In gara-1 ha svoltato la sfida, con una serie di difese e recuperi impressionanti, ma soprattutto con 8 punti nel quarto, il 3°, in cui la Virtus ha preso definitivamente il controllo del match. Nel secondo atto dei quarti di finale ha sofferto non poco, pagando 5 falli personali anzitempo e non riuscendo a impattare sulla partita come da piano. In gara-3 si è invece consacrato definitivamente: 25 punti, mai così tanti in carriera, 6/7 da 3 (anche questo career-high), 7 assist e 29 di valutazione (altro record personale). Va premesso che, quando incrocia la De’ Longhi Treviso in Stagione Regolare o nei Playoff, Alessandro Pajola fornisce quasi sempre prestazioni sontuose. Imparare l’arte da Milos Teodosic è sicuramente un privilegio, ma il giocatore anconetano, classe 1999, sta dimostrando di essere un cestista moderno, finalmente decisivo anche nel tiro da oltre l’arco dei 6.75 oltre che solito, ineguagliabile, mastino difensivo. Il 3-0 che la Segafredo ha rifilato alla squadra allenata da Max Menetti – stagione comunque super-positiva per la De’ Longhi, è bene rimarcarlo al netto dello sweep incassato – conferma però la pallacanestro altalenante bianconera, capace di passare da momenti di onnipotenza cestistica a situazioni di blackout quasi totale.

Fattore Pajola

13/34 da 3 (38%) nella prima fase. 9/14 (64%) nella serie dei quarti di finale contro Treviso. Numeri alla mano, si potrebbe scrivere quasi di due tiratori diversi. E invece le cifre riguardano sempre Pajola. Non sono cambiate nemmeno le scelte difensive degli avversari, che continuano imperterriti a battezzare un giocatore che deve, comunque, ancora costruirsi un tiro credibile e affidabile. L’aspetto da sottolineare è semmai un altro, allora: la capacità mentale di non rifiutare tiri, prima ancora che di mandarli a bersaglio. Sfrontatezza cestistica allo stato puro, per un giocatore che non rappresenta affatto il futuro delle Vu-Nere, essendone semmai già il presente. Aggiungere una freccia nella sua faretra significa, per Pajola, ampliare il proprio gioco ed elevarlo nel momento più importante della stagione, fornendo così a coach Djordjevic una credibile alternativa offensiva ai passaggi a vuoto della coppia Markovic-Teodosic. Sull'opzione difensiva, a scriverne ancora si rischierebbe solamente di risultare ridondanti...
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L’eterna classe di Belinelli e l’impatto dei lunghi

Altro protagonista indiscusso nella serie con la De’ Longhi. 16.7 punti e 2 assist di media, col 39% da 3 e l’exploit di gara-2, Marco Belinelli è sempre stato fattore importante nel rompere il ghiaccio e avviare break importanti, oppure nel chiudere le sfide (tripla in uscita dai blocchi per l’83-79 a 1’ dalla sirena in gara-2 e bomba dall’angolo destro per il 103-98 a 20’’ dalla fine di gara-3). La Virtus l’ha ingaggiato per fare questo, lui finora non ha deluso; con buona pace di quanti ancora lo considerino una tassa da pagare in fase difensiva, senza considerare che forse non sono ancora maturi i tempi in cui la squadra può mascherarne le lacune in fase di non possesso. Rimane, indiscutibile, il fatto che l’ex-NBA è impassibile anche nei momenti più complicati, incapace di farsi condizionare dagli eventi e sempre glaciale quando c’è da smuovere il tabellone. A Belinelli si aggiungono, peraltro, le ottime prove del pacchetto lunghi virtussino. Giampaolo Ricci rimane un giocatore mediaticamente silenzioso, ma sempre più fondamentale nei meccanismi di questa Bologna, specie quando gli stessi si inceppano. Tanto lavoro oscuro, presenza a rimbalzo e in difesa, ottime letture in attacco e solidità in spot-up shooting: tutte caratteristiche che lo rendono una delle migliori ali della Serie A. La coppia Gamble-Hunter, anch’essa seppur un po’ a corrente alternata, ha infine fatto la differenza a 360° in una serie comunque molto fisica, specie col duello ingaggiato con Christian Mekowulu. Difensivamente sempre presenti e attenti, per quanto un po’ insolitamente in sofferenza a rimbalzo; offensivamente una certezza da bloccanti e rollanti, ma anche in 1vs1 (specie Hunter). A oggi, i lunghi rappresentano un punto di forza imprescindibile per le Vu-Nere, aspettando peraltro il definitivo impatto di Amar Alibegovic, messo k.o. da un brutto colpo al volto in gara-2 e ancora alla ricerca della miglior condizione.

Stoppata di Gamble, tripla di Belinelli: il finale premia la Virtus

Una Virtus comunque altalenante

Dominio tecnico e +19 in gara-1. Difficoltà nel gestire il vantaggio e +5 in gara-2. Necessità di rimonta (dal -15) e vittoria in OT in gara-3. Riassumendo, quasi completamente, questo è stato l’andamento dei quarti di finale contro Treviso. Analizzando però ogni singola sfida, la Segafredo ha vissuto alti e bassi, peraltro quasi all’interno di ogni quarto di gioco. In uscita dalla panchina, Milos Teodosic si conferma elemento imprescindibile, anche se nel finale punto a punto di ieri sera ha inanellato una serie di scelte molto, molto, rivedibili. A fenomeni del suo calibro si può ovviamente perdonare questo – e molto altro – eppure limare questi dettagli potrebbe fare la differenza già nella semifinale contro l’Happy Casa Brindisi. È proprio Teodosic la sineddoche cestistica dell’andamento virtussino a corrente alternata: una Bologna che passa da giocate spettacolari e redditizie a errori incredibili, specie se rapportati alla mole di talento presente nel roster. Iniezioni di fiducia continue, da parte di coach Djordjevic, per uno Stefan Markovic che è invece sembrato in crescita tra gara-2 e gara-3, seppur ancora lontano parente del giocatore ammirato anche in bianconero. Il play serbo rimane tra i migliori in fase difensiva, ma persevera nel rifiutare qualche tiro di troppo e tuttora non riesce a creare vantaggi come saprebbe fare.

Teodosic, Belinelli e Gamble disegnano un triangolo meraviglioso

Al netto della coppia serba, tutta la Virtus è sembrata comunque incapace di mantenere uno standard costante di rendimento, facendo una sorta di ping-pong tra momenti di onnipotenza cestistica e situazioni di quasi abulia, specie offensiva. Innegabile che la capacità di chiudere il pitturato e sfidare gli avversari al tiro da oltre l’arco dei 6.75 rimanga qualità assoluta. Altrettanto, però, si può scrivere circa l’incapacità di alcuni giocatori (Awudu Abass e Josh Adams, su tutti) di creare in situazioni di gioco rotto. E pensare che a entrambi non mancherebbero ball-handling e penetrazione (Adams), ma anche gioco in post e tiro in spot-up (Abass). È chiaro che la Virtus debba compiere un ulteriore salto di qualità collettivo, specie nel momento in cui la prossima avversaria, l'Happy Casa Brindisi, sembra essersi rivestita del suo smalto migliore, dopo il periodo di difficoltà derivante dal Covid-19.

Highlights: Treviso-Virtus Bologna 100-105 OT

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