Le scorie della sconfitta contro la Spagna più abbordabile dell'ultimo quindicennio si faranno sentire ancora per qualche tempo, ma non saranno così dolorose da sancire la fine di una generazione azzurra che, nonostante le grandi premesse, ha sempre fallito nei momenti decisivi. Marco Belinelli parla il giorno dopo la matematica eliminazione dal Mondiale, segnata da una prestazione incolore da 3/16 dal campo: un'analisi lucida degli errori commessi e piena di rammarico, ma che sottintende anche una voglia tremenda di rilancio nel preolimpico della prossima estate.

Il ciclo non è finito: c'è voglia di riscatto

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La sconfitta con la Spagna fa male perché eravamo a +4 a 4 minuti dalla fine. Era una Spagna alla nostra portata, come non mai negli ultimi anni. Il dispiacere del giorno dopo è tanto. Alla fine, però, la qualificazione al preolimpico è arrivata, ora vedremo le squadre che troveremo. C'è voglia di riscatto e di portare nuovo entusiasmo alla causa azzurra. Riuscire a fare qualcosa di positivo con l'Italia sarà molto, molto importante per me. Non penso sia stata l'ultima recita della nostra generazione. Ho 33 anni, Datome 32, Hackett 30, abbiamo ancora dagli anni buoni di carriera davanti. Ci siamo parlati, non abbiamo stretto un patto, ma non diamo l'addio all'azzurro.

Pau Ribas marca Belinelli, Spagna-Italia, FIBA World Cup

Credit Foto Getty Images

Il mea culpa

So bene che tutti mi massacreranno, mi assumo tutte le colpe. Ho giocato male e mi dispiace, starò male per tanto tempo ma è andata così. Erano comunque tiri che dovevo prendermi, responsabilità che avevo. Mi hanno marcato forte, ma a tradirmi è stata anche la voglia di fare troppo.

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