"Ricordo ancora tutti quelli che dubitavano di noi, e invece ora siamo di nuovo su quel palco: è surreale". Stephen Curry e i Golden State Warriors hanno risposto sul campo a tutti quelli che mai li hanno considerati per tornare ad essere i campioni NBA, loro che avevano centrato tre titoli tra il 2015 e il 2019, ma che sembravano ormai finiti dopo l'addio di Durant, gli infortuni a Thompson e un 2019-20 col peggior record della Lega. Però la cultura Warriors ancora una volta ha fatto la differenza, partendo da Stephen Curry: "Non sapevo cosa aspettarmi da questa stagione. Due mesi fa ero infortunato, eravamo in difficoltà ma ci siamo detti che dovevamo salire di livello al momento giusto. E ce l’abbiamo fatta, perché la nostra identità è la cosa che conta di più".
Identità, sistema, cultura, gruppo: gli Warriors hanno questi ingredienti e per la prima volta ci va lui in copertina con il premio di MVP Finals, un riconoscimento che aveva inseguito ma che nei tre precedenti trionfi gli era sfuggito a scapito di Andre Iguodala e di Kevin Durant, due volte. Non stavolta, eletto all'unanimità, 11 voti su 11: "Ho avuto la fortuna e l’occasione di essere di nuovo qui: ho sempre saputo che alla fine di tutto, l’unica cosa che conta è quello che facciamo in campo".
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Questo titolo si porta dietro tante emozioni ed è quello che lo rende diverso dagli altri
E poi aggiunge: "Questo titolo è diverso dagli altri. Gli ultimi 3 anni sono stati incredibili, ne abbiamo passate tante pensando di poter tornare su questo palcoscenico. E ora abbiamo 4 titoli, io, Drayomond, Klay e Andre. È speciale tutto questo, speciale esserci riuscito con questo gruppo. Gli ultimi due mesi nei playoff sono stati un’emozione continua dentro e fuori dal campo. La affronti ogni giorno per realizzare un sogno, ti viene la pelle d’oca solo ripensando a tutto quello che hai passato. Questo titolo si porta dietro tante emozioni ed è quello che lo rende diverso dagli altri".
Un'annata per Curry in particolare, davvero unica, con anche il premio di MVP dell'All Star Game e soprattutto il primato storico di triple segnate in regular season, sbriciolando il record precedente di Ray Allen. E il grande amico e compagno Andre Iguodala lo incorona: "Sono felice per tutti, perché questo titolo è davvero speciale. Ma sono felice in particolare per Steph, per questo titolo per me lo rende il miglior play di tutti i tempi". Ora a Steph non manca davvero più nulla per sedersi al tavolo dei grandissimi di questo gioco.

Curry: "Ora lo posso dire: sono il miglior tiratore di sempre"

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