"Quello che possiamo fare al momento è trovare un uomo per sostituire Dinos Mitoglou, visto che la sua è un’assenza a lungo termine. Cercheremo di rinforzare il reparto lunghi anche perché altrimenti i soliti vengono spremuti, i minuti aumentano e la qualità non è più la stessa" - coach Ettore Messina dopo AX Armani Exchange Milano-Olympiacos Pireo.
Nik Melli è stato sin da subito una garanzia. Devon Hall una straordinaria sorpresa, anche se in calo su prestazioni più umane nelle ultime uscite. Ma, per trovare la new-entry con maggiore impatto nell'interpretare il suo ruolo e il sistema di coach Ettore Messina, è d'obbligo restare con Dinos Mitoglou. L'esperienza greca del gm Christos Stavropoulos ha giocato un ruolo determinante: a Milano è arrivato un giocatore molto più forte e preparato del previsto, pronto a integrarsi sin da subito in uno degli ambienti più esigenti d'Europa. Forum conquistato già alla prima uscita, con il coro "Dino Dino" rispolverato dopo anni di ripostiglio, e scacciati quei dubbi sulla reale consistenza dei greci lontano da casa, maturata dalle esperienze pregresse con Antonis Fotsis e Ioannis Bourousis. Coach Messina convinto ancor prima, quando si è ritrovato tra le mani un diamante pregiatissimo da coltivare.

Dinos Mitoglou, AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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Le cifre dicono già molto. In Eurolega stava tenendo le migliori percentuali al tiro della carriera (61% da due, 32% da tre, 78% in lunetta). E in campionato, in soli 20 minuti dalla panchina, dava un contributo solidissimo (12.0 punti, 6.0 rimbalzi con il 67% da due e il 50% da tre). Ma, andando oltre i numeri, Milano aveva finalmente trovato quell'uomo d'area bidimensionale cercato da tantissimo tempo, efficace in ogni situazione offensiva ma altrettanto importante nella propria metacampo, con quel mindset già pronto e preparato per assorbire le esigenze di Messina. Melli-Mitoglou è stata l'accoppiata più intrigante di questo inizio di stagione, una combo di big-man tout court che i tifosi biancorossi sognavano dalla metà degli anni '90, quando potevano deliziarsi occhi e cuore con Gregor Fucka, Antonio Davis e Warren Kidd. Il greco era l'equilibratore perfetto per questa nuova versione dell'Olimpia. Ora, però, le alchimie sono tutte da ritrovare.
L'assenza di Mitoglou sarà lunga. E da tamponare non soltanto in Eurolega, il terreno più complicato, ma anche in campionato, per evitare di spremere costantemente i soliti noti con il rischio, già vissuto nella scorsa stagione, di arrivare a fine anno sulle ginocchia. Il mercato è da esplorare, ma ha un grosso problema: in questo momento ha da offrire soltanto giocatori svincolati (e, se sono svincolati, un motivo ci sarà...) o raggiungibili attraverso il pagamento di buy-out. Qualche nome è già emerso dalle voci di corridoio. Da Mathias Lessort, appena liberato dal Maccabi Tel Aviv, a Jahlil Okafor e Ben Bentil, fino a Bojan Dubljevic, per il quale Valencia avrebbe però già chiuso la porta in faccia a Milano.

Dinos Mitoglou contro Kameron Taylor nella partita tra AX Armani Exchange Milano e Maccabi Playtika Tel Aviv, Eurolega 2021-22

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Convincenti? Il giusto. Per non dire molto poco. La scelta dovrà essere ben ponderata, considerata l'importanza del ruolo che abbiamo descritto poco sopra. La storia recente non è stata particolarmente sorridente all'Olimpia, e dovrebbe fungere da insegnamento. Inserire un lungo nuovo in corsa è operazione molto più complessa rispetto a un esterno. L'anno scorso arrivò Jeremy Evans, fermo da un anno, ma la sua integrazione, complice anche un infortunio arrivato i tempi rapidissimi, fu disastrosa. E sono ancora vivi i ricordi di tre anni fa, quando, in epoca Pianigiani, Alen Omic si ritrovò catapultato in un ambiente lontanissimo dalle sue caratteristiche, performando molto al di sotto del suo livello.
Un altro Mitoglou, in questo momento, è introvabile (ovviamente). Ma servirà un giocatore con caratteristiche non molto distanti. Non il Jeremy Evans leggero e salterino dello scorso anno. E nemmeno l'Alen Omic timido e piantato dell'era Pianigiani. Servirà un lungo moderno, con punti nelle mani, ma soprattutto con forza mentale, atletismo e fisicità, perché il plus che il greco dava sotto canestro anche nella metacampo difensiva è stato determinante per costruire quegli equilibri splendidi delle prime gare di stagione.
Quale fascia di mercato sondare? Quello americano è molto, molto rischioso. Inserire in questo momento un giocatore senza esperienza di Eurolega rischierebbe di tradursi in un problema piuttosto che un vantaggio. Le esperienze già vissute quest'anno, da Jerian Grant a Troy Daniels, dovrebbero essere abbastanza esplicative. Certo, ruoli differenti, ma stesso vissuto. Quello europeo è più basso a livello qualitativo, ma probabilmente più consono alla causa. Uno sguardo molto approfondito all'Est Europa, in questi casi, è sempre d'obbligo.
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