Il countdown di Ergin Ataman è arrivato alla fine. E, contro tanti pronostici e detrattori, ha avuto ragione lui. L'Anadolu Efes Istanbul è campione d'Europa per il secondo anno consecutivo, entrato con pieno diritto nel gotha europeo delle grandi squadre da repeat. Prima di loro, soltanto Maccabi Tel Aviv (2004 e 2005) e Olympiacos Pireo (2012 e 2013) sono riuscite in un'impresa difficilissima nella pallacanestro moderna.
L'Efes, sesto in regular-season, è la testa di serie più bassa a sollevare il trofeo nell'Eurolega a girone unico. Lo fa beffando in volata il Real Madrid, che vede sgretolarsi il sogno di mettere in bacheca l'undicesima Coppa con quindici minuti finali terribili. Dal massimo vantaggio sul +9 (40-31) alla metà del terzo periodo, i blancos appassiscono nella metacampo offensiva, perdendosi in una pallacanestro eccessivamente perimetrale, con un uso smodato del tiro pesante (6/33 alla fine, 18%).
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L'Efes, sull'orlo di alzare bandiera bianca dopo un rientro dagli spogliatoi asfittico, recupera fiducia proponendo brani di pallacanestro vera in una partita dominata sì dai sistemi difensivi, ma anche malamente azzoppata da una condizione fisica generale tendente alla stanchezza estrema. Battere la prima linea difensiva dal palleggio diventa un'impresa, per entrambe. E, allora, fanno la differenza le gambe di Vasilije Micic e Shane Larkin, gli unici in grado di creare in una serata in cui il Real Madrid soffre tantissimo le assenze di Nigel Williams-Goss (infortunato) e Thomas Heurtel (fuori squadra).
Micic segna canestri letali, tenendo vivo lo spartito aperto in semifinale con quel game-winner pazzesco a fil di sirena. I 23 punti con 4/7 dall'arco gli permettono di sollevare, con merito, il premio di MVP delle Final Four per il secondo anno consecutivo. Larkin ammassa tanti errori (10 punti con 1/8 dall'arco), ma muove la difesa. E, in quegli spazi, si infila alla perfezione Tibor Pleiss.
Come Elijah Bryant contro l'Olympiacos, il tedescone veste i panni del terzo incomodo. Chirurgico e cinico con i suoi piazzati infallibili dalla media, lì dove i lunghi del Real non possono inseguirlo proteggendo l'area. Finirà con 19 punti, 7 rimbalzi e 8/10 al tiro. Una macchina semi-infallibile, fondamentale per regalare alla sua coppia di star una spalla su cui appoggiarsi con continuità. D'altronde, senza l'infortunato Kruno Simon e con Rodrigue Beaubois ancora in campo per onor di firma, l'Efes ha rotazioni cortissime. E una potenza di fuoco esigua. Vincerà la finale con soli cinque uomini a referto, compresi i 4 punti di Chris Singleton, statuario nella lotta in vernice finale, e i 2 di Bryant Dunston, a sua volta eroico nel negare, con una stoppata da vero sceriffo, la tripla del possibile pareggio di Adam Hanga a 52" dalla sirena.
Il Real si regge a lungo sulle braccia di Walter Tavares (14+11 rimbalzi) e sulla presenza fisica di Vincent Poirier. La difesa, seconda soltanto a quella dell'Olimpia Milano in regular-season, toglie tanti punti di riferimento all'Efes. Ma la metacampo offensiva è sterile, scadente a livello tattico, e sinistramente simile a quella serie di pessime partite coincise con la caduta libera in classifica nel finale di stagione. Gli squilli di Sergio Llull (9+6 assist dalla panchina) tengono in vita i blancos fino alla fine. Ma la volata è gambizzata da un suicidio tattico sorprendente per una squadra di questo livello nella gestione dei falli. L'Efes guadagna due extra-possessi per poter tirare, sul +1, a 4" dalla sirena. E la baraonda a rimbalzo, con il pallone conteso fra una selva di corpi, non lascia al Madrid la minima chance per tentare il tiro della disperazione.

Anadolu Efes Istanbul - Real Madrid 58-57

  • Efes: Larkin 10, Micic 23, Anderson, Moerman, Pleiss 19; Bryant, Beaubois, Singleton 4, Dunston 2. N.e.: Petrusev, Tuncer, Gazi. All.: Ataman.
  • Real: Abalde 2, Hanga 5, Deck 5, Yabusele 3, Tavares 14; Causeur 3, Randolph 6, Fernandez 2, Poirier 5, Llull 9, Taylor 3. N.e.: Nunez. All.: Laso.
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