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Da "March Madness" a "March Sadness": il basket NCAA non avrà il suo ballo di fine anno

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Torneo NCAA 2020 stop

Credit Foto Getty Images

DaDavide Fumagalli
13/03/2020 A 17:05 | Aggiornato 13/03/2020 A 17:41
@DavideFuma

Il Coronavirus ha obbligato la NCAA a cancellare il torneo, una tradizione unica che "ferma" l'America per tre settimane dal 1939. E' ben più della sola pallacanestro giocata: è il sogno di tutti gli studenti-atleti, è la metà per le "cinderellas", è la compilazione del "bracket" coi pronostici, è una macchina da soldi che produce quasi un miliardo di dollari ed è il "One Shining Moment".

Da "March Madness" a "March Sadness", dalla follia alla tristezza di marzo. Il Coronavirus ha fermato tutto, proprio tutto, anche il Torneo NCAA, uno degli eventi che sportivi più amati d'America, quasi al pari del Super Bowl. Non accadeva dal 1939, il tabellone finale della pallacanestro universitaria aveva saputo resistere alla Seconda Guerra Mondiale, alla Guerra Fredda, al Vietnam, all'11 settembre e alla grande recessione economica: nulla da fare contro la pandemia da Covid-19, un bruttissimo colpo che va aldilà della pallacanestro giocata.

Fino all'ultimo la NCAA ha provato a resistere, accettando la condizione di giocare a porte chiuse ma poi, dopo anche la sospensione della NBA, è arrivata l'escalation di eventi con la cancellazione dei vari tornei delle singole conference e la rinuncia ufficiale di due università d'élite come Duke e Kansas, e quindi il numero uno dell'associazione Mark Emmert non ha potuto che accettare la realtà e mettere la parola fine al torneo, maschile e femminile, senza dimenticare lo stop anche per gli altri sport primaverili come hockey, lacrosse, baseball e softball.

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Dal bracket alle cinderellas fino a "One Shining Moment"

Niente torneo NCAA significa rinunciare a tante cose, soprattutto fuori dal parquet di gioco. In primis non ci sarà la Selection Sunday ovvero la domenica, che sarebbe stata questa, il 15 marzo, in cui il comitato NCAA si riunisce per stilare il tabellone con le 68 partecipanti e annunciarle in diretta TV, con gli studenti sintonizzati per sapere o meno se saranno al "grande ballo". Non ci saranno i palazzetti pieni in giro per gli Stati Uniti, con le squadre accompagnate dalle famiglie, dalle "student sections", gli spicchi riservati agli studenti di quel college, e le tradizionali bande a sostegno dell'università.

Niente tabellone significa niente "bracket", ovvero i pronostici che milioni di appassionati in tutto il mondo fanno, la compilazione del tabellone che praticamente nessuno riesce mai ad azzeccare. Nemmeno l'ex presidente degli USA Barack Obama che negli 8 anni alla Casa Bianca ha sempre fatto, lanciando definitivamente il mito della "bracketology" o "baracketology" nel suo caso. Inevitabilmente mancheranno gli upset, le sorprese che ogni anno scombinano i pronostici, e non si potranno seguire le "cinderallas", le "cenerentole", ovvero le università minori che a suon di upset fanno strada nel torneo arrivando magari fino alla Final Four. Sono i college che arrivano da conference meno note - come la Loyola Chicago di qualche anno fa per intenderci - e che hanno il merito di superare corazzate come Duke, Kentucky, North Carolina, Kansas o Michigan State.

E infine niente "One Shining Moment", la canzone che ogni anno viene suonata al termine del torneo dopo i festeggiamenti della squadra vincitrice, un video da pelle d'oca con le immagini più belle ed emozionanti di tutta l'edizione. Un qualcosa che non si può spiegare a parole.

Ionescu, Tillie, Pritchard, Winston: il peggior finale della carriera da studenti

Come sottolineato anche da molti addetti ai lavori e appassionati, quelli che più ci rimettono dalla cancellazione del torneo sono gli atleti, o meglio gli studenti-atleti. Sia quelli che avranno una carriera da professionisti e saranno al Draft NBA nei prossimi mesi, come l'italiano Nico Mannion piuttosto che i fenomeni Anthony Edwards o Cole Anthony, sia quelli che hanno completato il percorso accademico di 4 anni, i senior. Per loro va fatta un'ulteriore distinzione tra quelli che avranno un futuro da professionisti, come il centro di Kansas Azubuike o l'ala francese di Gonzaga Tillie piuttosto che le guardie Markus Howard e Myles Powell, o i registi Cassius Winston e Peyton Pritchard, e soprattutto quelli che invece faranno altro nella vita, come i medici, i manager, i ragionieri, gli ingegneri, ma che hanno giocato e hanno vissuto la squadra e lo spogliatoio come tutti gli altri. Anzi, pagando la retta, a differenza dei talenti che godono di ricche borse di studio per lo sport.

E poi c'è il caso di Sabrina Ionescu, il nuovo fenomeno del basket femminile americano, lei che in questi anni ha frantumato record su record a livello NCAA e che lo scorso anno aveva deciso a sorpresa di non andare al Draft WNBA ma di tornare al college, a Oregon, per provare a vincere il titolo con le Ducks! Un titolo per cui, a detta di molti, proprio Oregon era la grandissima favorita. Quindi per Sabrina, che è un volto notissimo in America anche per l'amicizia con Kobe Bryant (ha parlato al suo funerale pubblico allo Staples Center) e per essere seguita da Stephen Curry in molte sue partite, un finale di carriera collegiale crudele e triste.

In tanti, dagli allenatori agli analisti, come Jay Bilas o Dick Vitale di ESPN, si sono detti molto dispiaciuti per questi ragazzi e hanno proposto di provare ad attendere qualche settimana per vedere se si potrà magari rilanciare il Torneo NCAA, oppure di concedere un altro anno di eleggibilità ai senior, per non privarli di un qualcosa di "dovuto" e meritato.

In fumo quasi 1 miliardo di dollari

Tre settimane serrate con tantissime partite e palazzi piene, arene da 20.000 posti che alla Final Four diventano "dome" da 60, 70 e anche 80.000 posti a sedere. Un giro di soldi spaventoso con incassi che si aggirano attorno al miliardo di dollari: di questi, la grande fetta è dei diritti televisivi, con le emittenti CBS e Turner che sborsano 800 milioni per trasmettere tutte le partite nel paese. Cancellare il Torneo NCAA significa quindi bruciare quasi un miliardo di dollari, perdita notevole che comprende ovviamente gli introiti dagli incassi al botteghino, sponsor, spot in tv e tutto il resto. Senza dimenticare la stessa organizzazione NCAA che perde il 4% di quel ricavato, quasi 40 milioni di dollari.

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