Ad appena 26 anni (6 dicembre 1994), Giannis Antetokounmpo ha chiuso il cerchio. O almeno c'è riuscito per la prima volta visto che non è per nulla detto che non possa ripetersi. Ha conquistato il titolo NBA coi Milwaukee Bucks, la franchigia che nel Draft 2013 ha deciso di scommettere con la scelta numero 15 su un giovane ragazzo greco di origini nigeriane, dalle leve lunghissime, che fino a quel momento aveva giocato solo nella B2 ellenica e pareva promesso sposo a Saragozza, in Liga ACB. Sono passati 8 anni, quel ragazzino si è trasformato, è diventato un colosso, un volto simbolo della NBA globale e ha centrato l'obiettivo più alto, quello di vincere da assoluto protagonista il titolo nelle Finals contro i Phoenix Suns.

Da ambulante a Sepolia all'anello di campione

NBA
La guida alle Finals tra Phoenix Suns e Milwaukee Bucks
06/07/2021 A 14:37
Giannis è nato ad Atene, è greco a tutti gli effetti, pur se i genitori sono immigrati partiti dalla Nigeria e arrivati ad Atene col classico barcone. Cresciuto in situazione di povertà a Sepolia, Giannis coi fratelli aiuta la famiglia facendo l'ambulante vendendo occhiali e borse: si avvicina poi al basket e si fa notare col Filathlitikos, squadra di A2 greca. Immediatamente le immagini e i video di questo prospetto fanno il giro del mondo, iniziano ad arrivare anche gli scout NBA e alla fine nel Draft 2013 arriva la chiamata dei Bucks, molto più alta del previsto tanto che Giannis e la famiglia erano seduti sugli spalti, non ai piedi del palco come succede ai giocatori teoricamente attesi a scelte entro le prime 15-20. Nel frattempo aveva firmato un contratto di 4 anni con Saragozza, ma in Spagna non arriva mai: va direttamente a Milwaukee.
Da lì è un crescendo rossiniano, da sconosciuto che spiccicava qualche parola di inglese e che non capiva perchè i compagni sprecassero tanto di quel cibo e tanta di quell'attrezzatura (si portava a casa roba da mangiare avanzata e svariati oggetti tra scarpe e indumenti, ndr), a stella sempre più influente e amata in NBA: dalle 15 vittorie del 2013-14 alle 60 del 2018-19, sei partecipazioni ai playoff in sette anni, più i premi di MVP (2019 e 2020), di giocatore più migliorato (2017), di difensore dell'anno (2020), e di MVP dell'All Star Game (2021), roba che sostanzialmente nessuno è riuscito a mettere assieme nella storia NBA.
Otto anni e mezzo fa, quando sono arrivato in NBA, non sapevo come avrei fatto a procurarmi un pasto. Mia madre vendeva merce per strada, adesso invece sono seduto sul tetto del mondo
"Ho iniziato a giocare a pallacanestro per aiutare la mia famiglia, per provare a portarli fuori dalle difficoltà economiche, per evitare di continuare a vivere le situazioni complesse che ci hanno accompagnati per anni. Mai avrei neanche sognato di essere seduto qui, a 26 anni, da MVP delle finali NBA. Otto anni e mezzo fa, quando sono arrivato in NBA, non sapevo come avrei fatto a procurarmi un pasto. Mia madre vendeva merce per strada, adesso invece sono seduto sul tetto del mondo: non posso che essere grato a Dio per questo viaggio. Se non dovessi avere mai più l’opportunità nella mia carriera di sedermi qui, di celebrare un titolo NBA, sarei soddisfatto comunque. spero che il mio sia un messaggio di speranza: i sogni si realizzano, basta crederci", ha detto Giannis.

La promessa mantenuta verso Milwaukee

Nel luglio 2014 Giannis lo aveva scritto: "Non lascerò Milwaukee senza un titolo". Promessa mantenuta, dopo aver deciso di firmare la maxi estensione contrattuale per i prossimi 5 anni restando legato alla città e alla franchigia che lo ha adottato e gli ha permesso di diventare quello che è oggi: nel 2013 i Bucks lo scelsero e presero anche Khris Middleton e i due, molto più compagni di squadra, quasi fratelli, sono il simbolo assieme a Jrue Holiday della vittoria nelle Finals contro i Phoenix Suns, chiusa in gara 6 con 82mila tifosi adoranti tra dentro e fuori il Fiserv Forum, col "Deer District" in totale follia.
"Non avrei mai potuto lasciare Milwaukee: sapevo che c’era un lavoro che andava portato a termine. I playoff giocati nella bolla non ci avevano reso giustizia, quella situazione ha condizionato parecchio la nostra resa e per il resto va dato merito ai Miami Heat per aver giocato alla grande. Sentivamo la mancanza di casa, siamo una squadra legata alla famiglia e abbiamo subìto troppo quella privazione. Ma una volta tornato a Milwaukee ho continuato a pensare che questa fosse la mia città. Hanno sempre creduto in me, mi hanno dato fiducia. La squadra ha sempre avuto un supporto enorme: abbiamo perso ma la gente era dalla nostra parte e ci chiedevano di portare a termine il lavoro e vincere. Sarebbe stato facile per me andare da un’altra parte e vincere il titolo con altri campioni. È facile: potevo andarmene in un super team, fare la mia parte e vincere il titolo NBA. Quella che ho scelto invece è la strada più complicata: volevo conquistare così il successo e ce l’abbiamo fatta. Ci siamo riusciti", le parole di Antetokounmpo in conferenza stampa.

Una gara 6 e una serie leggendarie

11 voti su 11, MVP delle Finals all'unanimità. Beh, questa era facile, considerando che ha stampato due partite da almeno 40 punti e un addirittura a 50, quella decisiva, la gara 6 per mettere la mani sul titolo, un trofeo che i Milwaukee Bucks attendevano da 50 anni, dall'anello del 1971 firmato da Kareem Abdul-Jabbar e Oscar Robertson. Ha griffato il 47.6% dei punti totali della sua squadra, apparsa in grande difficoltà in alcuni momenti ma costantemente salvata e portata fuori dalle sabbie mobili dal gigante greco col numero 34.
I numeri della sua serie sono irreali: 35.2 punti, 13.2 rimbalzi, 5.0 assist, 1.2 rubate, 1.8 stoppate, 61.8% dal campo, il primo nella storia a tenere queste cifre in una singola serie di playoff. E per fortuna veniva da un'iperestensione al ginocchio che gli aveva fatto saltare le ultime due partite della serie con Atlanta... In gara 6 poi ha esagerato, con 50 punti (massimo nei playoff per lui), 14 rimbalzi, 5 stoppate (più una miriade di tiri contestati o deviati) e 17 su 19 ai tiri liberi, una cosa spaventosa per uno che in questi playoff viaggiava col 55%!
"La gente continua a ripetere che io non posso segnare i tiri liberi? Beh, questa sera sono andati dentro (17/19 a cronometro fermo, ndr) e sono diventato campione NBA. Li ho segnati perché credevo di poterlo fare. Voglio che la gente guardi a me e pensi: tutto è possibile", la replica di Giannis che è diventato il settimo giocatore nella storia con una partita da 50 punti nelle Finals. Gli ultimi due? LeBron James nel 2018 e Michael Jordan nel 1993.

Punti, assist e triple doppie: i numeri più pazzi della stagione NBA

NBA
NBA Finals 2020-21: il programma completo
22/05/2021 A 09:10
NBA
Giannis guida la Top 10 dei contratti più ricchi, Gobert 3°
17/12/2020 A 11:16