E’ piombato sulla notte italiana senza alcun preavviso: un fulmine a ciel sereno ha nebulizzato ogni tipo di calcolo e speculazione legati ai nuovi gioielli setacciati dal Draft NBA. Questo fulmine si chiama Russell Westbrook. Mentre sul palcoscenico del Barclays Center di Brooklyn si susseguivano nomi e gigantografie delle nuove matricole del basket a stelle e strisce, il GM dei Lakers Rob Pelinka lavorava lontano dai radar della lega.
Alla fine la mega-trade per portare Russell Westbrook in viola-oro si è concretizzata: Los Angeles ha impacchettato Kyle Kuzma, Montrez Harrell, Cantavious Caldwell-Pope e la 22esima scelta del draft (Isaiah Jackson, successivamente scambiato dagli Wizards per Aaron Holiday e Isaiah Todd) a Wahsington, in cambio del nove volte All-Star.
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Questa volta il suo nome è destinato a far più rumore che mai: Westbrook dovrà convivere infatti con una cassa di risonanza formidabile, quella del tanto chiacchierato Big Three, che lui completa assieme a Lebron James ed Anthony Davis. Con questo scambio, i Los Angeles Lakers si dichiarano ufficialmente in lotta per il titolo, anche se il nuovo assalto all’anello (probabilmente l’ultimo nella carriera di Sua Maestà Lebron James) non sarà per nulla facile: il magico trio James-Davis-Westbrook troverà la sua poderosa controparte ad est, più precisamente a Brooklyn: Kyrie Irving, James Harden e Kevin Durant, dopo un anno di rodaggio fiaccato da diversi infortuni, prepareranno l’arrembaggio decisivo nella prossima stagione.
Sempre nella conference orientale i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo saranno chiamati a difendere coi denti lo scettro, e hanno già dimostrato di avere i mezzi per farlo. Senza contare i Phoenix Suns di Chris Paul e Devin Booker, che proveranno a imbastire una clamorosa redemption story dopo la finale persa in gara -6.

La ribalta dei Big Three

Insomma, il palinsesto dell’NBA torna a brillare di una luce primigenia: siamo tornati all’epoca dei Big Three, sinergie di talenti colossali animati dall’ambizione di instaurare dinastie: da Stockton-Malone-Hornacek (Utah), passando per Bird-Parish-McHale (Boston), superando la chiassosa soglia degli anni 2000 con Parker-Ginobili-Duncan, James-Wade-Bosh e Curry-Thompson-Green.
Tra le migliori piazze per insediare questi monumenti, Los Angeles è stata storicamente la più adatta ed ambita: il trio Magic Johnson-Kareem Abdul-Jabbar – James Worthy si regalò tre anelli (addirittura cinque per Magic e Kareem), mentre è possibile considerare il Big Two formato da Kobe e Shaq come una delle combinazioni più letali (e turbolente) della storia della lega. Tre titoli anche per loro.

Westbrook, non è più one man show

Westbrook arriva al cancello della città degli angeli con tanti record e nessun anello: si tratta del terzo trasloco in tre anni per la guardia ex-Oklahoma City: con i Thunder aveva bruciato le tappe, salvo poi essere abbandonato a se stesso negli ultimi anni.
Nel 2016 aveva concluso la stagione con 31.6 punti, 10.7 rimbalzi e 10.4 assist, diventando il secondo giocatore dopo Oscar Robertson con la media di una tripla doppia. Ha replicato questo trend anche nella stagione 2017-18, 2018-19 e 2020-21, ma con canotte differenti: prima una sfortunata parentesi nel 2019 ai Rockets segnata da un cruciale infortunio alle porte dei playoff. Nella scorsa stagione invece, con la maglia dei Washington Wizards, ha vissuto una stagione rocambolesca: sopravvissuta al purgaotorio dei play-in, la sua squadra è stata schiacciata dai 76ers al primo turno dei playoff.

Westbrook, James

Credit Foto Getty Images

Westbrook dunque sbarca nella capitale dell’Ovest con l’intento di vincere un primo titolo NBA: ci è andato vicino solo nel 2012, con quello che era un primo (acerbo) tentativo di big three nella franchigia texana: con lui, Kevin Durant, Serge Ibaka e James Harden (sesto uomo di lusso), i Thunder vennero affondati dai Miami Heat di Lebron nelle finali. Ed oggi ci pare inevitabile la decisione di Westbrook, a caccia di un coronamento leggendario alla corte di Re James.

Il benvenuto di Lebron

Westbrook: "Sono il miglior playmaker della lega"

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