Si fa presto a dire Nik Melli e Kyle Hines. Chiunque, con un minimo di senno, li schiererebbe entrambi nel front-court di una squadra da titolo. Si fa presto anche a dire Dinos Mitoglou, il miglior equilibratore nello spot di 4 che Milano abbia mai avuto nel recente passato. E altrettanto e sorprendentemente presto a riconoscere l'impatto che Ben Bentil ha avuto nell'andare a colmare un buco aperto dall'infortunio del greco in un ruolo delicatissimo. Ma in una serata in cui Mitoglou è out, Bentil distratto e i due veterani del quintetto invischiati in difficoltà inusuali, che succede?
Nella vittoria sull'Alba, l'Olimpia ha affondato entrambe le mani nella profondità della sua panchina, dimostrando che, per poter essere sempre competitiva sul doppio impegno, quel roster a 18 elementi non è un lusso, ma una necessità imprescindibile. Soprattutto quando è il front-court a essere coinvolto, quel reparto lunghi tradizionalmente deficitario.
Quel quintetto schierato a cavallo dei due periodi finali, stranissimo e quasi inedito, dava l'impressione, a prima vista, di dover fungere da ponte per traghettare la partita al rush finale, dove l'Olimpia sarebbe andata all'assalto di una vittoria in volata riproponendo i suoi titolari. Invece si è trasformato nell'arma vincente, quella capace di costruire il break in doppia cifra cercato da tempo. Sul cervello di Sergio Rodriguez, ancora una volta capace di svoltare l'interpretazione della partita dalla panchina, potremmo scrivere una Bibbia. Ma lo abbiamo già fatto, in tante occasioni. E oggi è più corretto dedicare il giusto tributo a Kaleb Tarczewski e Pippo Ricci, la coppia di big-man che ha messo nella faretra dell'Olimpia le frecce più adatte al momento giusto.
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Kaleb Tarczewski lotta con Christ Koumadje nella partita tra AX Armani Exchange Milano e Alba Berlino, Eurolega 2021-22

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Per descrivere la partita di Tarczewski potrebbe bastare anche soltanto la prima statistica del suo box-score, 15 minuti e 26 secondi in campo. Niente di eclatante a prima vista, eppure è il suo season-high per utilizzo in una stagione in cui ha funto più che altro da finto titolare, pronto a essere riaccolto in panchina alla prima pausa, o da filler per allungare le rotazioni nel secondo periodo. Una gestione strana, per certi versi forse anche eccessivamente severa e che ha incrinato le certezze psicologiche del ragazzo, ma per altri più che condivisibile, perché dettata da errori difensivi, problemi di falli, e da una cronica mancanza di pericolosità in attacco. E quando davanti ti ritrovi Kyle Hines, un'enciclopedia cestistica ambulante con le sue quattro Euroleghe già messe in bacheca, uscire dal tunnel diventa faccenda molto complicata.
Ma, contro i 223 centimetri dell'interminabile Christ Koumadje, anche Hines è andato in difficoltà. Milano non ha avuto altre soluzioni se non appellarsi alla presenza fisica di Tarczewski. E la mossa ha funzionato. Non soltanto in difesa, dove ha protetto il ferro mettendo finalmente un freno a quei due quarti abbondanti di scarsa consistenza in area, ma anche sul lato opposto, dove ha saputo infilarsi nei varchi che l'Alba, seconda peggior difesa del torneo, ha sempre aperto in questa stagione. La sua monotematicità, da giocatore rollante e ricevitore di alley-oop, questa volta ha fatto la differenza. Perché era quello che l'Olimpia cercava da tempo, una presenza che sapesse attaccare in profondità l'avversario, sfruttando quelle situazioni create dall'estro di Rodriguez che andassero oltre i tradizionali giochi perimetrali in zipper e uscite. Quella presenza che né Melli, né Hines, fin troppo timidi nelle loro classiche giocate in short-roll e ribaltamento, avevano dato nella prima parte di gara, rifiutando una strana serie di tiri aperti nel mid-range.

Pippo Ricci festeggia un canestro realizzato durante la partita tra AX Armani Exchange Milano e Alba Berlino, Eurolega 2021-22

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Ma quelle zone per attaccare c'erano, eccome. E lo ha dimostrato anche Pippo Ricci, regalando un clinic di spaziature di finissima intelligenza cestistica. Muovendosi in opposizione a Tarczewski, Ricci ha sfruttato quegli spazi in pop per tornare a bombardare dall'arco sconfinando in doppia cifra per la seconda volta in stagione e riaccendendo quel canto "Pippo! Pippo!" con cui il pubblico di Milano l'ha subito accolto nonostante il passato recente alla Virtus. Senza curva ormai da anni e tradizionalmente poco inclini a facili entusiasmi, i tifosi Olimpia hanno soltanto due cori, riciclati da un passato lontano. Non per le star ormai affermate, ma entrambi per i nuovi arrivati: uno per Ricci, l'altro per Mitoglou. Due giocatori per molti versi simili: umili, affamati, intelligenti, guerrieri. Ma, soprattutto, capaci di andare a riempire, assieme a Nik Melli, quello spot di 4 tradizionalmente tragico nel recente passato.
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