Altra partita, altro scenario. Dopo il successo di Miami in gara-5, i Lakers hanno riadattato il proprio sistema difensivo per sigillare le falle che avevano permesso un'altra prestazione stellare di Jimmy Butler, splendidamente spalleggiato da Duncan Robinson. Il 64-36 con cui hanno virtualmente chiuso la contesa già all'intervallo lungo (parziale devastante di 36-16 nel solo secondo periodo), evidenzia, anche a semplice livello numerico, come - LeBron e Davis a parte - la vera forza dei gialloviola risieda nella metacampo difensiva, lì dove erano stati tra le migliori dell'intera Lega già nella regular-season (quarto posto con 107.6 subiti per 100 possessi): non certo un caso, considerando il fatto che Frank Vogel è sempre stato, sin dagli esordi con gli Indiana Pacers, un coach molto ossessivo nella cura dei dettagli del gioco nella propria metacampo.

Caruso-James-Davis: il restyling con il quintetto piccolo

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Il punto di partenza è stata la scelta di ridisegnare lo starting-five con l'inserimento di Alex Caruso al posto di Dwight Howard. Vogel si è adattato al quintetto piccolo degli Heatpareggiando rapidità e versatilità con un altro ottimo difensore da sguinzagliare su Tyler Herro, l'unico vero creatore di gioco assieme a Jimmy Butler dopo l'infortunio di Goran Dragic. Allo stesso tempo, ha abbandonato l'idea di utilizzare Anthony Davis come marcatore primario sullo stesso Butler, comunque funzionante in gara-4 e nella prima metà di gara-5, prima del riacutizzarsi del problema al tallone. Con Davis riposizionato a centro-area, è stato LeBron James, il giocatore che in realtà è il miglior difensore sul pallone a disposizione degli Heat, a prendersi cura di Butler in un duello extra-lusso su entrambi i lati del campo.

Jimmy Butler #22 of the Miami Heat is defended by Alex Caruso #4 of the Los Angeles Lakers and LeBron James #23 of the Los Angeles Lakers

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Anthony Davis a controllo dell'area

La marcatura di LeBron su Butler ha funzionato in maniera splendida, complice anche l'evidente stanchezza di un giocatore che ha tenuto in piedi Miami quasi in solitaria per l'intera serie. Il grosso vantaggio dello switch difensivo è stato quello di aver potuto rimettere un big-man mobile, atletico e con braccia lunghissime come Anthony Davis a protezione del verniciato: il lavoro del Monociglio nel primo tempo è stato spettacolare sia in situazione di aiuto che di copertura su Bam Adebayo, immediatamente tolto dal flow della partita. Vero, il centro degli Heat ha chiuso con 25 punti, gonfiando però il tabellino soltanto nel lunghissimo garbage-time della ripresa. Dal canto suo, Erik Spoelstra avrebbe potuto stanare Davis dal verniciato inserendo uno stretch-five come Kelly Olynyk, molto funzionale in gara-3 in assenza di Adebayo, ma ha preferito, suo malgrado, mantenere lo stesso piano-partita vincente di gara-5, con una rotazione ridotta all'osso e l'utilizzo di un solo centro di ruolo. Questa volta il quintetto piccolo non ha retto.

Anthony Davis, Bam Adebayo, Los Angeles Lakers-Miami Heat, NBA Finals 2020

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Dalla difesa all'attacco: transizione e ritmo-partita

Una difesa migliore si traduce in un maggior numero di errori al tiro degli avversari: con il quintetto piccolo, i Lakers hanno potuto aumentare il ritmo-partita attaccando coast-to-coast in verticale in ogni situazione possibile da rimbalzo difensivo o palla recuperata. Il dato dei punti realizzati in contropiede nel solo primo tempo parla chiaro: 14-0 pro-Lakers, spinti da un LeBron in costante modalità di attacco. La gestione del ritmo, totalmente in mano ai gialloviola in gara-6, era stata cruciale nelle due partite invece vinte da Miami: quando gli Heat sono riusciti a giocare in maniera compassata affidandosi ai lunghi isolamenti di Jimmy Butler, hanno sempre messo in difficoltà gli avversari, snaturandoli in pieno.

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