Miami l'ha spuntata un'altra volta, ancora di squadra, ancora senza il favore del pronostico. La seconda tripla doppia messa a referto da Jimmy Butler nella serie (35 punti, 12 rimbalzi, 11 assist in 47') è la statistica che salta immediatamente all'occhio, ma è arrivata con modalità differenti rispetto a quella forse ancor più epica di gara-3. Spoelstra e gli Heat sono stati eccellenti nel trovare e implementare aggiusamenti e contromisure in corsa: scendiamo nel dettaglio e andiamo ad analizzare i quattro elementi tattici chiave.

Rotazione ridotta a 7: le gerarchie sono definite

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Il punto di partenza è la scelta di Spoelstra di asciugare ulteriormente una rotazione già ridotta all'osso, affidandosi a soli 7 elementi: in questo momento della serie, i ruoli, le gerarchie e la chimica interna di Miami sembrano essere perfettamente delineati, fattore che può dare vantaggio se in grado di controbattere il dispendio energetico collettivo maggiore. I progressi fisici che hanno concesso a Bam Adebayo di restare sul parquet per 38 minuti hanno portato al sacrificio di Kelly Olynyk con conseguente small-ball estrema nei momenti in cui Andre Iguodala è stato schierato nel ruolo di falso 5 tattico: la riluttanza di Anthony Davis ad avvicinarsi al canestro dopo l'infortunio subito al tallone e le caratteristiche di Markieff Morris, mai stato un giocatore minaccioso in post-basso o in situazioni di roll, hanno permesso agli Heat di reggere anche con un assetto leggero con cui hanno poi ottenuto vantaggi nella metacampo offensiva.

Jimmy Butler tornato maestro del mid-range

Dopo essere stato ingabbiato in gara-4 dalla difesa di Anthony Davis, Jimmy Butler ha migliorato le proprie letture in un'altra partita giocata interamente da point-forward in un duello tra omologhi spettacolare con LeBron James. Nella prima parte di gara, Butler è stato più aggressivo sulle situazioni di blocco che coinvolgevano un esterno piuttosto che Adebayo (situazione utile per sfruttare anche i successivi movimenti in flare delle stesse guardie per costruire buone conclusioni dall'arco) e ha reso credibile il proprio tiro da fuori infilando qualche canestro da distanza maggiore rispetto a quanto visto nelle prime partite della serie, fondamentale per mantenere la difesa sempre attiva. I progressi della stella degli Heat hanno portato a loro volta Los Angeles ad adattarsi nella ripresa, complice anche quel problema fisico che ha tolto a Davis mobilità e reattività: i Lakers hanno scelto di cambiare spesso sui blocchi con Markieff Morris per mantenere sul pallone un giocatore di grossa taglia fisica, ma è stato un accoppiamento che Butler ha però sempre dimostrato di gradire.

L'exploit creativo di Kendrick Nunn

Con Goran Dragic ai box, a Miami sta mancando un giocatore capace di creare dal palleggio e in situazioni di pick'n'roll per alternarsi agli isolamenti di Butler. In molti si aspettavano che Tyler Herro potesse farne le veci, ma è stato Kendrick Nunn a calarsi alla perfezione nel ruolo giocando probabilmente la sua miglior partita della serie e dei playoff (14 punti e 3 assist in 28' dalla panchina), decisiva per fornire agli Heat una nuova minaccia sul perimetro capace di spezzare con facilità la prima linea difensiva gialloviola (sottotono rispetto agli standard). In particolare, il suo secondo periodo è stato strabiliante, utilissimo per permettere a Butler di rifiatare e risparmiare qualche preziosissima goccia di benzina per il finale di gara.

Duncan Robinson in versione tiratore scelto in movimento

0, 9, 13, 17, 26. È la progressione dei punti realizzati da Duncan Robinson nella serie. I 26 di gara-5 (personal best nei playoff) sono impressionanti se paragonati all'uovo della prima partita. Robinson è stato eccellente nel capire come migliorare il proprio gioco ed essere tremendamente utile alla squadra in attacco nonostante le evidenti difficoltà difensive che lo portano spesso a essere coinvolto in maniera forzata dai Lakers nei giochi in pick'n'roll con LeBron. Più che come tiratore spot-up sugli scarichi, Robinson ha giocato una gara-5 di letture, di movimento, di conclusioni prese dagli hand-off, ricalcando il modello di due grandi artisti del genere come Kyle Korver e JJ Redick, giocatori che sanno come costruirsi da soli le proprie chance quando la difesa è estremamente aggressiva e cerca di togliere ogni ricezione facile sul perimetro.

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