Sicuramente ho giocato una pessima partita, mi prendo pienamente la responsabilità di questo. Molta parte della pessima prestazione è colpa mia, mi dispiace - Marco Belinelli.

Si prende le sue responsabilità Marco Belinelli, probabilmente il peggiore nella gara persa con la Spagna, quella che ha sancito l'eliminazione dell'Italia dalle prime otto del Mondiale in Cina. È vero, la guardia dei San Antonio Spurs ha tirato male, 3 su 16, non l'ha mai messa dall'arco, 0 su 6 da tre, e ha forzato praticamente ogni conclusione, però ci ha provato, pur in una giornata nera, che lascia ancora più amarezza perché è stata giocata contro la versione meno talentuosa e profonda degli ultimi 15 anni delle Furie Rosse. Il Beli, con Gallinari, Datome e Hackett, erano le punte della squadra di Meo Sacchetti che ha centrato l'obiettivo minimo del Preolimpico, ha fatto una figura discreta contro una Serbia ingiocabile (al momento per tutti) ma poi si è arenata contro la Spagna nel primo match vero del Mondiale, quello con la pressione addosso, quello da dentro fuori. E l'Italia, purtroppo, puntualmente ha fallito.

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07/06/2020 A 15:31

Sembrava fatta... e invece no

Contro la Spagna gli azzurri avevano iniziato alla grande volando sul 15-5 dopo 5' e con l'entusiasmo delle giocate di Datome, Gallinari e Biligha, fantastico contro il campione NBA Marc Gasol. Le Furie Rosse invece erano partite male, malissimo, come già successo in altre gare di questo Mondiale, e così Scariolo ha dovuto affidarsi al veterano Llull per rimettere il treno sui binari del match. Detto, fatto, e dopo quel +10 la sfida è stata punto a punto.

Altri due gli snodi chiave della gara. Il primo a metà terzo quarto la Spagna vola a +8 ma Sacchetti pesca il jolly Della Valle e la guardia di Milano propizia, insieme a Gallinari, la rimonta chiusa da Gentile in avvio di ultimo periodo (51-50). Il secondo è nel quarto quarto: Gallinari mette la bomba del 56-52, poi Datome firma una stoppatona su Rubio e a 4' dalla fine l'inerzia è tutta dell'Italia. Invece è l'inizio della fine per gli azzurri, la squadra di Sacchetti smette di attaccare, la lucidità sparisce e subentrano incertezza e panico: la sequenza è impietosa, con due errori dall'arco forzati di Belinelli, una palla persa di Datome, errore di Gallinari allo scadere dei 24", altra tripla forzata di Belinelli, poi Marc Gasol chiude il discorso col canestro del 62-56 a poco più di un minuto dal termine. Una serie di azioni sterili, con palla ferma o addirittura eccessi di passaggi, con Gallinari che non viene più servito e Belinelli che appunto è costretto a tiri "folli". Un'implosione insomma degli schemi azzurri.

Pau Ribas marca Belinelli, Spagna-Italia, FIBA World Cup

Credit Foto Getty Images

L'Italia ha perso la lotta a rimbalzo, ancora una volta non ha avuto un contributo dalla panchina (7 punti di Gentile in 23', 6 di Della Valle in 5', un punto per Brooks in meno di 8', un punto per Tessitori, neanche messi in campo Abass e Filloy), è stata tenuta dalla Spagna al 20% da tre dopo che nelle prime tre gare viaggiava col 43.6%, la migliore in assoluto, e ha segnato appena 45 punti negli ultimi 35' dopo i 15 dei primi 5'. Inoltre, gli azzurri hanno concesso agli avversari di primeggiare per i punti segnati in area: 32 quelli delle Furie Rosse contro i 22 dell'Italia, inferiore in questo dato per la quarta gara su quattro.

Un film già visto: l'Italia perde sempre le gare importanti

Questo gruppo, con Belinelli, Gallinari, Datome, Ale Gentile e Hackett (fino al 2016 anche Andrea Bargnani), doveva essere la miglior generazione azzurra dopo quella che vinse l'argento ad Atene 2004 e invece ha infilato l'ennesimo fallimento. Sono cambiati i ct, da Simone Pianigiani a Ettore Messina fino a Meo Sacchetti, sono cambiati i gregari o il "supporting cast", ma sembra che questo nucleo non riesca ad andare oltre un certo livello e che sistematicamente perda le partite decisive, quelle da vincere. Evidentemente c'è un limite mentale, caratteriale, di personalità, più che di talento.

