A metà terzo quarto, con quel -26 scritto a tabellone (33-59), gli allarmi avevano già suonato talmente forte e talmente a lungo da essersi ormai quasi autodistrutti per usura. Perché dopo i brucianti esami di coscienza del post-partita con la Spagna, i mea culpa e le belle parole di rivalsa, l'Italia scesa in campo nell'ultima partita del Mondiale tocca il fondo del barile dell'indolenza. Raccogliete tutti gli aggettivi più negativi che conoscete, buttateli in un calderone e centrifugate: quello che ne esce è il ritratto dei primi 25 minuti azzurri. Troppo orrendo per essere vero e per poter espandersi per tutta la gara. Perché, anche se in una partita ininfluente, il palcoscenico mondiale pretende, esige di essere onorato fino in fondo.

La reazione di puro orgoglio con cui l'Italia risolleva la testa artigliando in overtime una vittoria sembrata a lungo un miraggio salva il punteggio ma non cancella i tanti punti interrogativi rimasti dopo le due sconfitte contro Serbia e Spagna: la sensazione puntualmente confermata che a questo gruppo manchi qualcosa per raggiungere un traguardo importante emerge anche in partite come queste, approcciate con uno atteggiamento e uno spirito che una grande squadra (o che vuol definirsi tale...) non può permettersi a nessun livello.

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Alla fine, come spesso accade quando si cerca una scintilla nel buio, la girano le seconde linee, capaci di sfruttare al meglio la chance data dai riposi di Datome e Gentile per affaticamento muscolare: Ariel Filloy, Amedeo Tessitori, Awudu Abass e (in misura minore) Jeff Brooks cambiano lo spartito difensivo a cavallo tra terzo e quarto periodo, innescando un parzialone che stordisce un Portorico volato, fino a quel momento, sulle più pure ali della leggerezza. Poi, con un Daniel Hackett stranamente frastornato, sono Marco Belinelli e Danilo Gallinari a trasformare l'energia dei comprimari in punti preziosi per coronare la rimonta: 27 il primo, che raddrizza le percentuali dopo un inizio sulla falsariga della partitaccia contro la Spagna, 22 il secondo, che costruisce anche gioco (5 assist, il migliore degli azzurri) e torna infallibile dalla lunetta (9/9) dopo gli inusuali errore delle due precedenti uscite.

Ma una giornata nata male non può raddrizzarsi senza brivido. L'Italia palesa la stessa incapacità di finire le partite diventando cinica nei momenti importanti già mostrata più volte in passato (l'ultima, due giorni fa con la Spagna): dopo aver toccato il +7 nel finale dei regolamentari, regala una rimessa e un paio di rimbalzi offensivi ad Angel Rodriguez (il più piccolo in campo con i suoi 180 cm) che si traducono in un mortificante overtime. E nel supplementare si soffre ancora, prima per un calcetto di Belinelli su tripla considerato fallo antisportivo e poi per uno 0/2 di Hackett dalla lunetta: la chiude, più che altro, la mancanza di nervi di Portorico, se possibile ancor più evidente di quella azzurra, che sbaglia per due volte il tiro del possibile pareggio, prima con Rodriguez (stoppatona di Tessitori sull'arco dei tre punti) e poi con Huertas, il mago dei canestri impossibili con Tunisia e Iran ma non così letale quando si alza l'asticella. L'Italia rientra dalla Cina con tre vittorie (Filippine, Angola e Portorico) e due sconfitte (Serbia e Spagna): la previsione forse più condivisibile sulla carta, ma non nel modo in cui è maturata.

Il tabellino

Portorico-Italia 89-94 (24-13, 46-26; 64-50, 83-83)

  • Portorico: Balkman 14, Browne 13, Diaz 3, Huertas 11, Pineiro 6; Brady, Clavell 6, Clemente 9, Collier 7, Franklin 7, Mojica, Rodriguez 13.
  • Italia: Abass 14, Belinelli 27, Biligha 10, Gallinari 22, Hackett 3; Brooks, Della Valle, Filloy 6, Tessitori 12. N.e.: Vitali, Datome, Gentile. All.: Sacchetti.

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