Da "Pippo, Pippo" a "Dino, Dino" è questione di attimi. Sono bastati dodici giorni perché il Forum, tornato lentamente a vivere dopo l'anno silente della pandemia, trovasse già due nuovi idoli. E chi ha dimestichezza con l'ambiente di Assago, sa quanto sia difficile riuscire a scaldare l'animo tradizionalmente freddo, diffidente ed esigente del tifoso milanese dopo sole due partite casalinghe.
In estate l'Olimpia è cambiata tanto. A prima vista, anche troppo per una squadra che, alla fine dei conti, ha mancato la finale di Eurolega per due episodi sfortunati consecutivi negli ultimi otto secondi di partita contro il Barcellona. Eppure, finora, è stato proprio il cambiamento a fare da base alla partenza lanciata da 3-0 con cui Milano si prepara ad accogliere, venerdì sera, i campioni in carica dell'Efes. Loro che, di contro, hanno ammassato soltanto sconfitte nelle prime tre uscite.

Dinos Mitoglou festeggia il successo della sua AX Armani Exchange Milano sul Maccabi Playtika Tel Aviv, Eurolega 2021-22

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Il +11 finale contro il Maccabi è leggermente fuorviante. Perché è vero che il secondo tempo è andato in calando, ma, prima dell'intervallo, finché c'è stata partita seria, l'Olimpia è stata dominante su entrambe le metà del campo. D'altronde, non si raccoglie un 52-30 così, per caso. E in quel +22 c'è tanto, tantissimo lavoro delle new-entry. Così com'è stato decisivo, due settimane fa, l'impatto di Pippo Ricci in quel secondo tempo da muraglia difensiva sollevata contro il CSKA.

Difesa, rimbalzi, triple e gioco interno: l'impatto totale di Dinos Mitoglou

Dinos Mitoglou è l'uomo che mancava a Milano in un ruolo risultato così tanto critico nelle ultime stagioni. Finora, il greco è stato capace di condensare le qualità difensive di Jeff Brooks con quelle offensive di Zach LeDay, estendendole in un corpo più attrezzato per l'Eurolega di alto livello. Perché Dinos aggiunge quella dimensione interna che LeDay aveva lentamente perso nel corso della stagione dopo un inizio griffato a suon di gancetti e, soprattutto, una presenza fisica e a rimbalzo che l'Olimpia non ha mai avuto nelle ultime stagioni del post Luca Banchi. Milano ha vinto in tre gare consecutive la lotta a rimbalzo. Un dato non da poco per una squadra abituata a soffrire nel verniciato e a regalare tanti extra-possessi sanguinosi agli avversari. Oggi, quegli extra-possessi passano invece per le mani biancorosse. E tendono spesso a fare la differenza.

Dinos Mitoglou contro Kameron Taylor nella partita tra AX Armani Exchange Milano e Maccabi Playtika Tel Aviv, Eurolega 2021-22

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La super-partita di Mitoglou si è espressa con un 4/5 dall'arco che ha mostrato l'intero arsenale di un big-man capace di produrre un mix letale di basket old-school e moderno. Se quella mattonella dall'angolo dovesse restare così affidabile, aprirebbe potenzialità immense per tutte quelle situazioni di ribaltamento da short-roll di cui Kyle Hines e Nik Melli sono specialisti da secoli. Ma i 16 punti in 19' dalla panchina del greco vanno a sommarsi ai 17 di Devon Hall, l'uomo che, in questo momento, sta sorprendendo più di tutti per produzione, efficacia e potenzialità rispetto al background vissuto finora.

La grande sorpresa: Devon Hall, gladiatore riscopertosi attaccante

11, 12 e 17. Sono i punti messi a referto da Hall, in costante crescendo, nelle sue prime tre uscite in Eurolega in maglia Olimpia. Da rookie assoluto per la competizione. L'ultima, quella con il Maccabi, da top-scorer. E, cosa che non guasta, con il 47% abbondante dall'arco. Un impatto pazzesco per un giocatore arrivato silenziosamente in estate, sconosciuto al grande pubblico e con uno status di rincalzo, più che di rimpiazzo, per la perdita di Kevin Punter. Eppure, finora, Hall sta facendo ancora meglio di KP, il giocatore che ha lasciato forse il vuoto più grande sia nel cuore dei tifosi che a livello tattico in campo.

Devon Hall al tiro contro Derrick Williams nella partita tra AX Armani Exchange Milano e Maccabi Playtika Tel Aviv, Eurolega 2021-22

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Hall è un gladiatore. E Milano lo ha già adottato per quella tigna di memoria petersoniana che tenderà sempre a essere, nel bene o nel male, il metro di giudizio, severissimo, per ogni new-entry in casa biancorossa. Ma se la difesa, con lui e Nik Melli (che trascuriamo volutamente in questo articolo perché sorprendersi per le qualità e l'impatto di Nik non è contemplabile per chi mastica almeno un minimo di pallacanestro), è ancora più soffocante di quella già massacrante dello scorso anno, è la metacampo offensiva a stupire maggiormente. Perché, senza Punter, Milano ha perso l'uomo che, da solo, riusciva a inventare quei canestri fondamentali per risolvere tante situazioni border-line.
L'assenza di KP si è sentita in Supercoppa. Sia per la mancanza di estro sul perimetro, sia per quella di un tiratore affidabile sugli scarichi. Ma, sostanzialmente, si è esaurita lì. Perché con l'inizio di campionato ed Eurolega, l'Olimpia ha saputo mostrare un volto differente. Capace di aggiungere peso interno con la qualità dei lunghi e mantenere alta la potenza di fuoco sul perimetro con l'esplosione, improvvisa e inattesa, di Devon Hall. Fra triple, anche inventate da situazioni di palla ferma, e penetrazioni aggressive al ferro, con quella capacità spiccata di chiudere con entrambe le mani nel traffico, Hall ha mostrato un repertorio molto, ma molto più vasto del previsto. E, soprattutto, una personalità da vendere. Giocare così, da rookie, in Eurolega, nel sistema di una squadra di Messina non è da tutti. Anzi, è da pochissimi. E se in Hall rivedete qualcosa (o molto) di Shavon Shields in piccolo, probabilmente non sbagliate.
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