E' successo agli Europei 2013, quando l'Italia perse il quarto di finale con la Lituania e poi cadde subito dopo contro Ucraina e Serbia mancando la qualificazione al Mondiale 2014 (azzurri ottavi, le prime 7 alla Coppa del Mondo). E' successo nel 2015, sempre nei quarti contro la Lituania, dove l'Italia forse più talentuosa di questo millennio si fermò dopo aver battuto a Berlino nella prima fase una Spagna fortissima. E' successo ancora nel 2016, quando perse a Torino contro la Croazia la finale del Preolimpico. Poi ancora nel 2017, quando cadde ai quarti degli Europei contro la Serbia che però era in rampa di lancio e veniva dall'argento olimpico di Rio. E infine questa sconfitta con la Spagna... Davvero troppi gli stop dell'Italbasket di questo decennio.

Le gare decisive perse dagli azzurri negli ultimi anni

TorneoPartitaCommissario Tecnico
Eurobasket 2013, Quarti di finaleLituania-Italia 81-77 (Belinelli 22)Simone Pianigiani
Eurobasket 2013, Semifinale 5°-8° postoUcraina-Italia 66-58 (Aradori 15)Simone Pianigiani
Eurobasket 2013, Finale 7°-8° postoSerbia-Italia 76-64 (Datome 19)Simone Pianigiani
Eurobasket 2015, Quarti di finaleLituania-Italia 95-85 d1ts (Bargnani 21)Simone Pianigiani
Preolimpico 2016, FinaleCroazia-Italia 84-78 d1ts (Belinelli 18)Ettore Messina
Eurobasket 2017, Quarti di finaleSerbia-Italia 83-67 (Belinelli 18)Ettore Messina
Mondiale 2019, Seconda faseSpagna-Italia 67-60 (Gallinari 15)Meo Sacchetti

È arrivato il momento di un ricambio: Mannion e Moretti scalpitano, Melli tornerà

I ragazzi hanno fatto quasi tutto quello che potevano e di certo ora non è il momento di cercare imputati. Ha perso la squadra

Parole del ct Meo Sacchetti che prova a rincuorare il suo gruppo dopo una sconfitta bruciante. Inutile cercare colpevoli o capri espiatori, al netto del "mea culpa" di Belinelli, ma serve una riflessione attenta perché questo nucleo sembra verosimilmente alla fine di un ciclo, con i pilastri oltre i 30 anni (Belinelli 33, Datome e Hackett 32, Gallinari 31). Che fare? Per prima cosa non puntare il dito contro qualcuno, poi evitare discorsi facili e già sentiti sul dare più spazio agli italiani in campionato e che ci sono troppi stranieri. L'obiettivo è alzare il livello e per farlo serve, come prima cosa, migliorare le prestazioni dei club nelle competizioni europee, perché solo giocando contro i più forti si può pensare di fare un salto in avanti (chiedere a Datome e ad Hackett in primis).

In questa direzione si possono leggere anche le scelte che fanno sempre più giocatori di andare all'estero (Diego Flaccadori al Bayern Monaco dopo Melli e Hackett al Bamberg in passato) o nei college NCAA. Proprio all'America sembra legato il futuro dell'Italbasket perché, oltre a Nik Melli, che avrà un'ulteriore crescita con l'esperienza NBA ai Pelicans e sarà uno dei riferimenti del prossimo ciclo azzurro, ci sono Davide Moretti (1998) e Nico Mannion (2001). Il primo ha sfiorato il titolo lo scorso anno a Texas Tech, si appresta a frequentare il suo terzo anno ma ha già mostrato ottime doti come tiratore e "lettore" di gioco; il secondo farà il primo anno ad Arizona, c'è grande attesa per lui anche in chiave Draft NBA (lo danno già nelle prime 10 per il 2020) e certamente sarà il regista della prossima Italia, visti il talento e la personalità (ha già esordito nelle qualificazioni mondiali).

Accanto a loro crescono altri giovani come Alessandro Lever (lungo del 1998 di Gran Canyon), Gabriele Stefanini (guardia del 1999 di Columbia) e Guglielmo Caruso (ala del 1999 a Santa Clara), senza dimenticare ragazzi che giocano in Italia come Federico Miaschi (2000), Alessandro Pajola (1999), Andrea Mezzanotte (1998) e Andrea Pecchia (1997), oltre a nomi noti e che non vanno dispersi come i più "anziani" Della Valle (1993), Abass (1993), Tonut (1993), Polonara (1991), Tessitori (1994) e il già citato Flaccadori (1996). Fino a Matteo Spagnolo, classe 2003 che gioca già da un paio di stagioni al Real Madrid, play considerato tra i talenti migliori in Europa e che quest'estate ha portato l'Italia Under 16 al bronzo continentale. Insomma, una sorta di bacino a cui attingere c'è e si sta formando: non sono ovviamente i Bargnani, i Belinelli, i Datome e i Gallinari degli anni '80 ma allo stesso tempo non bisogna sprecare niente. Forse serve solo un po' di coraggio per lanciare davvero questi ragazzi, magari al fianco dei trentenni citati in precedenza perché, al netto dei fallimenti, possono ancora dire qualcosa, se vorranno, al prossimo Preolimpico e ad Eurobasket 2021 in casa.

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