16, 14, 15, 17, 13, 17 e 17. Sono i punti subiti dall’Olimpia negli ultimi sette quarti di Eurolega, dopo i 29 incassati nei primi dieci minuti stagionali contro il CSKA. Dieci minuti che avevano fatto suonare un piccolo allarme, immediatamente smorzato. Come se la squadra, in quel paio di giri di lancette di intervallo tra i primi due quarti dell’esordio, avesse detto: okay, saremo anche nuovi, ancora in rodaggio e assemblamento, ma non siamo certo questi.
Chiaro, due partite non costituiscono un campione particolarmente rappresentativo. Ma l’Olimpia sta confermando il suo primato in classifica (2-0) anche con i numeri: 69 punti subiti di media, 21.82% da tre concesso agli avversari e 47.8% da due, buoni per essere la terza miglior difesa del torneo. Ancora meglio dello scorso anno, quando aveva già cambiato marcia anche rispetto alla prima stagione con coach Ettore Messina alla guida.

Mobilità e rotazioni contro il pick'n'roll: la prima trasformazione con Kyle Hines

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08/10/2021 A 21:18
Nei dodici mesi scorsi, la difesa di Milano non ha avuto eguali per mobilità, coesione e movimenti di aiuto e rotazione dal lato debole. Inserendo Kyle Hines come totem al fianco di Zach LeDay e Jeff Brooks, Messina ha costruito un sistema chiaro, centrato su versatilità e rapidità per controbattere le situazioni di pick’n’roll centrale, fulcro della pallacanestro moderna e grande dilemma del primo anno, quando i piedi lenti di Kaleb Tarczewski e Arturas Gudaitis limitavano le cotromosse difensive. Il messaggio era chiaro. Potrete anche batterci sulla prima linea, ma in area avremo sempre uno o due uomini pronti ad aiutare. E, quando uno di quegli uomini è Kyle Hines, è sempre consigliabile girare alla larga.
Un front-court mobile e versatile spezza il pick’n’roll ma ha, ovviamente, anche un lato oscuro. In area paga la sua leggerezza a rimbalzo e nelle situazioni di post-up. Così come, in attacco, fatica a essere incisivo, rendendo il sistema offensivo sbilanciato in modo eccessivo sul perimetro. Messina, quindi, è andato oltre, cercando di riequilibrare la bilancia.

Iffe Lundberg in penetrazione contro Kyle Hines, AX Armani Exchange Milano-CSKA Mosca, Eurolega 2021-22

Credit Foto Getty Images

Una difesa totale: la seconda trasformazione con Nicolò Melli

L’innesto di Nicolò Melli è passato un po’ sottotraccia in estate. Comprensibile, considerate le difficoltà sofferte nel suo ultimo anno in NBA. Meno, se si hanno ancora vivi nella testa i ricordi del giocatore che è stato al Fenerbahçe di coach Zeljko Obradovic. L’etichetta un po’ stereotipata di uomo-squadra e lavoratore oscuro non si adatta più. Poteva esserlo in NBA, dove si gioca un altro basket, con regole difensive completamente differenti da quelle europee, ma non qui. In Europa, Melli è una superstar difensiva, allo stesso livello, se non superiore a Kyle Hines. E con dieci centimetri in più.
L’accoppiata Melli-Hines è devastante. Assieme formano un muro. Alternati, permettono a Messina di avere sempre un leader al centro della difesa. E quello che c’è attorno, finora, è perfettamente funzionale. Anche a rimbalzo, altro dato oscuro della scorsa stagione, come testimoniano le battaglie vinte contro squadre molto fisiche come CSKA e Baskonia. Perché dare a Pippo Ricci del rookie dopo un’estate olimpica e un biennio alla Virtus è probabilmente fuori luogo. E Dinos Mitoglou, con i suoi 210 centimetri di tigna greca, risolve finalmente il dilemma annoso del centro moderno dai piedi mobili e QI cestistico fine. Una figura in cui, suo malgrado, Tarczewski non è mai riuscito a trasformarsi.

Nicolò Melli in azione contro Will Clyburn, AX Armani Exchange Milano-CSKA Mosca, Eurolega 2021-22

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Il perimetro: Devon Hall, grande scoperta

Ma se la difesa si facesse soltanto con i lunghi sarebbe fin troppo semplice. I lunghi ruotano e aiutano, certo, ma il concetto-base di ogni sistema resta sempre la capacità di reggere sulla prima linea. E, anche lì, l’Olimpia sta lavorando in maniera eccelsa. Non potrebbe essere diversamente per una squadra che ha smantellato l’attacco del CSKA e poi tenuto Baskonia a 4/26 dall’arco, ridicolizzando quello stesso Wade Baldwin che era stato grande spauracchio dello scorso anno nella serie playoff contro il Bayern Monaco.
Come Hines e Melli, Shavon Shields è una superstar difensiva nel suo ruolo. Ormai è noto e assodato. E anche Malcolm Delaney, riscopertosi straordinario lavoratore sulla palla nello scorso anno, quando aveva indossato i panni dell’uomo di sacrificio per supplire ai problemi al ginocchio limitanti in attacco, non ha perso la garra da mastino.

Devon Hall in penetrazione contro Alexey Shved e Iffe Lundberg, AX Armani Exchange Milano-CSKA Mosca, Eurolega 2021-22

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Ma la scoperta più interessante è Devon Hall. Anche lui arrivato sottotraccia in estate, ma subito trasformatosi in un mini-Shields per aggressività, durezza, dedizione e costanza. Un gran bell’upgrade rispetto a un elemento comunque apprezzabilissimo come Michael Roll. Soprattutto se quel tiro da fuori dovesse continuare a frustare la retina come in queste prime partite, capaci di sconfessare l’inizio a singhiozzo di Supercoppa.
Con Delaney, Shields, Hall e Jerian Grant, ancora da collocare in attacco ma già pronto a contribuire in difesa, l’Olimpia ha a disposizione un quartetto di esterni duro e fisico, capace anche di giocare assieme mischiando le carte in un quintetto leggero e dinamico senza però perdere in aggressività e grinta. E così, è più facile sistemare la coperta corta di Sergio Rodriguez e dimenticare una leggenda dei tempi moderni come Vlado Micov. Cattedratico in attacco, sì, ma non adatto per età e caratteristiche fisiche a essere altrettanto efficace nel sistema difensivo di Messina.
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