"Spero che la squadra non si deprima. Non c'è motivo di farlo. Ma qualche volta succede che riempi il secchio di latte e, alla fine, con un calcio versi tutto" - Coach Ettore Messina dopo gara-3.
La quarta partita in dieci giorni lascia ormai poco spazio agli aspetti tecnici. Olimpia e Anadolu Efes si conoscono a memoria. Ed è anche difficile, per i forfait vari, inventare qualcosa di nuovo nel giro di quarantotto ore. Gara-3 è stata la partita cruciale della serie. Gara-4 sarà quella decisiva. Gli aspetti mentali, ora, prenderanno il sopravvento. La battaglia si sposta dallo stridio delle scarpe sul parquet alle misteriose e silenti stanze del cervello.
Milano ha perso il vantaggio mentale conquistato nel finale di gara-2. Quando, con una scintilla accesa da pura rabbia nervosa, ha girato una partita che sembrava già morta e sepolta. Ha mantenuto i nervi saldi anche martedì, ricucendo, lentamente e senza affanno, quel -14 su cui ha rischiato di sprofondare rapidamente per un approccio difensivo molto inferiore al solito standard. Ma poi, quando si è trovata di fronte alla concreta possibilità di affondare il colpo, ha tremato, franando in una confusione generalizzata e auto-distruttiva. In questo gioco così rapido, in cui un singolo possesso può assumere una valenza capitale, si cammina dondolando su un equilibrio sottilissimo. Basta un piccolo errore, una minima défaillance, per far crollare tutto. E l'Olimpia, quasi a specchio, è rimasta invischiata nella stessa crisi involutiva che ha sotterrato l'Efes nel finale di gara-2.
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Un huddle dello starting-five dell'AX Armani Exchange Milano in gara-3 dei playoff contro l'Anadolu Efes Istanbul, Eurolega 2021-22

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In questi momenti, in cui adrenalina e cortisolo si intrecciano in un mix indecifrabile, sono i top-player a tracciare la via. In gara-2, Shavon Shields ha dominato. Con le spalle coperte da Kyle Hines. Nella prima partita di Istanbul, invece, lo hanno fatto Shane Larkin e Vasilije Micic. L'Efes non gioca una pallacanestro particolarmente coinvolgente. La chimica è stentata (se non saltata) da tempo. Ma ha due super-campioni in grado di risolvere qualsiasi partita con puro genio e individualismo. All'Olimpia sono mancati i suoi veterani. Tra assenti, indisponibili, acciaccati e ben marcati, il go-to-guy di giornata non ha risposto all'appello.
Sfiduciarsi è possibile. Perdere una partita così, con quel finale che ha fatto riemergere d'improvviso tutti i problemi sofferti in stagione, lascia un gusto amaro e frustrante. Giocare una gara-4 decisiva, in trasferta, di fronte a un nuovo sold-out di Istanbul potrebbe intimorire. Ma è proprio questo lo spartiacque tra una vera grande squadra e un gruppo di giocatori normali. È questa la chance imperdibile che l'Olimpia ha per affermarsi nell'élite d'Europa, per mostrare di avere un'anima da contender e possibile campione.
Non ci stiamo inventando nulla, sia chiaro. Lo ha già fatto più volte in stagione, vincendo partite difficilissime, anche su campi stregati. E si è ripetuta anche di recente, in gara-2, con quel finale da pura leggenda, in cui ognuno ha over-performato trasformandosi in un animale rabbioso. La situazione è la stessa. Le spalle sono di nuovo al muro. La partita è senza un domani. Da perdere non c'è più nulla. E allora, via la sfiducia e dentro la fiamma della voglia di rivalsa fino all'ultimo secondo.
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