L'opening night della regular season NBA 2021-22 è ormai alle porte, nella notte tra martedì 19 e mercoledì scatterà ufficialmente la nuova stagione, eppure si parla poco o nulla di basket giocato perchè l'attenzione è quasi tutta calamitata da Kyrie Irving e dai Brooklyn Nets. Tutto è ovviamente amplificato dal fatto che questa autentica soap opera vada in scena a New York, nella Grande Mela, ma ormai la questione sullo status di non vaccinato di Kyrie, della sua ferma volontà di non farsi iniettare il siero contro il Covid, e del serissimo rischia di saltare diverse partite coi Nets, è di dominio universale, ben oltre la pallacanestro.
I fatti sono noti: Irving non è ancora vaccinato e non ha intenzione di procedere, e per questo motivo gli verrà impedito di giocare tutte le gare casalinghe e alcune trasferte (per ora...) a San Francisco e a Toronto, luoghi in cui è richiesto l'equivalente del nostro "Green pass" per poter accedere a luoghi pubblici come sono le arene, in base alle leggi vigenti in città o nello stato. Quindi, non una cosa legata strettamente all'NBA che non ha imposto l'obbligo di vaccino, anche perchè all'ultima conta i giocatori vaccinati erano il 95% e tra quelli "No Vax" il nome più importante era sicuramente quello dell'ex di Cavs e Celtics, oltre a Bradley Beal e a Michael Porter Jr che però, per adesso, non hanno particolari problemi rispetto a dove giocano ovvero Washington e Denver.
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Steve Nash rassegnato a non averlo in casa. Lui: "Sono protetto da Dio"

Che Irving sia irremovibile nella sua scelta, lo ha confermato anche l'allenatore dei Nets Steve Nash, che parlando alla stampa è stato molto schietto e diretto: "Ci rendiamo conto che non giocherà nelle partite in casa". Quindi, 41 gare al Barclays Center, 2 al Madison Square Garden contro i Knicks, più da valutare altre in trasferta. Nash non può far altro che accettare la situazione anche se confida in qualche cambiamento a livello legislativo, a New York ma non solo: "Di sicuro dovremo fare a meno di lui quest'anno: poi bisognerà capire quando, dove e per quanto tempo. Siamo solo all'inizio di questa situazione che dobbiamo affrontare giorno per giorno, guardando anche al quadro generale. Ora come ora dobbiamo partire dal presupposto che non sarà a disposizione per le partite in casa, ma tutto può cambiare".
Ci rendiamo conto che non giocherà nelle partite in casa
Ad avvalorare la tesi che il 7 volte All Star sia fermo nel suo non volersi vaccinare, anche il tweet più recente: "Sono protetto da Dio e lo è anche la mia gente. Combatteremo insieme per questo". Non c'è molto altro da aggiungere...

Kyrie torna a New York ma rischia di perdere un sacco di soldi

Kyrie, che aveva partecipato al media day soltanto via Zoom e che si era poi allenato coi compagni nel training camp organizzato a San Diego, in California, si è rivisto a New York sabato per un allenamento all'aperto organizzato per i tifosi, il "Brooklyn Bridge Park", e ha fatto qualche tiro con i compagni tenendo sul viso la mascherina. Va specificato che il nativo dell'Australia è tornato sulla East Coast dopo aver avuto il via libera per allenarsi con i compagni: infatti le autorità sanitarie della Grande Mela hanno sottolineato come il campo d'allenamento sia, a tutti gli effetti, "un ufficio privato" e non un luogo aperto al pubblico dove fare training (che invece richiede la vaccinazione come pre-requisito di accesso agli ospiti).
La situazione resta intricata, anche dal punto di vista economico: secondo il regolamento, Irving perderà 1/92esimo del suo stipendio per ogni gara saltata (circa 380.000 dollari), di conseguenza, contando almeno 43 partite, perderebbe oltre 17 milioni di dollari in totale. Certo, Kyrie ha uno stipendio da 35 milioni di dollari per quest'anno e un'opzione da oltre 36 per l'anno prossimo, ma è anche vero che "buttare" in questo modo i suddetti soldi, andrebbe ancora di più ad incrinare un'immagine pubblica che già non è proprio il massimo, condiserate le lune, le fughe, le uscite social, il bastone con cui va in giro e gli incensi sparsi sui parquet avversari per allontanare gli spiriti maligni (dice lui...).

I Nets sono sempre favoriti? Cosa fare con Kyrie e la minaccia di ritiro?

L'intenzione dei Brooklyn Nets, almeno per ora, è quella di navigare a vista, attendere lo sviluppo della situazione e sperare che le misure vengano allentate affinchè Kyrie possa tornare in campo senza l'obbligo di vaccino. Kevin Durant, stella e leader dei Nets, oltre che amico di Irving, ha dichiarato: "Lo vogliamo qui per tutto, allenamenti, partite casalinghe, sessioni di tiro. Speriamo di riuscire a Noi dobbiamo continuare a giocare e a restare concentrati sui nostri obiettivi, poi vedremo".
Kyrie ne parla come una specie di scelta personale, che rispetto. Ma tutti noi dobbiamo ricordarci qual è il nostro obiettivo quest'anno è vincere il titolo
E l'obiettivo dei Brooklyn Nets è quello di vincere il titolo: lo scorso anno gli infortuni di Harden e dello stesso Irving hanno frenato questa corsa, ora potrebbe essere l'assenza di Kyrie per il vaccino a negare ancora una volta questo assalto dei newyorkesi, la squadra comunque indicata come favorita da tutti i general manager NBA. Il proprietario Joe Tsai, che paga 173 milioni di dollari di soli stipendi e 117 milioni di luxury tax per il "carrozzone" Nets, ha detto a proposito del caso Irving: "Kyrie ne parla come una specie di scelta personale, che rispetto. Ma tutti noi dobbiamo ricordarci qual è il nostro obiettivo quest'anno, che è molto molto chiaro — ed è vincere il titolo. E per riuscirci una squadra ha bisogno che tutti remino nella stessa direzione. Perciò spero di vedere Kyrie in campo e vincere un titolo insieme con tutti i suoi compagni di squadra".
Le parole di Tsai sottolineano come la volontà di aspettare Irving e di confidare in un suo dietrofront sono preponderanti, anche se qualcuno ha provato a buttare lì l'idea di una mossa di mercato, scaricando proprio Kyrie per avere indietro un giocatore pronto da schierare. Inevitabilmente si è parlato di Ben Simmons, un separato in casa ai Philadelphia 76ers, ma questi rumors sono stati immediatamente spenti anche perchè, secondo il report di Marc Stein del New York Times, Kyrie sarebbe addirittura deciso a ritirarsi a soli 29 anni in caso di cessione da parte dei Nets. Una situazione molto complessa che non sembra potersi risolvere a breve e che rischia di compromettere i piani dei Brooklyn Nets, bravissimi a costruire un roster con pochi eguali nella storia dell'NBA ma che all'atto pratico, anche per colpa degli infortuni, rischia di dover naufragare senza aver avuto una vera chance di vincere il titolo.
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