Essere un serio candidato al riconoscimento di MVP di una gara-1 Finale Scudetto, pur con un tabellino che recita 0 punti (0/2 da 3), 1 rimbalzo e 4 assist. Impossibile? Ovvio che no, specialmente se ti chiami Alessandro Pajola e sei da mesi l’uomo in più di una Virtus Segafredo Bologna che vuole spezzare il dominio dell’AX Armani Exchange Milano sul terreno italico. Nel primo atto della recita che vale il Tricolore, la squadra di coach Djordjevic ha dominato un’Olimpia irriconoscibile, indubbiamente provata dalla stanchezza di un tour de force che ieri sera ha toccato quota 90 partite stagionali. Il lavoro delle Vu-Nere è stato però encomiabile, specie in fase difensiva, e Pajola è spiccato come uno dei protagonisti principali, soprattutto se si riuscisse a guardare la pallacanestro oltre i numeri.

Highlights: Milano-Virtus Bologna 77-83

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Riadattando la lezione – di vita, prima ancora che di sport – che il maestro Miyagi fornì a un giovanissimo Daniel LaRusso in “The Karate Kid”, indimenticabile pellicola cinematografica del 1984, anche nella pallacanestro si possono trarre lezioni preziose da compiti apparentemente semplici e inutili. Apparentemente, peraltro, solo alla vista di chi persevera nel giudicare un giocatore di basket dalle tre statistiche base, ormai così tanto inflazionate quanto anacronistiche per comprendere appieno uno sport che si evolve alla velocità della luce. La citazione cinematografica esprimeva però anche l’enorme pazienza e la costante fiducia che un allievo deve mostrare nei confronti del proprio maestro. È chiaro che, per Pajola, i maestri siano due, entrambi di primissimo livello: coach Djordjevic e Milos Teodosic. Dal primo, il ventunenne anconetano sta sempre più apprendendo la mentalità vincente. Dal secondo, invece, sta carpendo i più reconditi segreti e ingredienti per la formula del perfetto playmaker, se ancora vogliamo parlare di ruoli.
La crescita di Pajola è stata continua e oggi ci offre un giocatore ben diverso da quello che, nelle finali nazionali Under-15 del 2013, con la maglia numero nove della Cab Stamura Basket Ancona, segnava canestri a profusione partendo da recuperi difensivi e transizioni praticamente in campo aperto. La Virtus si mosse prima di tutti gli altri club, forte anche della volontà dello stesso Pajola, scommettendo su un giocatore che aveva evidenti limiti al tiro – oggi arma imprescindibile, specie se si vuol “fare carriera” – ma che faceva della difesa già il suo evidente marchio di fabbrica. Giordano Consolini, all’epoca responsabile del settore giovanile delle Vu-Nere (in cui sarebbe rimasto fino al 2020), volle lavorare duramente su un diamante grezzo del basket italiano, permettendogli di affinare quei fondamentali che, ad Ancona, non aveva avuto forse modo di sperimentare appieno. Il risultato è oggi un giocatore completo, per quanto ancora si continui a evidenziarne i limiti nel tiro.

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Non si può ridurre tutto alla difesa

C’è chi l’ha definito il “mago della difesa”, forse quale contraltare cestistico di un altro mago, quello serbo che veste la maglia numero 44. Ridurre tutto il Pajola giocatore alla sola fase difensiva, per quanto di incredibile efficienza e precisione, sarebbe però un delitto verso un atleta che è veramente contemporaneo. Taglia fisica, comprensione del gioco, abnegazione e mentalità, ma anche capacità di farsi trovare sempre pronto, che sia dalla panchina o partendo in quintetto. Oggi Pajola è l’uomo in più, imprescindibile, di una Virtus che vanta un percorso netto nei Playoff e che ha espugnato il Forum di Assago con una prova magistrale, non solo in fase difensiva. Allora non si scandalizzi nessuno se il paragone con un altro suo modello ritorni di prepotente attualità. Pajola non ha mai nascosto di studiare, quasi ossessivamente, Dimitris Diamantidis, storica bandiera del Panathinaikos e uno dei migliori playmaker che il basket europeo del XXI secolo abbia mai espresso.

Pajola manda Gamble a schiacciare con un assist alla Teodosic

Con le dovute e necessarie proporzioni, il giocatore bianconero può diventare un atleta simile alla leggenda greca seppur con un ruolo completamente diverso, avendone già in comune alcuni punti di forza. Sarebbe una forzatura aspettarsi una carriera simile, oppure caricarlo di un’insensata pressione nell’indicarlo quale erede sui generis di “3-D”, ma è chiaro che il modello da seguire sia quello di uno specialista con spiccata attitudine difensiva e letture di spessore (come lo era lo stesso Diamantidis, il quale però offensivamente faceva un altro sport, questo va riconosciuto). E ritorna allora anche il discorso dei compiti apparentemente semplici. Spettacolarità è infatti sinonimo di efficacia solo per quei pochi fenomeni che riescono a dare del “tu” a una palla a spicchi. La consapevolezza di ciò rende Pajola un giocatore ancora più completo, capace di essere anzitutto pragmatico, ma anche perfetto per combinarsi con Teodosic in un quintetto in cui le lacune di entrambi vengono mascherate vicendevolmente e alla perfezione.
La difesa rimane ovviamente il principale punto di forza e anche ieri sera se n’è ampiamente compreso il perché. Famelico su qualsiasi linea di passaggio, incollato come un francobollo a un Chacho mandato, spesso e volentieri, fuori giri impedendogli di creare i consueti vantaggi dal palleggio. Devastante nei cambi, negli aiuti e in tutte le rotazioni delle Vu-Nere, eppure preciso anche in fase offensiva con assist intelligenti e praticamente zero forzature. Oggi specialista a completamento di un Teodosic ancora decisivo, ma un domani chissà…

Che cosa gli manca ancora

A quasi 22 anni si può – e si deve, specie nello sport – migliorare su tutto. L’esperienza di una finale Scudetto andrà a colmare quella mancanza di esperienza che sarebbe naturale, anche se va evidenziato come per Pajola non abbia comunque rappresentato un limite, almeno finora. Lavorare sul tiro rimarrà la chiave anche per l’evoluzione della sua carriera. Il 53% di media da oltre l’arco in questi Playoff è decisamente inflazionato dal 6/7 realizzato nella gara-3 dei quarti di finale contro la De’ Longhi Treviso. Il 38% in stagione regolare (13/34 ma in sole 19 presenze) potrebbe però far ben sperare anche nell’ottica di un miglioramento delle abilità balistiche. Accrescere anche letture e abilità nel passaggio potrebbe consentire una transizione anche nel “ruolo”: da specialista di completamento attuale, a erede di Teodosic nel volgere di qualche stagione, ovviamente con caratteristiche diverse rispetto al fenomeno serbo.

Che serata per Alessandro Pajola! Segna 6 triple in gara-3 a Treviso

RIGUARDA GARA-1 TRA AX ARMANI EXCHANGE MILANO E VIRTUS SEGAFREDO BOLOGNA IN VOD (CONTENUTO PREMIUM)

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AX Armani Exchange Milano - Segafredo Virtus Bologna

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