Due anni sono passati dal tremendo pomeriggio di Praga, in cui un fallo antisportivo contro Cecilia Zandalasini e la tripla allo scadere di Raffaella Masciadri chiusero in un modo amarissimo gli Europei 2017, con la Lettonia ai Mondiali e l’Italia a leccarsi le ferite.
C’è anche quel senso di rivincita nell’Italia del 2019, che comincia affrontando nel girone due delle tre squadre contro cui giocò già due anni fa: Turchia e Ungheria. Le prime avversarie sono proprio le turche, cambiate in maniera piuttosto evidente rispetto all’edizione ceca. Non ci sono più Birsel Vardarli Demirmen e Nevriye Yilmaz, che si sono ritirate dopo aver fatto la storia del basket turco, ma sono ancora presenti diverse stelle, prima fra tutte la play Isil Alben, che a 33 anni figura ancora tra le migliori d’Europa nel ruolo. Cambia anche l’americana naturalizzata: non più Quanitra Hollingsworth, che a Praga decise di usare i gomiti per chiudere la carriera azzurra di Chicca Macchi, ma Kiah Stokes, che Zandalasini e Sottana conoscono bene per averci giocato insieme nell’ultima stagione al Fenerbahce. Da quattro anni alle New York Liberty in WNBA, in Eurolega ha spesso faticato a incidere, se non altro perché si è trovata nel ruolo di cambio di Kia Vaughn. Dal Fenerbahce arrivano anche Tugbe Canitez, Ayse Cora, Tilbe Senyurek ed Esra Ural Topuz, che però non hanno inciso molto. Attenzione ad Asena Yalcin, che nella breve esperienza di EuroCup del Mersin BSB è andata quasi in doppia cifra di media, al pari di Olcay Cakir del Botas Spor.
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L’Italia si presenta con cinque novità rispetto al 2017. Macchi e Masciadri hanno chiuso con la Nazionale in un caso e con la carriera nell’altro, Kathrin Ress sta cercando soluzioni ai propri problemi al ginocchio, Gaia Gorini non ha passato l’ultimo “taglio” di Marco Crespi e Alessandra Formica da qualche tempo non riesce a rendere ai livelli di due anni fa. L’equilibrio trovato con l’attuale squadra, che include Caterina Dotto, Nicole Romeo, Lorela Cubaj, Elisa Ercoli e Olbis Andrè, appare di buonissimo livello. Sotto canestro ci sono tre giocatrici tutte diverse tra loro: Andrè abbina un’ottima prestanza fisica a un buon lato tecnico, Cubaj sa allargare gli spazi anche con un’ottima base tecnica, Ercoli può tornare utile per mettere chili sotto canestro quando le altre due non sono in campo.
Le azzurre, però, hanno il punto di forza nelle esterne, con la variabile di Elisa Penna, che ha finito quattro anni da stella a Wake Forest e ora si appresta a tornare alla Reyer Venezia dell’ex coach della Nazionale Giampiero Ticchi (che nel frattempo ha sostituito Andrea Liberalotto in panchina). Come già due anni fa, quando si arrivò a un piazzato dalla media di Formica dalla vittoria, saranno Zandalasini e Giorgia Sottana (con l’aiuto speciale di Francesca Dotto) a guidare il gruppo tricolore. L’una ormai è una superstar della competizione, l’altra continua a essere ciò che è sempre stata: un rebus per quasi tutte le difese avversarie. Con le nuove arrivate in azzurro c’è una potenziale variabile in più che l’Italia può utilizzare: i viaggi in lunetta, per via delle percentuali particolarmente alte di molte tra le nostre piccole. Elemento forse più importante di qualsiasi attacco, però, sarà la difesa, dove entrerà inevitabilmente in scena Martina Crippa, un autentico mastino che quando s’attacca a una qualunque giocatrice non la molla neanche sotto minaccia di morte.
Questo primo match potrebbe diventare il più importante di tutti, soprattutto per la questione della prima posizione nel girone: un secondo o terzo posto, infatti, significa finire nelle fauci del gruppo della morte, con cui il girone di Nis si incrocia, quello di Belgio, Russia e Serbia, tre selezioni che si aspettano grandi cose da quest’avventura continentale.
federico.rossini@oasport.it
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