L'ultima striscia di cinque ko consecutivi risaliva a quasi tre anni fa. Era febbraio 2020, appena prima della serrata per la pandemia di coronavirus. Era la prima, primissima Milano di coach Ettore Messina, entrata sì in una nuova era ma ancora legata ai retaggi negativi del recente passato. Tanto che, una volta liberatasi di quella scomoda eredità, seguirono le Final Four di Colonia del 2021 e la miglior regular-season a girone unico dello scorso anno. La parabola crescente ha portato alla costruzione di quello che è stato universalmente riconosciuto come il miglior roster biancorosso nell'era dell'Eurolega moderna. Ma il campo sta stracciando le convinzioni sulla carta. E scaraventando questa Olimpia in un impensabile dramma.

Lo sconforto di coach Ettore Messina: questa non può essere la sua Olimpia

Coach Ettore Messina ha parlato di un possibile passo indietro a fine stagione se non dovesse riuscire a ricompattare la squadra nelle prossime settimane. È la prima volta, in tre anni abbondanti, che si esprime con questi toni. Ma la sconfitta con l'Efes, epica per proporzioni con quella ripresa da 17-46 (peggior secondo tempo di sempre nella storia dell'Olimpia), ha aggiunto un fattore ancor più preoccupante degli ormai noti deficit offensivi: un atteggiamento e un linguaggio del corpo non accettabili per una squadra con quella qualità, quei nomi, quegli obiettivi e quel monte-ingaggi.
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Messina deluso: "Lascio a fine anno se non rimetto a posto la squadra"
22/11/2022 ALLE 22:37

La delusione di Coach Ettore Messina dopo la partita persa dalla sua EA7 Emporio Armani Milano contro l'Alba Berlino, Euroleague 2022-23

Credit Foto Getty Images

In uno sport come il basket, dove il pareggio non esiste, è d'obbligo convivere con la sconfitta e i suoi dolori. Ma anche perdere ha le sue declinazioni. Si può perdere bene, per quanto sia un ossimoro, mettendo cuore e impegno fino alla sirena. Come successo a Kaunas, dove intensità, compattezza e difesa non sono mai mancate nonostante una serata offensiva molto modesta. E si può perdere male, malissimo. Come successo contro l'Efes. Dove Milano è sembrata anestetizzata sotto un velo di disinteresse e rassegnazione.
Il fuoco negli occhi si è visto zampillare per qualche istante soltanto sul volto di Naz Mitrou-Long, l'unico che in questo momento riesce a staccarsi dall'elettrocardiogramma emotivo piatto della squadra. Non a caso è anche l'unico che, dopo una carriera NBA mai realmente decollata, ha qualcosa da dimostrare in un contesto di alto livello in cui può essere protagonista. La fiamma è mancata negli occhi dei veterani e, soprattutto, di coach Ettore Messina. Quasi cristallizzato nella tempesta del secondo tempo di fronte a un qualcosa che va oltre la sua capacità di interpretazione. Perché quella non può essere la sua squadra. Quella costruita per un assalto violento alle Final Four. Che fa invece da sparring-partner a chi, questa Coppa, l'ha appena vinta per due anni di seguito.

Una Milano senza gruppo, emozioni e personalità

Gli infortuni sono un fattore, è vero. Ma non una scusante. Soprattutto su un arco temporale così lungo. Ciò che manca, evidente anche agli occhi meno esperti, sono le basi su cui l'Olimpia ha fondato i suoi successi recenti. Quegli intangibles che amplificano la qualità e il livello del roster, portandolo a eccellere sulla concorrenza. Gruppo, cuore, intensità, amalgama, chimica. Concetti astratti (e spesso anche abusati) ma sui quali si fonda e costruisce una squadra, intesa come fusione totale delle sue parti. E a questi si aggiunge anche la mancanza di personalità, carisma e carica emotiva. La squadra è piatta. Non ha un'anima, non prova e non trasmette emozioni. Non intimorisce l'avversario e non trascina il pubblico, sempre presente in massa ma ogni volta più freddo e distante. D'altronde, chi non dà, alla lunga, non riceve.

Un time-out di coach Ettore Messina durante la partita tra EA7 Emporio Armani Milano e Anadolu Efes Istanbul, Euroleague 2022-23

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Non tocchiamo, per ora, il piano tecnico o gli eventuali errori commessi sul mercato in estate, temi di grande attualità e già chiacchierati in ogni sede. Lasciamoli decantare, chiusi tra le quattro mura della palestra. Perché è impossibile che una squadra con queste potenzialità possa continuare a esprimere sul lungo periodo un gioco di così basso profilo. Restiamo su quello che si può recepire dall'esterno. Su quello che trasmette.
La mancanza di leadership è ormai assodata. L'addio di Sergio Rodriguez ha aperto una voragine incolmabile. Per personalità ma, soprattutto, per emozioni trasmesse a compagni e tifosi. Ma anche quello di Gianmarco Pozzecco ha lasciato ferite più profonde del previsto. Manca un assitant-coach che, in realtà, potrebbe fare l'head-coach ovunque. Uno che ha giocato al massimo livello e che comprende il gioco come pochi. Uno che, di fianco al sapere enciclopedico, sapeva gestire quel gruppo che ora non c'è. Mancano le carezze, gli abbracci e gli high-five ai giocatori in panchina. Mancano quei siparietti di ilarità in cui riusciva a strappare un sorriso a Messina nei momenti più impensabili della partita. Manca qualcuno capace di portare un lato umano alla squadra. E trasformare il basket in quello che è. Non un lavoro sfibrante e alienante, ma un gioco. Con i suoi lati di emozione e divertimento.
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