Cinque anni fa, Team USA e Serbia si affrontavano nella finale che decretava il quinto trionfo degli States ai Mondiali e, contemporaneamente, la crescita della squadra di Sasha Djordjevic, capace di ripetersi due anni dopo con l'argento di Rio. Ma quello che, nella grande maggioranza delle previsioni, era destinato a essere il terzo match consecutivo per una medaglia d'oro internazionale è decaduto invece in un impronosticabile consolation round che, in realtà, consola ben poco o nulla.

Non sicuramente gli States, che soffrono la seconda sconfitta consecutiva in campo FIBA condannandosi al peggior piazzamento nella storia dei Mondiali, e nemmeno la Serbia, per cui aumentano i rimpianti per aver dimostrato di poter battere il Team USA in una partita secca. La squadra allenata da coach Gregg Popovich, che contro la Francia ha visto interrompersi una striscia di 58 vittorie consecutive in campo internazionale con giocatori NBA (apertasi nel 2006, con il successo nella finalina per il bronzo), tornerà in campo sabato per l'ultima partita del classification round che assegnerà il 7° posto nel torneo: sarebbe, comunque, il peggior risultato nella storia della nazionale a stelle e strisce, ancora peggio del sesto posto del 2002 che aprì un periodo negativo di 6 anni, conclusosi con il Redeem Team delle Olimpiadi di Pechino.

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Ma troppi anni sono trascorsi da quel momento, anni in cui il basket internazionale si è evoluto assottigliando il gap con quello statunitense. La NBA è diventata una Lega sempre più aperta e sempre più ricca di giocatori e talento straniero, e questi Mondiali certificano in maniera indiscutibile un sospetto cresciuto sempre più fino a esplodere: il Team USA è certamente superiore quando può schierare le sue superstar al completo, ma una formazione di seconde-terze scelte è ormai merce abbordabile, tanto che tutte le avversarie hanno definitivamente perso quel timore reverenziale che, in passato, conferiva anche un vantaggio psicologico agli States.

Per le cifre, Bogdan Bogdanovic torchia la squadra di Pop con 28 punti e 6 assist in 31', supportato dai 17 di Nikola Jokic, i 16 di Vladimir Lucic e i 13 di Nemanja Bjelica. Per gli States, privi di Marcus Smart (lasciato a riposo) e in svantaggio 32-7 al termine di un primo quarto surreale, non servono i 22 di Harrison Barnes, i 19 di Khris Middleton e i 18 con 8 assist di Kemba Walker.

Il tabellino

Serbia-Team USA 94-89 (32-7, 44-40; 71-68)

  • Serbia: Bogdanovic 28, Lucic 15, Jokic 9, Milutinov 7, Jovic 9; Simonovic, Bjelica 8, Micic 10, Marjanovic 8. N.e.: Raduljica, Bircevic, Guduric. All.: Djordjevic.
  • Team USA: Mitchell 9, Harris 4, Barnes 22, Turner 10, Walker 18; White 2, Brown 4, Plumlee 2, Lopez 2, Middleton 16. N.e.: Smart, Tatum. All.: Popovich.

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