suo approccio old-school e, soprattutto, la finale di ACB persa contro il Baskonia a giugno, hanno convinto la dirigenza a voltare pagina. Serviva un allenatore più emotivo, capace di instillare il fuoco sacro in una pletora di giocatori con alto pedigree, per renderli affamati come una muta di mastini, pronti a dare tutto per la causa. E vincere.
Eurolega
Simone Fontecchio, la svolta potenziale della carriera con l'Alba
02/10/2020 ALLE 10:27

Una difesa fisica, solida e intensa

Il debutto in Eurolega di Jasikevicius sulla panchina blaugrana, la prima vera grande esperienza da capo-allenatore dopo i miracoli disegnati a Kaunas, ha certificato la bontà della scelta. Non era facile, per nulla facile, a porte chiuse contro un avversario come il CSKA che condivide gli stessi obiettivi di Final Four e un guru come Itoudis a tenerne le redini. Eppure, il Barça ha convinto, giocando una pallacanestro di qualità su entrambe le metà campo.
La base difensiva è evidente. Pesic l'aveva già resa molto solida, e Jasikevicius tenderà a cementarla ancora di più, com'è nell'indole del basket lituano e come ha già mostrato nel quadriennio a Kaunas, dove aveva fatto dello Zalgiris una delle squadre più toste del continente. Il Barcellona ha tenuto a soli 66 punti un'avversaria dal grosso potenziale offensivo (addirittura 14 e 15 nei quarti dispari), ha chiuso l'area lavorando con meccanismi già fluidi, controllato i tabelloni, messo pressione sul pallone, e, in generale, mostrato un'energia, un'intensità e una fisicità da primissima della classe. Anche Nikola Mirotic, spesso bollato come giocatore "soft", si è visto spendersi e sacrificarsi in difesa, mettendo il corpo, anticipando i passaggi interni per un bottino complessivo di tre palle recuperate.

Un attacco fluido, con ricerca del passaggio interno

In attacco, il Barcellona sembra aver già acquisito l'impronta di coach Jasikevicius, la stessa con cui aveva forgiato lo Zalgiris portandolo a performare a livelli molto elevati per la qualità generale del roster a disposizione: si è visto un gioco fluido con tanto movimento di palla e tanta ricerca del passaggio interno in situazioni di post-up da alto-basso, perfette per innescare due giocatori con grandi qualità in area come Nikola Mirotic e Brandon Davies (nulla di nuovo per quest'ultimo, che, indottrinato proprio allo Zalgiris dallo stesso Saras due anni fa, ha fatto quel grande salto di qualità che l'ha portato al Barcellona nell'estate 2019). E se dovesse arrivare anche Marc Gasol ad appesantire quel reparto interni, come rumoreggiato dalle ultime voci di mercato, il Barcellona si ritroverebbe con una front-line quasi ingiocabile anche a livello Eurolega.
Tanta attenzione, ovviamente, anche su Nick Calathes, l'uomo chiamato a coprire il ruolo più delicato di tutti. Scelto come ultima pedina per il definitivo salto di qualità verso il trionfo, deve inserirsi da leader in un gruppo già formato e ricchissimo di talento, e farlo seguendo un sistema che predica i dettami della responsabilità condivisa sotto il controllo di un allenatore ultra-esigente. Non facile, anche per uno dei playmaker sì più determinanti del panorama europeo ma sempre abituato a gestire in prima persona la squadra trattando a lungo il pallone. Il primo approccio è stato comunque molto promettente: Calathes ha indossato le vesti del gestore/facilitatore, ripulendo il proprio gioco da eroismi, individualismi e passaggi scenici e abbracciando la virtù della solidità. Come vuole il suo allenatore.
Eurolega
Il Barcellona vince il big-match col CSKA, Efes ko con lo Zenit
01/10/2020 ALLE 21:42
Basket
Luka Doncic, Nicolò Melli, Vince Carter, Sarunas Jasikevicius: gli Oscar del basket 2018
27/12/2018 ALLE 16:13