Michael Jordan all'apice della sua carriera interpretò se stesso nel blockbuster per eccellenza Space Jam; Eric Cantona e Vinnie Jones si reinventarono caratteristi una volta appesi gli scarpini al chiodo, mentre Mike Tyson si specializzò nei cammei per i primi due episodi della trilogia de Una Notte da Leoni. Siamo ormai abituati a vedere illustri sportivi cimentarsi con il cinema, ma la traiettoria di Ray Allen conserva un che di esagerato persino per i canoni americani. Calato il sipario sulla stagione NBA 1996/1997, l'allora rookie dei MIlwaukee Bucks si vide assegnare dal cineasta Spike Lee il ruolo di attore protagonista per quello che non è assolutamente improprio derubricare a film d’autore. He Got Game non fu un immediato successo di pubblico, ma grazie al circuito home video col passare degli anni divenne un autentico cult movie.
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Da Ray Allen a Jesus Shuttlesworth

NBA
Ray Allen si ritira: addio al basket a 41 anni
01/11/2016 A 15:58
Gli intenti di Spike Lee – grande appassionato di basket nonché tifoso sfegatato dei New York Knicks – sono chiari sin dall’inizio: per il fittizio ruolo di Jesus Shuttlesworth, il giocatore di basket liceale più ambito dai college d’America, vuole scritturare un giocatore vero, un campione. La scelta iniziale cade sul diamante grezzo dei Los Angeles Lakers Kobe Bryant, ma dopo i quattro airball di gara-5 contro Utah il golden boy di Philadelphia decide che la sua sarà un’estate di estenuante lavoro sulla meccanica di tiro. Spike Lee testa Tracy McGrady ma lo ritiene troppo introverso per la parte: vorrebbe convocare per un’audizione Stephon Marbury perché il ruolo di Jesus pare proprio tagliato su misura per lui, ma non se ne fa nulla; quando incontra Ray Allen, tuttavia, scatta il proverbiale colpo di fulmine. Il regista di Brooklyn, noto per la sua sensitività, scorge un quid dietro al sorriso raggiante della shooting guard dei Milwaukee Bucks e gli affida la parte.
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La prodigiosa insegnante di recitazione

A questo punto della storia è tempo d’introdurre un personaggio cardine, l’insegnante di recitazione tutta d’un pezzo Susan Batson. Il lavoro su Ray Allen è enorme e in poche settimane la stellina NBA, inizialmente timida e impacciata, acquisisce sempre più fiducia nei propri mezzi: la sua trasformazione sul set è evidente. Inizialmente scettico riguardo la scelta di Spike Lee di non affidarsi a un attore professionista, persino Denzel Washington – nel film interpreta il padre di Jesus che, incarcerato per uxoricidio, deve convincere il figlio a giocare per l’Università del governatore per ottenere uno sconto di pena – è stupito della metamorfosi di Ray Allen. Il carisma e l’aura pressoché mistica di Denzel, però, erano sul punto di giocare un brutto scherzo alla promessa dei Bucks...

Denzel got game

He Got Game è una dichiarazione d’amore per la pallacanestro, nonostante affronti alcuni del suoi lati più oscuri: le sofisticate riprese di Spike Lee nel cuore pulsante di Coney Island, scandite dalle indimenticabili note jazz del compositore americano Aaron Copland, creano poesia in movimento. Ecco perché al regista di Brooklyn serviva un cestista di classe cristallina, dalle movenze feline e con un rilascio degno del MoMA di New York, per aggiungere quel tocco di grazia finale. Ma proprio nel momento di sfoderare il suo talento Ray Allen andrà clamorosamente in tilt. La scena madre del film è la sfida tra Shuttlesworth senior e Shuttlesworth junior nel playground del quartiere: solo qualora Jesus fosse stato sconfitto dal suo "vecchio" avrebbe accettato di iscriversi all’Università di Big State. Prima del ciak Denzel Washington si avvicina a Ray e gli sussurra all’orecchio:
Senti, so che nel copione si dice che devo perdere quindici a zero, ma si fotta il copione, non ho nessuna intenzione di renderti la vita facile.
Ray Allen rimane spiazzato e quando si comincia a girare subisce subito un paio di canestri da Denzel. La star NBA proprio non riesce a scuotersi da quello strano torpore, tanto che Spike Lee è costretto a interrompere le riprese. Sola una strigliata di Mrs Batson può riportare il ragazzo sulla retta via; è la stessa insegnante ad aver raccontato l’aneddoto per Questa è la mia vita e non ne cambio una virgola, biografia autorizzata di Spike Lee:
A quel punto sono andata da Ray e gli ho urlato: "Devo insegnarti anche a giocare a basket adesso? Che cazzo ti è preso?". E lui: "Susan, non è colpa mia. Il fatto è che Denzel gioca davvero. He got game!" Al che gli faccio: "Chi Denzel? Ma sei impazzito? Denzel non sa giocare affatto: lui recita e tu ci sei cascato!
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Il nickname più cool

Sedici anni più tardi la NBA, mediante consueta mossa strategica sul piano commerciale, autorizzò i giocatori della Lega ad apporre sul retro delle canotte il loro soprannome. Ray Allen non esitò un istante e sulla #34 dei Miami Heat nell’inverno del 2014 campeggiò per qualche partita la scritta “Jesus Shuttlesworth”. Spike Lee, al solito, era stato un campione di lungimiranza: Ray oltre a possedere la pallacanestro nel sangue era pure in grado di sostenere il ruolo di attore protagonista in un autentico gioiello di film.

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