Miami aveva promesso di avere in tasca qualcosa di speciale per gara-3, anche di fronte a un pronostico che la dava ormai spacciata, destinata a subire uno degli sweep più amari della storia delle Finals. Al grande pubblico piace chiamarla "Heat culture", termine che riassume la filosofia di un'organizzazione che si è storicamente distinta per capacità di instillare un mindset combattivo nei propri giocatori, uno spirito che il veterano Udonis Haslem incarna alla perfezione in panchina nel ruolo di grande guru al fianco di coach Erik Spoelstra e che Jimmy Butler trasferisce invece sul parquet. Le emozioni certamente aiutano, soprattutto in una situazione da netta sfavorita con le spalle al muro, ma le partite vanno poi vinte giocando in campo. E Miami, dopo il tentativo fallito in gara-2 con la zona, è riuscita a trovare le contromisure tattiche su entrambi i lati del parquet adatte per fermare i Lakers, almeno una volta. Vediamo quali.

Attacco: ritmo e Jimmy Butler old-school

NBA
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05/10/2020 A 07:47

La questione primaria è stata il controllo del ritmo. Nelle prime due gare della serie, Miami ha sempre rincorso, giocando a un numero alto di possessi e a una velocità più favorevole ai Lakers. L'avvio-sprint, quello sì tutto emotivo, ha prodotto un cuscinetto di margine fondamentale per invertire la tendenza: gli Heat hanno potuto controllare l'andamento della partita e lo hanno fatto utilizzando Jimmy Butler come trattatore di palla primario (se non unico), affidando l'intero peso dell'attacco sulle sue capacità di lettura. Butler ha messo in scacco la difesa dei Lakers giocando la sua pallacanestro, quella tipica dello scorso decennio, fatta di possessi lunghi, isolamenti e sfruttamento del mid-range, quella zona intermedia che la pallacanestro moderna degli statistici ha messo in naftalina.

Los Angeles ha scelto di opporsi cambiando sui blocchi senza mai raddoppiare per tenere i difensori accoppiati con i tiratori sul perimetro, e Butler ha squartato a piacimento il centroarea prendendo vantaggio fisico in post-up dopo lo switch: un invito a nozze per un artista del suo calibro, come raccontato dai 40 punti realizzati senza aver mai tentato una tripla, con 14/20 da due e 12/14 ai liberi. Gli Heat sono stati doppiamente bravi nello sfruttare gli stessi post-up di Butler per creare ulteriore gioco, soprattutto nel primo tempo, quando il livello energetico collettivo era ancora molto alto: tagli improvvisi back-door o verso il centro-area hanno spesso preso d'infilata una difesa distratta o eccessivamente concentrata sul pallone, creando conclusioni facili in lay-up (Butler ha impilato 13 assist).

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In figura una tipica azione di post-up di Jimmy Butler dopo un cambio difensivo. 1) Tyler Herro porta un blocco per forzare il cambio e lasciare un difensore meno fisico su Butler. 2) I Lakers cambiano sul blocco: Caldwell-Pope rimane in single-coverage su Butler mentre Herro si allarga e gli altri tre attaccanti si spaziano sul lato debole aprendo l'area. 3) Butler può prendere vantaggio fisico su Caldwell-Pope per portarlo vicino a canestro: i Lakers non mandano aiuti o raddoppi, restando accoppiati con i tiratori sul perimetro. 4) Butler sfrutta il vantaggio acquisito per prendere un tiro da una zona di campo favorevole in testa a un difensore fisicamente più debole rimasto sempre in single-coverage su di lui. Butler segnerà quel tiro.

Difesa: raddoppi, cambi e focus su LeBron e Davis

Tornando alla "Heat culture", la difesa ha visto un'impennata di intensità e fisicità nel reparto esterni e nella posizione di centro, dove sia Meyers Leonard che Kelly Olynyk hanno svolto un ottimo lavoro a protezione del verniciato. I Lakers hanno preso ancora una volta un numero elevatissimo di tiri dall'arco (42) con scarsa percentuale (14 realizzati, per il 33%), ma a differenza di gara-1, dove le cifre erano state comunque simili (16/47, 34%), non si è trattato di triple ben costruite all'interno di un attacco funzionale, ma conclusioni in qualche modo forzate da una difesa molto competente. Le responsabilità individuali, fulcro di ogni sistema difensivo, hanno retto, dal lavoro straordinario di Butler sul pallone (quindi su LeBron James e/o Rajon Rondo) e da quello della staffetta nel front-court su Anthony Davis, subito innervosito dalla fisicità di Jae Crowder e Andre Iguodala. Abbandonata totalmente la zona, Miami ha sempre cercato di togliere il pallone e il controllo del gioco dalle mani delle due superstar dei Lakers, mandando a ripetizione giocatori in raddoppio o in pre-rotazione, anche a costo di scommettere qualcosa sui ribaltamenti sguarnendo il lato debole

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In figura, un'azione difensiva dei Miami Heat con raddoppio su Anthony Davis. 1) Dopo la ricezione di Davis in una zona intermedia del campo, Butler va in pre-rotazione anche a costo di concedere qualcosa sul perimetro a LeBron James. 2) Davis attacca spalle a canestro Andre Iguodala, che regge in maniera competente in difesa 1vs1: quando Davis gira la testa, scatta immediato il raddoppio-trappola di Butler. 3) Davis si ritrova chiuso sulla linea di fondo in una morsa tra Butler e Iguodala, due dei migliori difensori della Lega. Anche Herro è collassato in area, ma rischia lasciando Caldwell-Pope libero in angolo. 4) Davis esce dal raddoppio con un brutto passaggio sulla linea di fondo per Caldwell-Pope, facilmente intercettato da Myers Leonard nel cuore dell'area.

Avendo Butler nel ruolo di difensore primario sul pallone, gli Heat hanno potuto reggere fisicamente sui cambi difensivi ma sono stati altrettanto bravi nell'approfittare delle esitazioni dei Lakers sul perimetro per re-switchare in maniera molto rapida o mandare giocatori in aiuto con rotazioni veloci e precise dal lato debole e dagli angoli (la zona più vulnerabile). A differenza di gara-2, Los Angeles non ha avuto buone letture dai suoi creatori di gioco principali (James e Rondo) né una fluidità e velocità nel movimento di palla necessaria per punire gli sbilanciamenti di equilibrio dati dalle pre-rotazioni (23 assist contro i 34 della partita precedente, dove avevano attaccato la zona con enorme efficacia.

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In figura, un'azione di switch e re-switch sul blocco della difesa dei Miami Heat. 1) Caruso porta un blocco su Butler per forzare un cambio e lasciare Herro in marcatura su LeBron James, ma Herro sale anticipando il movimento dell'avversario e rompendo il timing dell'attacco. 2) Butler assorbe facilmente il taglio di Caruso e chiama un nuovo cambio a Herro: Nunn e Olynyk vanno in pre-rotazione all'altezza del tiro libero, ma l'attacco dei Lakers è stagnante. 3) Butler risale per un nuovo switch difensivo su LeBron che riporta Herro su Caruso. James pecca in letture: non prende il tiro da tre punti frontale e non muove il pallone in angolo per Morris. 4) Butler è riaccoppiato con James, Herro ha fermato il taglio di Caruso e Olynyk può rientrare in angolo su Morris.

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