I campioni contro i vecchi marpioni rivitalizzati da un nuovo look. La speranza di un leggendario back-to-back contro la squadra più titolata d'Europa, con 17 Coppe e 10 Euroleghe in bacheca. La finale di sabato 21 aprile (ore 19.00) tra Anadolu Efes Istanbul e Real Madrid è un contenitore di strani incroci, storia e leggenda. Eppure, è una finale stranissima, tra le due teste di serie più basse dell'atto finale di Belgrado. Quarta (Real) contro sesta (Efes). A testimonianza di un'Eurolega di grande livello qualitativo, e molto simile, nella parte alta della classifica.

Anadolu Efes Istanbul: la forza della continuità

Il Barcellona, unica squadra che, sulla carta, sembrava potersi allontanare con un minimo distacco dalla concorrenza, ha lasciato per strada una prestazione monstre di Nikola Mirotic e la chance di apparecchiare la tavola per la rivincita della scorsa stagione. Quando, a Colonia, fu l'Efes a sollevare il trofeo cavalcando sulle ali di una seconda metà di campionato straordinaria. L'Efes che si ripresenta all'atto conclusivo del torneo a dodici mesi di distanza è sostanzialmente la stessa squadra campione del 2021. Coach Ergin Ataman allena ancora 11 di quei giocatori. Soltanto Sertac Sanli ha abbandonato la nave in estate passando alla concorrenza. Per ritrovarsi, suo malgrado, nuovamente scornato sul traguardo finale.
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19/05/2022 A 21:33

Un time-out di coach Ergin Ataman durante la semifinale tra Anadolu Efes Istanbul e Olympiacos Pireo, Final Four Eurolega 2021-22

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Kruno Simon, grande assente nella kermesse di Belgrado, è stato rimpiazzato da Elijah Bryant, protagonista in semifinale come leader del supporting-cast, unico volto nuovo assieme a Filip Petrusev, prospetto però ancora troppo acerbo per poter godere della fiducia di coach Ataman. Saranno sempre Shane Larkin e Vasilije Micic, game-winner contro l'Olympiacos con quella tripla sulla sirena che resterà nella cineteca della storia recente dell'Eurolega, a decidere le fortune, o meno, dell'Efes. In palio c'è un back-to-back storico. Per diventare la terza squadra dopo Maccabi (2004 e 2005) e Olympiacos (2012 e 2013) a ripetersi in due finali consecutive.

Real Madrid: il nuovo ciclo è già realtà

Il remake della finale con il Barcellona si è trasformato in una riproposizione, in gara secca, della serie playoff della scorsa stagione. Il Real Madrid, arrivato a pezzi per infortuni e addii pesanti, alzò bandiera bianca per 2-3 al termine di confronto schizofrenico, fatto di grandi rimonte ma anche di inspiegabili black-out per entrambe le protagoniste. Ma mentre l'Efes, come detto, riproporrà lo stesso spartito del 2021, i blancos stanno vivendo un momento cruciale di ricostruzione competitiva.
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Il ciclo degli anni '10, quello che sollevò il trofeo nel 2015 e nel 2018, si sta avviando verso la conclusione. Ma la transizione non è dolorosa. A differenza di quanto successo per tutte le grandi potenze continentali ad eccezione del CSKA Mosca, unica squadra assieme al Real in grado di essere sempre al vertice da vent'anni a questa parte. Con la costante di coach Pablo Laso sulla panchina e la coppia delle due leggende viventi spagnole in campo, Sergio Llull e Rudy Fernandez, il Real ha aperto una nuova era mantenendo una qualità e una profondità del roster altissima, come confermato anche dalla vetta della classifica tenuta per la prima metà della stagione.
Ai grandi veterani, da Llull e Fernandez a Causeur, Deck, Hanga, Tavares e Taylor, si affianca una nuova generazione in crescita. Nigel Williams-Goss, sfortunatissimo protagonista delle semifinali, ma autore di una stagione di livello. Alberto Abalde, l'uomo capace di accendere la vera scintilla per lanciare la rimonta sul Barcellona a inizio ripresa. Vincent Poirier, accolto a braccia aperte dopo l'esperienza poco fruttuosa in NBA. E, soprattutto, Guerschon Yabusele, il giocatore che forse, più di ogni altro, rappresenta la fase di transizione competitiva che sta vivendo la squadra.

Vincent Poirier e Guerschon Yabusele durante la semifinale tra Real Madrid e Barcellona, Final Four Eurolega 2021-22

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I nomi francesi sono tanti. A conferma di un movimento in grande crescita e capace di raggiungere anche la finale olimpica di Tokyo. E sono stati proprio i tre transalpini, Causeur, Poirier e Yabusele, a incarnare lo spirito madridista nella grande vittoria nel Clasico. Ognuno decisivo, a modo suo. Causeur con quel mix di esperienza, cinismo offensivo e garra difensiva che lo rendono ancora uno dei giocatori all-around più tosti del continente. Yabusele con la sua doppia dimensione che lo ha trasformato in una delle armi più immarcabili della Lega. E Poirier per quella sua solidità che ha permesso a coach Pablo Laso una staffetta efficace e duratura con Tavares nel verniciato.
Comunque vada, sarà una grande finale. Alla faccia delle teste di serie #4 e #6, le più basse nell'epoca dell'Eurolega a girone unico.
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