Per sua stessa definizione il Dream Team è costituito della materia dei sogni: l'espressione più lussureggiante possibile di tracotanza atletica mista a genio cestistico.
Era come se avessero messo assieme Beatles e Rolling Stones
Lo disse in tempi non sospetti un ispiratissimo coach Chuck Daly alludendo al meteoritico impatto di quella squadra... Eppure alle radici di tale declinazione sportiva del Big Bang vi fu una vicenda da contorni plumbei, quanto di più prossimo a una congiura. Alla super star della Lega Isiah Thomas fu infatti negato il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Barcellona 1992, in un clima da Idi di Marzo. Possibile che un MVP delle Finals - habitué degli All Star Game, nonchè lìder maximo di quei Detroit Pistons bi-campioni del mondo a cavallo tra 1989 e 1990 - sia stato silurato da Team USA?
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Sì, possibile, specialmente se il tuo nome campeggia sul libro nero di Michael Jordan. E pensare che MJ in un primo momento non era nemmeno convinto di volare in Catalogna quell'estate; di fronte alle insistenza del comitato per la selezione olimpica della USA Basketball avanzò una sola richiesta: sarebbe stato della partita solo qualora Isiah fosse rimasto a casa. Le storie tese tra i due affondano le radici nel decennio precedente.

Hall Of Fame le leggende olimpiche di Barcellona 1992: la nascita del Dream Team

Il freeze out

All Star Weekend 1985, Indianapolis. Il rookie Michael Jordan parte nel quintetto titolare della Eastern Conference nella partite delle stelle, assieme a Isiah Thomas. È l’All Star Game del cosiddetto Freeze Out: secondo l'entourage di Jordan la point guard dei Detroit Pistons avrebbe ordito un piano atto a boicottarlo, allontanandolo deliberatamente dal vivo del gioco. Michael Jordan, l'essere umano più competitivo (e rancoroso?) mai apparso sul pianeta terra, si procurò un Moleskine solo per vergarci sopra il nome di Isiah. Se il freeze-out marcò il pomo della discordia, sei anni più tardi la tensione tra Isiah e Michael sarebbe deflagrata. Finals della Eastern Conference, 1991, Gara-4: i Bulls spazzano via gli acerrimi rivali Pistons; un gruppo di giocatori di Detroit - capeggiati da Thomas - abbandona il parquet anzitempo passando accanto alla panchina di Chicago, senza degnare di uno sguardo gli avversari. Un affronto in piena regola stando alle regole non scritte dell’NBA di allora, figurarsi dal punto di vista di His Airness.
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Personalmente l’idea che Isiah sia nel team olimpico non mi crea alcun problema ma ci sarebbero almeno tre persone che non vorrebbero stare in squadra con lui: Michael e Scottie non ne vogliono sapere e credo che ora si possa dire altrettanto anche di Karl. Alla fine dovrei starci per forza io in camera con lui

L'odiato bad boy

Come si può intuire dal virgolettato di quell'impareggiabile bontempone di Charles Barkley non è che Thomas fosse attorniato di facce amiche nella Lega, agli albori degli anni Novanta. A dire il vero non fece mai granché per accattivarsi le simpatie dei colleghi. A margine di una tiratissima gara-5 delle Finals di Eastern Conference del 1987 tra Pistons e Celtics si lasciò andare a una scioccante affermazione all’indirizzo di Larry The Legend Bird negli spogliatoi del Boston Garden:
Se Bird fosse nero sarebbe un buon giocatore come tanti
What? Quel Bird che, assieme a Magic Johnson, salvò la Lega nel suo momento più cupo? Nel 1992 Isiah Thomas pagò lo scotto di essere tante cose: il simbolo degli odiati Bad Boys dei Pistons, in primis, un uomo sostanzialmente incline a scavarsi fosse da solo, un uomo – in ultima analisi - al centro di un intrigo più grande di lui. Nemmeno la nomina a coach del Dream Team di Chuck Daly – il suo coach ai Pistons – gli garantì un posto al sole: l’amara verità è che Daly per cause di forza maggiore abbandonò al suo destino l’uomo franchigia che più di ogni altro contribuì a regalare due anelli a Detroit.

Dal West Side alla gloria

Al netto della sua spiccata propensione per le gaffe, Isiah Thomas è stato un enorme giocatore di basket: ai tempi in cui Jordan si affacciava all’NBA Isiah per popolarità e cifra tecnica era secondo solo a Magic e Bird. La sua biografia è un inno al sogno americano: dopo essere sopravvissuto più o meno miracolosamente al West Side di Chicago e alle sue diaboliche tentazioni, Isiah fronteggiò immani sacrifici – sveglia quotidiana alle 5 di mattina per raggiungere la St Joseph High School di Westchester e giocare per coach Pingatore, ad esempio – per imporsi prima in NCAA con gli Indiana Hoosiers di Bobby Knight quindi al piano più alto con la franchigia del Michigan.

"O me o Isiah"

Lecito che un personaggio di questa levatura venisse escluso della Nazionale olimpica per il veto/capriccio di un collega, per quanto questo collega fosse contestualmente il miglior giocatore di ogni epoca e galassia? Domanda da cento milioni di dollari; peschiamo dal testo sacro Dream Team di Jack McCallum per trovare una risposta plausibile:
A chi critica il comitato perché cedette ai diktat di un giocatore ribatto: provate a domandarvi che cosa avreste fatto voi. Avreste scelto Isiah Thomas al posto di Michael Jordan nell’estate del 1992? O in qualsiasi altra estate?

Quella volta che Michael Jordan lasciò il basket per il baseball salvo poi tornare sui propri passi

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