Il 12 settembre del 1984 Michael Jordan firmava il suo primo contratto con i Chicago Bulls, mettendo le basi per uno dei sodalizi più vincenti nella storia dello sport. Era il basket degli anni ’80, la cui popolarità stava esplodendo negli States grazie al duello tra Magic Johnson e Larry Bird, un momento storico che rimarrà unico nella storia di questo sport.
La nostra speciale macchina del tempo va a curiosare nel passato di Jordan e più precisamente alla fine del suo primo anno nella Lega professionistica americana. L’NBA si stava innamorando di lui: campione NCAA con North Carolina e campione olimpico nel 1984, Rookie of the Year nel 1985, tutto andava a gonfie vele per il numero 23 dei Bulls, pronto a sbarcare (e sbancare...) nel mondo del marketing sportivo. Il 1985, infatti, è l’anno zero delle Air Jordan, ovvero delle scarpe sportive che hanno rivoluzionato definitivamente il concetto stesso di investimento nello sport e di immagine di un atleta.
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Proprio per promuovere il lancio delle Air Jordan in Europa, Michael sbarcò in quella magica estate sui parquet del basket italiano, per giocare tre match dimostrativi, a Trieste, Roma e Caserta. Anche Federico Buffa ne ha parlato brevemente nel suo "Buffa racconta MJ": Jordan disputò una gara leggendaria al palasport di Chiarbola di Trieste tra la squadra locale della Stefanel e la Juve Caserta. Avrebbe dovuto giocare un tempo da una parte e uno dall’altra, ma alla fine scelse di rimanere sempre in maglia arancionera, con tanto di cambio di spogliatoio surreale al momento dell’arrivo nel palazzo (il giornalista Roberto Degrassi lo racconta con dovizia di particolari nel suo libro "Trieste, sogni e canestri").
Poco importa, perché aneddoti a parte quando si parla e si scrive di un vincente come Jordan ciò che conta è sempre il campo, il risultato, la vittoria. Certo, Michael quel 25 agosto 1985 giocò per divertirsi, ma quella data, quella partita, quell’incredibile occasione cestistica tutta italiana rimarranno per sempre nella storia come l’unico scenario in cui Michael Jordan fu capace di mandare in frantumi un tabellone. Dimenticate Shaq e i supporti che si piegano: MJ spaccò letteralmente il vetro, provocando una pioggia di schegge che sorprese tutti gli avversari intorno a lui…
Interruzione, canestro sostituito, si riprende… Alla fine in quell’incredibile partita triestina Jordan mise a referto 30 punti, mentre le poche migliaia di spettatori presenti a Chiarbola tornarono a casa con la certezza di aver visto un alieno. Avevano ragione… Michael poi vincerà tutto, con i Chicago Bulls e con il Dream Team, rivelandosi il miglior giocatore di basket di tutti i tempi, forse addirittura lo sportivo più forte di tutti i tempi.
Solo una cosa non gli riuscirà più: spaccare il canestro… Quella del vetro polverizzato di Chiarbola rimarrà per sempre un’immagine unica, sfocata. Non sarà "The Shot", non sarà l’incredibile scivolamento su Bryan Russell seguito dalla sospensione infinita del sesto anello, ma è pur sempre una piccola grande fetta del passato di un mito, una briciola bellissima e – possiamo dirlo con un pizzico d’orgoglio – tutta italiana.
Nota: Articolo pubblicato il 12 settembre 2014 e successivamente aggiornato

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