Punti, rimbalzi, recuperi, assist, tiro da tre, gioco spalle a canestro e capacità di rendersi pericoloso anche dal palleggio: Thomas Mobley è il tipico giocatore ibrido, rapido e tecnico per poter giocare sul perimetro, ma anche solido e roccioso per reggere gli scontri sotto i tabelloni; un 3-4 dalla doppia dimensione che non può che fiorire all'interno del sistema Princeton di coach De Raffaele, che con i giocatori atipici va a nozze. Lo abbiamo incontrato ai margini di un allenamento al PalaRavizza, e ci ha raccontato un po' di sé...
Thomas, sei alla tua seconda stagione a Pavia, possiamo dire che sei quasi una "bandiera" per questa squadra: come valuti finora la tua esperienza in Italia?
Sì, è il mio secondo anno a Pavia ma il mio quarto in Italia. Mi sto divertendo moltissimo, mi piace molto stare qui, e nello stesso tempo sto imparando tantissimo, migliorando molto come giocatore. Prima di venire qui ho avuto esperienze anche in Francia, Bulgaria, Australia, ma l'Italia è decisamente il Paese che preferisco. Mi piace la città, mi piace lo stile di vita, che si adatta molto alla mia personalità, e soprattutto mi piace il cibo: qui mangiate in modo molto più salutare rispetto agli States, dove, invece, abbondano i grassi.
Legadue
Pavia frena Casale, Varese allunga
22/02/2009 A 16:01
Dieta da atleta dunque: segui un programma particolare?
Diciamo che cerco di mangiare sano, e in particolar modo tante proteine: mangio moltissima bresaola, proteine allo stato puro. Mi piace molto, e in America non l'abbiamo. Poi, ovviamente, tanta frutta e tanta verdura, ma, sarò sincero, non sempre riesco a rinunciare ai miei dolci.
Beh, il fisico c'è... una curiosità: quanto alzi alla panca piana?
Mi piace fare palestra: l'altro giorno ho sollevato 180kg, ma penso di poter arrivare anche a 190-200kg. Ora non posso esagerare perché devo mantenere comunque i miei muscoli flessibili.
Quest'anno vieni spesso impiegato vicino a canestro, da ala grande: come ti trovi calato in questo nuovo ruolo?
Bene. A volte gioco da 3, altre da 4, altre ancora anche da 5. Faccio quello che l'allenatore mi chiede cercando di dare sempre il massimo. Giocare in ruoli diversi mi aiuta anche a migliorare, a completarmi come giocatore. Certo, sotto canestro ogni tanto si soffre un po', perché gli avversari sono più grossi, e lì, allora bisogna spingere.
... e spingete tanto anche in allenamento, dove lavorate con tanta intensità.
Sì, il coach ci tiene sempre su di giri, pretende sempre tanto, ma è giusto così, perché non siamo nella condizione di poterci rilassare: mi piace molto il suo modo di allenare, è una persona molto intelligente.
Dopo quattro anni di esperienza in LegaDue, hai mai pensato di poter puntare un gradino più in alto, verso la Serie A?
Beh, a Pavia sto molto bene, ma è normale che la Serie A attiri: si gioca a un livello più alto, con compagni e avversari più forti, si ha maggiore visibilità e, ovviamente, è anche una possibilità per migliorare se stessi. Il problema, però, è che lì, a differenza della LegaDue, non sono previste le vacanze di Natale... è io non posso rinunciare a tornare a casa in quel periodo.
Sei nato a Charlotte, in North Carolina, hai giocato nell'Università di Charleston, in South Carolina, con i Cougars: com'è stata la tua esperienza al college rispetto a quella europea?
È una pallacanestro completamente diversa: al college si gioca tutto sul fisico, sull'atletismo, se salti e corri sei un fenomeno. Qui, invece, la pallacanestro è molto più ragionata, più tattica, più tecnica, direi più improntata al professionismo: anche i ragazzi giovani vengono subito inquadrati all'interno di un sistema. In difesa, per esempio, non possiamo permettere di lasciare scoperto il lato debole, perché lì ci sarà un tiratore pronto a fare canestro. Al college, invece, gli avversari si possono anche sfidare a tirare da fuori.
Nato a Charlotte e tifoso anche della squadra di Charlotte, i Bobcats?
Uhm... in verità a me piacciono molto Boston e Cleveland. Ai Celtics sono rimasto affezionato, perché due anni fa ho fatto un training-camp con loro e conosco alcuni giocatori. E secondo me sono ancora i favoriti per il titolo. Dal punto di vista del gioco, invece, apprezzo Cleveland e Orlando, perché ci sono giocatori molto atletici e mi piace vedere saltare e schiacciare.
Quindi tralasciamo i Bobcats di Larry Brown?
Ah, no! Non tocchiamo Larry Brown! Ho avuto la possibilità di lavorare con lui in un altro training-camp che ho fatto quando allenava i Pistons... e, ragazzi, quello sì che è un signor allenatore!
Legadue
"Sembravamo spacciati, ma ora..."
20/02/2009 A 15:56
Legadue
Festa grande a Varese, è Serie A!
27/04/2009 A 10:21