La Lega è semplicemente migliore quando i Knicks vincono
Parola di LeBron James, uno che di NBA se ne intende in linea di massima! Quest'anno infatti la Lega, al netto dei tanti problemi legati alla pandemia con l'assenza di gran parte dei tifosi nelle arene e col calendario compresso, può godersi il ritorno in auge dei New York Knicks, la franchigia della Grande Mela, una delle più famose al mondo, e quella da sempre col valore più alto secondo i canoni di Forbes, oltre 5 miliardi di dollari. Una cassaforte in stile Paperon de' Paperoni quando perdeva sempre ed era la "barzelletta" della Lega, figuriamoci adesso che vincono, convincono e puntano al ritorno ai playoff dopo 7 anni, dalla stagione 2012-13 in cui vinsero l'Atlantic Division e poi persero al secondo turno 4-2 contro gli Indiana Pacers. Quelli erano i Knicks allenati da Mike Woodson e con Carmelo Anthony come stella e uomo simbolo della franchigia.
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Ora è tutto diverso, sono passate 7 stagioni, 5 allenatori (tra cui Jeff Hornacek, Derek Fisher e David Fizdale), c'è stato il "regno" del Maestro Zen Phil Jackson, è passato l'unicorno Kristaps Porzingis, ma di fatto sono rimaste solo macerie, i resti di svariati tentativi di costruire qualcosa che mai ha visto la luce. Nella scorsa offseason però c'è stato un grosso cambiamento, è arrivato Leon Rose nel ruolo di presidente (ex potente agente), e ha portato Tom Thibodeau nel ruolo di allenatore, un coach "vecchio stampo", burbero, reduce dal fallimento a Minnesota, che si è insediato tra mille dubbi al timone di un gruppo molto eterogeneo con veterani di dubbio valore e giovani con più incognite che certezze.
Dopo 60 partite, e 12 ancora da giocare, si può dire che i risultati vanno a favore del progetto installato da Leon Rose e coach Thibs visto che i Knicks sono quarti a Est con un record di 33 vinte e 27 perse, sono praticamente certi di fare almeno il Play-In, e cavalcano una striscia di 8 vittorie consecutive, la più lunga dal 2014! Ora l'obiettivo è tenere duro e chiudere entro il sesto posto che vale l'accesso diretto alla griglia playoff.

Gli ultimi 10 anni dei Knicks

  • 2010-11: 42-40 (6° a Est) | Primo turno playoff
  • 2011-12: 36-30 (7° a Est) | Primo turno playoff
  • 2012-13: 54-28 (2° a Est) | Secondo turno playoff
  • 2013-14: 37-45 (9° a Est) | -
  • 2014-15: 17-65 (15° a Est) | -
  • 2015-16: 32-50 (13° a Est) | -
  • 2016-17: 31-51 (12° a Est) | -
  • 2017-18: 29-53 (11° a Est) | -
  • 2018-19: 17-65 (15° a Est) | -
  • 2019-20: 21-45 (12° a Est) | -
  • 2020-21: 33-27 (? a Est) | ?

Julius Randle: la crescita di un grande solista

Arrivato nell'estate 2019 fra ben pochi squilli di tromba, il mancino di Dallas è assolutamente l'uomo copertina di questi New York Knicks che viaggiano a vele spiegate. Randle è sempre stato una grande attaccante, i numeri lo testimoniano sia ai Lakers (11 punti e 10 rimbalzi di media nel '15-16, 16+8 nel '17-18), sia nell'unico anno ai Pelicans (21.4 punti di media e quasi 9 rimbalzi), sia anche nella prima stagione a New York (19.5 punti e 9.7 rimbalzi): la differenza è che quest'anno, con Thibodeau, ha avuto uno scatto mentale importante, è diventato leader, un giocatore che alza il proprio rendimento e migliora anche chi gioca al suo fianco.
Infatti le sue cifre sono cresciute ancora di più, viaggia a 24 punti e 10 rimbalzi di media, soprattutto tira col 40% da tre, segno della sua evoluzione a livello offensivo, e ancor di più smazza 6 assist a gara, il doppio rispetto alla scorsa stagione, numero che dice come sia più "playmaker" e centrale nel gioco di Thibodeau. Viaggia con numeri alla Larry Bird e Nikola Jokic, ha segnato per 4 gare di fila oltre 30 punti come non succedeva da Carmelo Anthony nel 2014, ed è diventato All Star per la prima volta. Ora può pensare in grande, c'è chi parla del premio di Most Improved per giocatore più migliorato, chi per un posto nei primi tre quintetti All-NBA, e poi c'è da rinnovare il contratto visto che il prossimo anno da 19,8 milioni di dollari non è garantito (i Knicks possono tagliarlo entro il 28 giugno lasciandogli "solo" 4 milioni).

La cura Tom Thibodeau

Quando in offseason i New York Knicks hanno ingaggiato Tom Thibodeau per il ruolo di allenatore, ci sono stati grossi dubbi perchè stiamo parlando di un coach veterano, "vecchia scuola", scorbutico, reduce dal fallimento a Minnesota e da sempre considerato poco incline allo sviluppo dei giovani e ad avere un buon rapporto con loro. Di fatto, quello che in parte sono i Knicks, un gruppo con diversi giovani anche di talento e tutti da formare, a maggior ragione in una franchigia reduce da fallimenti in serie.
Thibs è stato bravissimo a costruire da subito un "sistema", ad affidarsi ad un numero abbastanza fisso di giocatori (Randle in primis, ma anche Noel, Burks, Bullock), a dare spazio ai giovani di maggior qualità ma soprattutto più pronti (RJ Barrett su tutti ma anche il rookie Immanuel Quickley), e ha convinto la dirigenza a fare mosse di mercato per prendere veterani che conosce bene, come Derrick Rose e Taj Gibson, già avuti ai tempi dei Bulls e di Minnesota. Il mix sta funzionando in maniera sorprendente, l'attacco non brilla, si gioca al ritmo più basso di tutta la NBA (meno di 97 possessi) ma la difesa è la quarta per rating e la prima in assoluto (meno di 105 punti subiti di media).
Comunque andrà, Thibodeau e i suoi giocatori sono riusciti in un'impresa: ridare dignità ai Knicks e rimettere sulla mappa la New York bluarancio, proprio nell'anno in cui i "cugini" Nets puntano al titolo con le stelle Durant, Irving e Harden.

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